giovedì 4 dicembre 2014

MENO TASSE PER POCHI – LA FINANZA STA INDAGANDO SUL DOMICILIO FISCALE SVIZZERO DI MARPIONNE – NEL MIRINO ANCHE I BIG DI INTERNET, A COMINCIARE DA GOOGLE – ALLE AZIENDE ITALIANE RIENTRARE DAL LUSSEMBURGO COSTA CARO

Secondo un’inchiesta del settimanale “L’Espresso” il gran capo di Fiat-Chrysler sarebbe nel mirino per la residenza nel cantone di Zug. Intanto, 35 grosse aziende italiane hanno preferito chiudere i contenziosi con il Fisco italiano e sono rientrate dal Lussemburgo pagando 2,5 miliardi allo Stato…


sergio marchionneSERGIO MARCHIONNE
Dopo aver anticipato in esclusiva per l'Italia i documenti dello scandalo “Lux-leaks”, nel numero in edicola da venerdì 5 dicembre “l'Espresso”   pubblica una nuova inchiesta giornalistica che quantifica i vantaggi fiscali ottenuti dalle grandi aziende utilizzando la favorevole legislazione del Lussemburgo. Il settimanale ha esaminato decine di indagini fiscali aperte in Italia sui rapporti con il Granducato e ha accertato che, solo negli ultimi cinque anni, almeno 35 imprese di livello nazionale o internazionale hanno dovuto versare nelle casse del nostro erario, in totale, non meno di due miliardi e 545 milioni di euro.

Si tratta di somme già incassate dallo Stato italiano, che sono state pagate dalle grandi aziende per chiudere uno specifico tipo di pendenze fiscali: sotto accusa, l'utilizzo di consociate estere, in particolare lussemburghesi, per ottenere indebite riduzioni delle tasse con strumenti formalmente legali.

jean claude junckerJEAN CLAUDE JUNCKER
Non casi di frode fiscale, fondi neri o esportazione illecita di capitali tramite società offshore, dunque, ma forme sofisticate di evasione o elusione con la targa “made in Europe”. Al conto si aggiungono altri 897 milioni di euro contestati solo ad alcune delle stesse 35 grandi società, ma non ancora riscossi. In molti casi, si tratta di vicende del tutto inedite.

I dati raccolti da “l'Espresso” smentiscono le recenti rassicurazioni del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che è stato premier del Granducato dal 1995 al 2013: «Il Lussemburgo non è un paradiso fiscale e adotta misure in linea con la legge europea». Un'autodifesa ribadita anche dall'attuale ministro delle finanze del Granducato, Pierre Gramegna: «Nessun privilegio fiscale è stato concesso alle società che hanno richiesto i tax ruling». Il riferimento è agli accordi segreti tra aziende private e fisco lussemburghese che sono stati svelati in novembre da 85 giornalisti dell'“International Consortium of Investigative Journalism”, rappresentato in Italia da “l'Espresso”. 

GoogleGOOGLE
Il settimanale inoltre rivela che, tra le indagini fiscali tuttora in corso in Italia, le inchieste più importanti, per entità delle cifre in gioco, riguardano i colossi di Internet: Apple, Google, Amazon, eBay e altre ricchissime società estere, che pagano pochissime tasse sui profitti ottenuti in Italia. La Guardia di Finanza, l'Agenzia delle Entrate e le Procura di Milano e Roma, in particolare, stanno indagando sui meccanismi che consentono ai giganti del web e ad altre multinazionali come Ikea di trasferire i ricavi dall'Italia verso società collocate in altri Paesi europei, come Lussemburgo, Irlanda, Gran Bretagna o Svizzera. Ad esempio Google, che in Italia ha entrate pubblicitarie stimate in oltre un miliardo di euro, nel 2013 ha versato al nostro fisco meno di due milioni, Apple 4,8 milioni, Amazon 840 mila euro, Facebook 170 mila, eBay zero.
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“L'Espresso” pubblica anche le prime indiscrezioni su una verifica fiscale individuale avviata dalla Guardia di Finanza nei confronti di Sergio Marchionne, l'amministratore delegato del gruppo Fiat-Chrysler. Al centro dell'istruttoria c'è la residenza fiscale di Marchionne nel cantone svizzero di Zug, dove è prevista una tassazione molto vantaggiosa per le persone fisiche.

L'indagine fiscale è diretta in sostanza a verificare se il domicilio di Marchionne in Svizzera si possa considerare effettivo in base alla legge italiana. La verifica individuale rientra nel programma generale di controlli mirati che in questi anni ha già coinvolto altri personaggi conosciuti e che ha convinto alcuni, come l'asso del motociclismo Valentino Rossi, a riportare la residenza fiscale in Italia.
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