giovedì 11 dicembre 2014

Lupi e agnelli nella storia di Francesco Furchì

#carcere-Thunderball- Nel rileggere attentamente le vicende giudiziarie legate a Francesco Furchì, imputato per l'omicidio dell'Avv. Alberto Musy, c'è da farsi venire il mal di testa. Si parla di rancori, 'Ndrangheta, politica, un'arma mai trovata, un casco e anche di affari d'impresa.
Il pm Roberto Furlan ha chiesto per lui l'ergastolo. Tra leaggravanti, la capacità intimidatoria esercitata, in particolare, contro uno dei testi più importante, il manager torinese Luca Di Gioia.
Questi fatti sono emersi in relazione all'operazione “Scacco al re di Santena”, che ha portato all'arresto di un noto esponente collegato alla 'NdranghetaVincenzo D'Alcalà, e di Massimiliano Celico. I due avrebbero estorto 40 mila euro a Di Gioia.
Si insinua, a questo punto, una impossibile trama, da connotati simili, per le assonanze nei nomi, alla piéce teatrale di Oscar Wilde. La trama di un noir degno di un grande scrittore, fatta di coincidenze e colpi di scena, che, fortunatamente di certo le indagini hanno già chiarito. Una traccia, che emerge dalla rete e che, per crudeltà, coinvolge le persone di questa orrenda storia, anche se, fortunatamente, è solo fatta di una macabre coincidenze.
La racconteremo, perché le tracce sono documentate. La racconteremo anche perché, al contrario e certamente, in parte, la trama è assurda e, sicuramente, ben distante dalla verità.
C'era una volta l'Istituto Finanziario Industriale, noto come IFI. Fu fondata nel 1927 dal senatore Giovanni Agnelli. Le assemblee straordinarie delle società IFI ed IFIL, tenutesi il 1º dicembre 2008, hanno deliberato la fusione per incorporazione di IFIL in IFI. L'atto di fusione è stato stipulato il 20 febbraio 2009 ed ha avuto effetti civilistici dal 1º marzo 2009, mentre gli effetti contabili e fiscali hanno avuto effetto retroattivo dal 1º gennaio 2009. Contestualmente la società ha cambiato denominazione in Exor S.p.A., per cui l'avvocato Musy era ancora «rappresentante comune degli azionisti rappresentante titolari di azioni privilegiate» al momento dell'attentato, che lo ha strappato alla sua famiglia e a tutti noi. La società aveva sede in via Matteotti a Torino. Finisce, così, IFI. Quella dalla storia nobile.
Negli stessi anni, però, qualcuno, a corto di fantasia, forse ispirato (non sappiamo) da quel nome (IFI Group), che compare in tutti i comunicati aziendali della famiglia Agnelli (così trasparenti, che sono ancora oggi disponibili in rete, pur non essendoci più IFI) e da una tradizione così nobile, costituisce “IFI Group S.p.A.”, con sede in via Isonzo a Torino. “IFI Group” si occupa di Mediazione del Credito e della Consulenza Aziendale a livello nazionale. Incredibile dire, che, causa del destino beffardo, nel marzo 2010, come recita un suo curriculum visibile in rete (secondo un'altra fonte già nel 2009), Luca Di Gioia ne diventa Presidente. “IFI Group” inaugura, a fine 2009, la prima filiale a Roma e la prima agenzia in franchising, “IFI Credit”, a Torino. IFI Credit avrà anche una sede in via Botero a Torino. Quella dove va Furchì.
#FrancescoFurchìProprio lui entra in scena nel capitolo successivo del romanzo impossibile. Lo vediamo comparire presentato dal prof. Monateri a Musy, presumibilmente all'inizio del 2011, dato che le ragioni dell'incontro furono elettorali (per la carica di Sindaco a Torino). La data è ipotizzabile in relazione al fatto che la lista di Musy fu presentata il 30 marzo. Poi sparisce alla fine della campagna elettorale. Proprio in occasione della campagna elettorale (le elezioni furono il 15-16 maggio 2011), in aprile, Arena (il fondatore di Arenaways) incontrò per la seconda volta Furchì, al teatro Carignano. Nello stesso luogo c'era anche Musy. C'era la presentazione di un libro di Michele Cucuzza. In quella occasione gli diedero anche la parola, per raccontare la sua esperienza imprenditoriale. In quello stesso periodo Furchì cercò di interessare, invano, Musy alle vicende diArenaways.
Nell'estate 2011 arrivò il fallimento dell'azienda Arenaways e, a fine anno, venne trovato l’accordo con alcune società, tra cui la valdostana Cape srl. Sarà quest’ultima l’azionista di maggioranza della nuova squadra di imprenditori. Del problema “salvezza Arenaways” continuò ad interessarsi anche Furchì. E per questo, si presume, entrò in contatto con Di Gioia.
Nel marzo 2012 Arena incassa un’altra batosta: Ezio Colliard (il titolare della Cape srl), inspiegabilmente, decide di chiamarsi fuori e cede le sue quote (il 67%) ad “IFI Group”.
Cosa accade in quel mese maledetto? Succedono due cose. La prima, tremenda: il 21 marzo 2012 sparano all'avvocato Musy. La seconda, a poca distanza.Arenaways ed IFI Group, il 26 marzo 2012 raggiungono un accordo. Arena incontra, insieme al curatore fallimentare ed i suoi legali, in un palazzo vicino a piazza Solferino, una società finanziaria, la IFI. E a quel tavolo siede anche Furchì. Nasce la Strade ferrate Altitalia srl. Poi però, Arena non si fida e si tira indietro. Furchì e Di Gioia non ispirano la fiducia dell'imprenditoreFurchì e Di Gioia agiscono insieme. E ancora insieme li troviamo mesi dopo, in giugno, in Valle d'Aosta, a presentare il libro di Cucuzza.
Secondo le indagini, che hanno portato all'arresto di D'Alcalà e Celico, tra novembre 2012 e gennaio 2013, avvengono i fatti di estorsione, che terrorizzano Di Gioia. Come in questa storia si inseriscano i due personaggi e, quindi, la 'Ndrangheta? Sarà un compito dello scrittore del romanzo impossibile lavorare su questo materiale.
Il 30 gennaio 2013 viene arrestato Francesco Furchì. Di Gioia cambia mestiere. IFI Group e IFI Credit spariscono, quantomeno da internet.
Poche tracce del passato sono state lasciate. Se non quelle di un dolore incolmabile. Quello di una vedova e quattro figlie minorenni, a cui auguriamo che giustizia sia fatta e presto.


http://www.articolotre.com/2014/12/lupi-e-agnelli-nella-storia-di-francesco-furchi/

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