sabato 6 dicembre 2014

Mafia Capitale. La Roma oscura emerge dai racconti di Carminati

massimo-carminati-206213-Redazione- E' una ricostruzione oscura e inquietante, quella che Er Cecato, Massimo Carminati, vero e proprio dominus della cupola mafiosa romana, fa della sua storia e della criminalità capitolina.
La sua versione della storia, riportata oggi sul Fatto Quotidiano, non può che far riflettere, trascina in una Roma parallela, oscura, fitta di legami e collegamenti con i centri nevralgici del potere. Dove si cominciava ad essere armati a14 anni: "avevo una 7,65", racconta Carminati in una conversazione con un amico. "Ventimila lire, la pagai, mia mamma non mi diceva un cazzo, ci andavo a scuola: con la pistola e col vespone. Erano altri tempi… adesso te carcerano subito …”.
E di lì era un'ascesa: si arrivava persino alla Banda della Magliana, a cui lui era legato, ma, sottolinea, solo con il "negro", Franco Giuseppucci: "Era uno degli uomini più liquidi di Roma”, ficcato in mezzo a una “banda di accattoni, straccioni, per carità sanguinari, perché s’ammazzava la gente così, senza manco discutere, la mattina si decideva se uno doveva ammazzare qualcuno la sera…”.   
Sono diventato, secondo loro, uno della Banda della Magliana”, prosegue, ma non era così: "ero soltanto amico… io ero politico. Facevo politica a quei tempi, poi politica ha smesso di essere politica… è diventata criminalità politica, perché c’era una guerra a bassa intensità, prima con la sinistra e poi con lo Stato. C’avevo contatti con la Banda della Magliana perché l’unico vero capo che c’è mai stato, Giuseppucci, era un mio caro amico, abitava di fronte a casa mia".
“Tutto quello che scrivevano su di me…”, si lamenta, nelle sue conversazioni, Carminati, “io sono stato killer della P2, killer dei servizi segreti… la strage di Bologna… ero l’anello mancante fra una realtà politica e una realtà di criminalità organizzata, la Banda della Magliana era diventata… l’anello mancante… e allora tutto quello che si poteva affibbiare a quella che era diventata la cosiddetta Agenzia del Crimine". "Un’agenzia", specifica, "secondo loro disposta a tutto per soldi, per potere per prebende… che gli è servita per far poi carriere politiche, film libri e quant’altro …. perché gli unici che non si sono arricchiti con la Banda della Magliana sono stati proprio quelli della Banda della Magliana, gli altri si sono arricchiti tutti, chi per questioni di potere, chi in maniera economica hanno avuto tutto il loro tornaconto…”. 
Poi, Giuseppucci è stato ammazzato: a quel punto Er Cecato si lega agli altri, "c’ho avuto una sorta di rapporti, con tutti ’sti cialtroni, ma loro vendono la droga, io la droga non l’ho mai venduta, non mi ha mai interessato… Io schioppavo dieci banche al mese…”. 
Una, in particolare, se la ricorda bene: è quella più famosa, forse, quella del 27 novembre del '79, alla filiale romana della Chase Manhattan Bank. I soldi vennero riciclati proprio da Giuseppucci. E Carminati ricorda poi come spesero i soldi, lui e i suoi amici: “Il giorno dopo la Chase Manhattan Bank siamo andati lì, gli ho fatto compra’ il 323 pure a lui. C’aveva una baracca gli ho detto ’annamose a compra’ il 323’ … ancora me lo ricordo…. 11 milioni…Calcola pigliavamo stecche da 50-60 milioni: ti facevi una macchina che adesso varrà 40-50.000 euro, con 50 milioni m’ero comprato casa… la prima casa che mi sono comprato con una stecca…”.   
Ma di storie da raccontare, Carminati ne ha tante. Ricorda la sua posizione su Almirante. Il primo "ha detto che, per i terroristi di destra, doppia pena di morte…”. Per questo pensò che: "Per noi non c’è spazio qui”. E Moro: qualcuno dei suoi amici di destra voleva colpirlo, sempre secondo quanto riporta il Fatto: "È andato in Libano … stavano per … (parola incomprensibile, ndr) … qualcosa ad Aldo Moro, infatti l’hanno bevuto…”.
Lo stesso Carminati è andato in Libano, tra l'80 e l'81: si era unito ai cristiani-maroniti, ai filoisraeliani contro i filipalestinesi. Secondo il Ros, Er Cecato si recò in Medio Oriente nell'ambito di “una missione vera e propria” con “compiti di carattere operativo”. "Quando siamo dovuti scappare da Beirut gli israeliani ci hanno fatto passare", è l'argomento di un'altra conversazione, "sapevano che avevamo i passaporti falsi." Lì, "tu salivi sui palazzi e cecchinavi dall’altra parte”.   

“Io combattevo il comunismo, console, quando lei ancora non era nato”, è stata invece una frase che Carminati, secondo i suoi racconti, avrebbe detto a un ambasciatore americano. "Gli ho detto ridendo, quello mi ha detto ‘a Carminati, non solo quello… non solo quello’, è stato 
fichissimo… mi ha detto, ‘stiamo a marzo … l’ambasciata c’ha una lista di attesa lunghissima per queste cose … se vuole prima vada a Napoli… però io le do un permesso per tre mesi, viene, visita gli Usa e poi si leva dai coglioni…”   
Infine, dalle conversazioni, spunta una rivelazione inedita sull'omicidio di Alessandro Alibrandi, ammazzato il 5 dicembre 1981 al Labaro. Secondo la versione di Carminati, infatti, a colpire il suo compagno di militanza non fu un poliziotto: morì "con il fuoco amico… lo hanno ammazzato i compagni stessi suoi…è successo al ristorante.. al ristorante gli hanno sparato … per sbaglio… a me me l’ha detto Lorenzo Lai.. che stava là…”.

http://www.articolotre.com/2014/12/mafia-capitale-la-roma-oscura-emerge-dai-racconti-di-carminati/

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