mercoledì 10 dicembre 2014

Mafia Capitale. Mancini, ex boss della Magliana: “Sopra Carminati c’è un insospettabile”

mancini-Redazione- E' un'intervista illuminante, quella cheAntonio Mancini, "Accattone" nella banda della Magliana, rilascia al giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Ferrucci, mentre Roma è alla prese con l'inchiesta Mafia Capitale.
Un'intervista, questa, in cui ripercorre i suoi anni all'interno della Banda, con i contatti con il terrorismo nero, con le istituzioni. Il suo rapporto con "Renatino", Enrico De Pedis, ma, soprattutto con Er Cecato,Massimo Carminati. Lo stesso che ha da sempre indicato come persona più importante nello scenario della Roma criminale. Anche se, ammette, è cambiato: "la più grossa sorpresa, anzi l’unica, sono i termini che utilizza Massimo", racconta al giornalista. "Io me lo ricordo come una persona educata, riservata, taciturna, conosceva l’italiano, ora si aggrappa a espressioni forti che non gli appartenevano". Ma si sa: "per stare nel mondo di mezzo devi mantenere certi atteggiamenti, devi plasmarti a seconda di con chi parli."
"Prima di vederlo, ne conoscevo la fama, era tenuto in considerazione da tutti, stimato, mi raccontavano di un suo omicidio a un tabaccaio su ordine di Giuseppucci", ha poi rivelato. "Un’altra volta De Pedis mi disse che era stato sempre Carminati a far parte del commando che ha ammazzato Pecorelli", ma, sottolinea Accattone, "per me era un ragazzo d’azione". E' stato comunque "bravo a riempire il vuoto lasciato da Renatino De Pedis dopo la sua morte".
E' proprio su De Pedis che Mancini racconta come "se non fosse stato ucciso, oggi starebbe in Parlamento, minimo sottosegretario".. "E' morto incensurato", ha proseguito, "Eppure ha ammazzato la gente con me, ha rapinato con me, è stato dentro, ma è riuscito a farsi ripulire tutto".
Alla domanda di Ferrucci se, secondo lui, ci sia qualcuno "sopra Carminati", Mancini è illuminante. "C’è sempre qualcuno dei ripuliti a comandare, a stare sopra, senza i ripuliti non andremmo da nessuna parte, fermi alle rapine. Anche per questo nella Banda c’è stata la frattura tra noi della Magliana e quelli di Testaccio."
I cosiddetti "testaccini". Quelli per cui, spiega Mancini, Carminati "era l’unico ad avere le chiavi per entrare dentro l’armeria del ministero della Sanità". "Era il garante", ha precisato nell'intervista. "Anche i boss dovevano passare da lui, per noi della Magliana quel ruolo era ricoperto da Sicilia, per questo l’ho tirato in mezzo rispetto alla strage di Bologna."
"Cosa c'entra?", chiede il giornalista. E Accattone illustra: "Il fucile ritrovato alla stazione stava nella nostra armeria, e lui aveva le chiavi e lui già stava dentro a certe storie di Servizi… i testaccini avevano questi rapporti, avevano in mano tutte le costellazioni legate alla parte pulita, o presunta pulita, della società". I cosiddetti "colletti bianchi".
Alla domanda sul perché Carminati possa essere considerato l'erede di De Pedis, poi, Mancini prosegue: "Di tutti gli altri che c’erano attorno a Renato, era l’unico ad avere lo spessore giusto, appellava De Pedis come “presidente”, ci sono le intercettazioni a raccontarlo, ed era l’unico a poter riacchiappare i fili delle varie componenti. Ha presente quante e quali prove avevano su di lui rispetto all’omicidio Pecorelli? Chiunque altro, me compreso, sarebbe stato condannato". E De Pedis, da parte sua, era "innamorato" di Er Cecato. "Si fidava in tutto. Ma non solo Renato, anche gli altri boss lo adoravano nonostante fosse un ragazzetto".
E sul futuro dell'inchiesta, Mancini non ha dubbi: "Carminati esce, prima di quanto potete immaginare, altrimenti dovrebbero incarcerare mezzo mondo".

http://www.articolotre.com/2014/12/mafia-capitale-mancini-ex-boss-della-magliana-sopra-carminati-ce-un-insospettabile/

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