lunedì 15 dicembre 2014

Libera non può avere il monopolio della legalità

libera-Christian Abbondanza-   Prima di tutto: non ce l'ho con quanti credono, in buona fede, in LIBERA, e non ce l'ho con quanto si impegnano concretamente in alcuni "presidi", mettendoci energie e impegno. Queste persone meritano rispetto.
Sono ancora in attesa, con la Casa della Legalità, di quel confronto chiesto a LIBERA, più volte, alla luce del sole, per affrontare alcune criticità che si sono notate e per chiarirsi. Non abbiamo mai voluto "annientare" o "distruggere" LIBERA (mentre invece qualcuno in LIBERA ha operato ed opera per "annientare" e "distruggere" la Casa della Legalità). Se noi abbiamo promosso critiche a viso aperto, volte ad aprire quel confronto negato, altri hanno preferito usare altri mezzi, come l'agire sotterraneo, nell'ombra, con illazioni di ogni specie perché "bisogna fermare Abbondanza" (come se poi io fossi tanto determinante, boh). Se noi abbiamo scelto di non querelare mai (anche davanti ad insulti palesi, illazioni varie), LIBERA ha invece scelto di farlo (unica denuncia presentata da LIBERA in Liguria, ed unica costituzione di parte civile in questa regione, è contro di noi)… Non c'è problema. Ognuno sceglie chi denunciare. Loro hanno denunciato noi, noi invece abbiamo preferito chiedere l'intervento della magistratura denunciato mafiosi, corrotti, corruttori, devastatori dell'ambiente e della salute, come ha sintetizzato, qualche tempo addietro, Mario Molinari su NININ, in una tabellina:
Come Casa della Legalità non ci sogniamo di costruire un "monopolio" nell'antimafia ed al contempo crediamo che LIBERA non possa avere questo monopolio. L'iniziativa antimafia non può essere "esclusiva" di qualcuno e sarebbe bene che, una volta per tutte, si uscisse anche dalla logica di un "antimafia di parte" (cioè di una specifica parte politica) che vede la mafia e le collusioni solo quando vi sono con soggetti politici della parte avversa e non le vede, le tace o le minimizza, quando invece riguardando la propria parte politica. Anche questo strabismo fa male all'antimafia. La rende non credibile oltre che fornire strumento per garantire ad alcuni politici un "paravento" o "patentini" che non è il proprio caso che abbiano. Abbiamo sempre detto e sostenuto che ognuno è libero – e ci mancherebbe – di scegliere di essere la struttura antimafia di un determinato blocco politico (ed economico), ma visto che dovrebbe essere opportuna anche l'onestà intellettuale, sarebbe doveroso dichiarare tale appartenenza apertamente, senza nasconderla o negarla. Non essere indipendenti, ma di parte, non è un reato, ma è opportuno (e corretto) che lo si renda chiaro a tutti.
Come Casa della Legalità abbiamo un metodo di azione che non è certamente l'unico e non vogliamo, quindi, imporlo ad altri. LIBERA ha il suo metodo, altri hanno i loro. Sarebbe bene (e maturo) quindi che si accettasse che esistono altre realtà, ognuna con il suo metodo di lavoro ed azione. Non è quindi tollerabile la logica del "o con noi o non esistete""o con noi o non dovete esistere". E qui, su questa differenza di metodi, come sulla necessità di abbandonare la logica monopolistica e di egemonia, sarebbe ancora una volta, utile un confronto tra le diverse realtà dell'antimafia. Non possiamo accettare la mancanza di rispetto per chi non entra nell'orbita di LIBERA. Ogni realtà concreta merita rispetto. Ogni realtà, anche se piccola, ha una dignità che non può essere calpestata.
Per noi della Casa della Legalità è imprescindibile, oltre che porre l'attenzione facendo nomi e cognomi, indicando mafiosi e collusi al disprezzo sociale, ad esempio, anche pretendere che le Pubbliche Amministrazioni adottino criteri rigorosi per le gare d'appalto, visto che le norme già esistono e permettono alle Stazioni Appaltanti di porre paletti ben precisi (se lo si vuole) per la presentazione di offerte e partecipazione alle gare. Quando ciò non avviene riteniamo, conseguentemente, che le lacune e, in taluni casi, le infiltrazioni, vadano denunciate, alla Magistratura ed anche pubblicamente. Non si può tacere (e coprire) atteggiamenti ambigui che rendono penetrabile la Pubblica Amministrazione. Per questo non possiamo quindi, legittimamente, accettare di fare iniziative comuni con quelle Pubbliche Amministrazioni che non operano seriamente nella prevenzione delle infiltrazioni.LIBERA, invece, predilige fare iniziative con le Pubbliche Amministrazioni (anche con Avviso Pubblico), eludendo la denuncia e sorvolando dall'indicare e richiamare le Pubbliche Amministrazioni che tale prevenzione non realizzano. Anche qui, due modi di vedere ed agire diversi, ma perché mai noi dovremmo rinunciare al nostro?
Secondo me, secondo la Casa della Legalità, per fare concretamente antimafia servono fatti. La retorica non ci piace, così come non ci piacciono i fiumi di parole senza fatti. Noi abbiamo dimostrato, umilmente, che si può fare concretamente antimafia, raggiungendo anche risultati importanti (sia in materia di contrasto che di prevenzione), con poco. Non servono grandi risorse se si vuole fare volontariato, serve quel minimo per coprire le sole spese vive. Si deve essere professionali nell'opera che si promuove, ma non professionisti pagati. Altri, invece, preferiscono il business dell'antimafia e questo è un "essere" radicalmente all'opposto alla nostra idea di antimafia che onestamente non possiamo condividere. Saremo liberi di pensarla così? Se altri scelgono la via del compromesso e la ritengono insindacabile, noi abbiamo scelto di non cedere mai al compromesso e pretendiamo rispetto per questa scelta.
Per noi della Casa della Legalità fare antimafia significa fare inchiesta. Avere il coraggio di scavare e denunciare anche le storture della Pubbliche Amministrazioni, così come anche quelle che si possono riscontrare all'interno degli apparati dello Stato e della Magistratura. Non assumersi questa responsabilità, se si vuole fare antimafia seriamente, è incomprensibile per come la vediamo noi. Ed allo stesso modo se facciamo antimafia seriamente non si può prescindere dal prestare collaborazione fattiva nella raccolta di dati ed elementi utili ai reparti investigativi dello Stato, alla Magistratura ed anche alle Prefetture per quanto (e non è poca) loro competenza. Altri, come LIBERA, ritengono che questa non sia la strada? Benissimo, libera scelta. Loro percorrano quella strada che ritengono, ma non possono pretendere che noi si abbandoni la nostra!

http://www.articolotre.com/2014/12/libera-non-puo-avere-il-monopolio-della-legalita/

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