sabato 20 dicembre 2014

Che fare? Mi attacco al telefono, dopo aver individuato tre o quattro strutture di Roma nord adatte a prendersi cura di mia suocera. Sono tutte al completo, ma entro in lista d’attesa per tutte e quattro. Le signorine al telefono sono gentili, alternano incomprensibilmente un tono distante a uno partecipe, come uno spartito redatto da due tizi caratterialmente agli antipodi. Hanno bisogno di rimpolpare continuamente la lista, i posti letto in convenzione devono sempre essere occupati e i letti privati sono pochissimi. E’ un gioco divertente: si monitorizza la situazione ogni giorno e vince chi riesce ad azzeccare il letto libero nello stesso momento che la paziente è disponibile al ricovero.
Ho un letto, quando esce? Domani? Letto perso, e la signorina telefona al secondo della lista. La clinica psichiatrica San Valentino quella stessa mattina mi richiama un paio di volte e alla fine della seconda telefonata mi passa prima un infermiere che mi chiede le cose più generiche del mondo, e poi mi fa parlare con il professore responsabile del reparto psichiatrico.
“Sono il prof Pesce” mi dice una voce baritonale.
E’ il patrono dello scherzo del primo aprile, lo sento.
“Sono Maurizio Sbordoni, dica professore..”
“Ho saputo che vuole far ricoverare sua nuora..”
“Suocera, prof, mia suocera”
“Quello che è. Sua suocera è disponibile al ricovero?”
“Professore, temo di non aver capito la domanda”
“Voglio dire, non ricoveriamo pazienti contro la loro volontà, la signora deve venire sua sponte. Lei me la porta, io ci faccio una bella chiacchierata e poi decido per l’eventuale ricovero”
Volontà. Sua volontà. Quelle parole baluginano nell’aria uscite di soppiatto dai piccoli fori invisibile del microfono del telefono. Si prendono per mano, le vedo chiaramente, accennano un passo di valzer sulla musica di Strauss. E’ la parola sua che porta, la volontà costringe la sua indole a farsi guidare in movenze leggere e senza peso. Stavo per rispondere, ma quale volontà può avere una persona che non è in grado in questo momento di intendere e di volere? Che volontà c’è in chi crede che noi siamo il diavolo? Ma è solo quando il professore richiama la mia attenzione con un “pronto”, che la musica cessa, il balletto evapora nell’aria e io capisco la domanda.
“Certo che è disponibile, non vede l’ora. Ieri notte mi ha svegliato tre volte, chiedendomi: caro, ma quand'è che mi porti alla San Valentino?Non era stata così insistente neanche per la crociera ai Caraibi a suo tempo promessa”gli rispondo.
“Questo non è l’atteggiamento giusto” mi risponde piccato il prof Pesce.
Non è la prima volta che me lo sento dire, lo disse anche un collaboratore del responsabile del centro di igiene mentale di zona, un tizio di nome Onofrio – da uno che si chiama Onofrio non mi farei curare neanche se avessi starnutito una volta e basta - mentre si ostinava a consigliarmi di fare in modo che prendesse le medicine per evitarle un deprecabile T.S.O.
Psichiatri, docenti, infermieri, assistenti sociali e compagnia cantante: l’ironia è sempre l’atteggiamento giusto, ma diventa indispensabile per contrastare il delirio degli ottusi. Voi mi tirate un coltello affilato dalla stupidità, e io vi rispondo lanciandovi coriandoli di sarcasmo.
Vediamo chi si fa più male.
Maurizio Sbordoni

Massimo Arcangeli

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