venerdì 12 dicembre 2014

Migranti nei piccoli comuni

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di Adriana Goni Mazzitelli
In questi giorni i media hanno dedicato qualche attenzione alle condizioni in cui vivono i migranti ogni giorno, lasciati marcire nei centri temporanei di accoglienza senza niente da fare o accusati di creare tensione sociale nelle periferie. Qualcuno è stato costretto dalle inchieste giudiziarie a raccontare degli affari che si fanno su di loro, presentando articolati progetti d’integrazione con laboratori di mestieri e corsi di lingua mai realizzati. Mafia capitale dimostra come la condizione del migrante, per alcuni è una risorsa da sfruttare per svuotare le casse pubbliche, nascondendo la grande capacitá che questa popolazioni giovane e ricca di speranza puó siginifcare per molti territori.
Malgrado tutto ci sono sindaci e comuni virtuosi che hanno compreso quanto questa nuova popolazioni possa cambiare il tessuto sociale e salvare molte terre dall’abbandono. È opinione diffusa in Italia che l’immigrazione riguardi principalmente le grandi città. In realtà, moltissimi migranti risiedono in comuni di piccola e piccolissima dimensione. È così anche in altri paesi europei, ma in Italia il fenomeno è ancora più marcato, data la struttura urbana del nostro paese, in cui la gran parte degli 8.000 comuni conta solo qualche migliaio di abitanti.
Secondo il 15° Censimento della Popolazione a cura dell’Istat il 45 per cento degli stranieri in Italia risiede in un comune sotto i 20.000 abitanti.Quello che colpisce è che in molti piccoli comuni, l’incidenza degli stranieri sulla popolazione totale è altissima, compresa tra il 20 e il 26 per cento in comuni come Baranzate vicino a Milano, o Porto Recanati in provincia di Macerata, o Acate in quella di Ragusa.
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Ma questi dati non dovrebbero stupire  se si pensa all’emorragia costante di popolazione giovane che i medi e piccoli comuni hanno avuto negli ultimi anni dovuti al cambiamento nella matrice economica del paese che lascia la produzione agricola in secondo piano, e li porta nelle cittá con false promesse di lavoro e realizzazione personale.
Nel febbraio 2013 è iniziato un Progetto di Ricerca di Interese Nazionale dal titolo “Piccoli comuni e coesione sociale: politiche e pratiche urbane per l’inclusione degli immigrati”. La ricerca coinvolge sei unità, dall’Università Iuav di Venezia (capofila), Università Mediterranea di Reggio Calabria, Università di Roma Tre, Università Politecnica delle Marche, Università Milano Bicocca, Università degli studi di Ferrara. Inoltre s’inserisce all’interno delle ricerche internazionali della Cattedra Unesco sull’Inclusione Sociale e Spaziale dei Migranti Internazionali – politiche e pratiche urbane. Obiettivo della ricerca analizzare i modi e le forme dell’integrazione della popolazione straniera nei comuni di piccola dimensione di alcune aree territoriali rappresentative del paese.
Lo studio approfondito di alcuni casi studio ha fatto emergere delle buone pratiche diffuse in tutta Italia. In particolare molti piccoli comuni si sono attivati per rispondere alla questione sempre più impellente dei profughi sbarcati sulle coste del nostro Paese. Tra i comuni che hanno avviato politiche ‘diffuse’ per l’accoglienza di richiedenti protezione internazionale e rifugiati segnaliamo ad esempio Breno nella Val Camonica (Brescia), Condofuri in provincia di Reggio Calabria o Roccagorga in provincia di Latina. Particolarmente virtuosi perché l’accoglienza abitativa è stata affiancata da progetti di inclusione socio-economica tramite corsi professionali, laboratori artigianali e inserimento in lavori di pubblica utilità.
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Molti di questi paesi raccontano storie di scuole e asili nidi che tornano a vivere grazie a questa popolazione immigrata giovane, oppure di vecchi muretti del paesaggio rurale (fondamentali per evitare le frane del territorio) recuperati. È importante e necessario ascoltare queste storie in un momento in cui ci si rende conto quanto la mancanza di politiche di accoglienza crei disagi importanti nelle periferie delle grandi cittá dove i migranti devono occupare case, o essere in quindici in un appartamento, o essere parchegiati nei  Centri di accoglienza tempranea. Questi comuni hanno offerto spesso un lavoro, e per tanto un ruolo riconosciuto a molte di queste famiglie, utilizzando  le poche risorse pubbliche – messe da parte con intelligenza e lungimiranza -, veri investimenti per ripopolare queste aree.
Ci sono perfino risultati positivi dal punto di vista del dialogo interculturale e didemocrazia rappresentativa: a differenza di delle grandi cittá ci sono comuni che possono permettersi consiglieri di origine rumena piuttosto che africana. Così ad esempio a Riano, in provincia di Roma, troviamo un consigliere comunale di nazionalità romena con delega ai progetti interculturali che aiuta ridurre la distanza tra gli immigrati e l’arena politica locale.
L’immigrazione nel Lazio, sempre più oltre Roma
Per ovvie ragioni, la grande maggioranza degli immigrati che si insediano nel Lazio sceglie di approdare a Roma, città globale in grado di essere collegata alle catene migratorie internazionali, e anche in apparenza di aprire opportunità di occupazione che gli altri centri della regione non offrono. Tuttavia,anche nel Lazio, da alcuni anni il fenomeno migratorio interessa sempre più i comuni minori del sistema metropolitano, e in maniera crescente anche le altre province.
Immigrati: partito corteo a Castel Volturno, 'Stop Razzismo'
Causa rilevante di questa tendenza è la disponibilità di patrimonio abitativoa fronte della sua cronica carenza ed inaccessibilità nella capitale. Si tratta in primo luogo delle seconde case nei molti comuni del litorale, ma anche di quellodei piccoli centri storici degradati abbandonati nel corso del tempo da chi vi abitava, e infine quello creato da una sovrapproduzione edilizia nata sulla scia della spinta metropolitana.  Il processo in corso dà luogo a un riuso del patrimonio esistente, ma c’è anche il rischio che gli immigrati si inseriscano in un processo di espansione metropolitana rapido e spesso incontrollato, comandato più da spinte immobiliari che da linee strategiche di sviluppo e che le conurbazioni che li accolgono finiscano per soffrire i mali classici delle periferie: speculazione edilizia, debolezza dell’infrastruttura urbana e disagio sociale.
Il tema al centro di una conferenza internazionale
Mercoledí 10 diciembre tra le 9,30 e le 18, si terra una conferenza internazionale dal titolo “Il governo dell’immigrazione nei piccoli comuni” organizzata nell’ambito del Progetto di Ricerca, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Roma Tre, Largo Giovanni Battista Marzi 10 – Roma, Ex Mattatoio – Testaccio. Gli interrgoativi che saranno discussi nella conferenza insieme a esponenti del governo e del Parlamento, sindaci e studiosi di livello internazionale saranno diversi: quali strumenti hanno le amministrazioni dei piccoli comuni per far fronte alle nuove domande che inevitabilmente emergono dalla presenza di culture diverse? Quali capacità per cogliere le opportunità offerte da questa presenza, e per gestire i conflitti che talvolta la accompagnano? In che modo reagisce la società locale? Quali le potenzialità di una migrazione pressa come risorsa e non come disagio?

Per informazioni: cfioretti@uniroma3.itfrancesca.porcari@uniroma3.it; tel. 06 57339608

http://comune-info.net/2014/12/migranti-piccoli-comuni/

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