venerdì 12 dicembre 2014

“Mafia Capitale” e i facili giacobinismi di chi vuole un “sistema perfetto, dove non serva più essere buoni”

mafia capitale-Marco Margrita- E' assai probabile che "Mafia Capitale" non sia molto diversa di quella "mafia cravattara" cui la derubrica Giuliano Ferrara, giustamente ravvisando anche in questo in questo caso un eccesso di protagonismo della magistratura. Ciò non toglie che i fatti che emergono, specie rispetto al male del consociativismo affarista, che giunge a lucrare sull'emergenza e sull'imbastardimento di quel pilastro di civiltà che è il principio di sussidiarietà.
I carabinieri hanno dato all’operazione il nome “Mondo di mezzo”, recuperando un'espressione dell'arrestato ex Nar Massimo Carminati ("è la teoria del mondo di mezzo compà. ….ci stanno… come si dice… i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo. E allora vuol dire che ci sta un mondo.. un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano e dici cazzo come è possibile che quello (…).allora nel mezzo, anche la persona che sta nel sovramondo ha interesse che qualcuno del sottomondo gli faccia delle cose che non le può fare nessuno").
Il riferimento, forse voluto o forse no, è alla tolkeniana "Terra di Mezzo". Un'immagine con cui il Terzo Settore, sempre più spesso, si è autoindicato in questi decenni in cui ha preso consistenza e consapevolezza.
Diversi osservatori hanno fatto giustamente notare, uscendo dai feticismi giustizialisti scatenati dalle modalità di racconto di questa vicenda e dalla "cattiva coscienza" del diffuso fariseismo dell'italiano medio, che il punto centrale è la natura stessa del "no profit". Con sullo sfondo il rischio dell'affermarsi di un borghesissimo giacobinismo a giustificazione di un largo disimpegno. Fa più comodo una società che rivendica diritti rispetto a una che si sbatte per costruire risposte, non bisogna dimenticarlo.
Possono esserci, e bisogna giustamente perseguirli, comportamenti criminalinascosti nella "sussidiarietà solidale" cattolico-popolare e nel cooperativismo di sinistra, come pure nel più minoritario "mutualismo tricolore" che conquista spazio a destra e tra i leghisti, ma questo non può portare a criminalizzare un intero mondo che affronta la crisi con creatività e flessibilità.
"Mani pulite", molto diversamente dall'apologia che ne fanno i soliti cantori, ha prodotto la distruzione, non certo sgradita ai salotti mondialisti, dell'anomalia italiana rappresentata dai "partiti popolari". In un corto-circuito mediatico-giudiziario, che ha facilitato la modificazione genetica della sinistra in "partito radicale di massa" e l'involuzione moderatista del centro e della destra. In un bipolarismo totalmente alieno dalla storia nazionale, con pesanti ripercussioni sulle reale sovranità.
Diverse inchieste, questo è solo l'ultimo episodio, pensiamo a quanto accaduto contro la Compagnia delle Opere, rischiano di inferire un colpo alla credibilità dell'autorganizzazione nella risposta dei bisogni, altro tratto distintivo dell'animo italiano.
A quanti vogliono la concentrazione del potere fa certo più comodo che tutti, per dirla con un verso di T.S. Eliot, si perdano "a sognare sistemi talmente perfetti che nessuno avrebbe più bisogno di essere buono".
Proprio i personaggi tolkeniani, invece, ci consegnano la consapevolezza che tutti siamo segnati dal limite, ma questo non ci impedisce di fare, confusamente e pure un po' per interesse, il bene.
Certamente uno dei problemi è il ruolo del pubblico, intermediario interessato più che mediatore, che tende a strumentalizzare (in un collateralismo d'interesse, senza la dignità ideologica di quello della Prima Repubblica) le realtà del Terzo Settore. Un Terzo Settore, anche qui occorre una sincera ammissione, tentato dal facile gigantismo del vivere di committenza pubblica più che di elaborazione progettuale propria.
Siamo tutti segnati dal limite, dalla tentazione dell'egoismo, certo, ma non si tratta di rifare l'uomo con progetti giacobini. Pur non tacendo di quanto possa essere pernicioso e falso (financo criminale) il "professionismo della bontà"


http://www.articolotre.com/2014/12/mafia-capitale-e-i-facili-giacobinismi-di-chi-vuole-un-sistema-perfetto-dove-non-serva-piu-essere-buoni/

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