mercoledì 10 dicembre 2014

Lezione di storia contemporanea

storia contemporanea-Renata Fontanelle- Cari lettori, voi sapete perché da sempre i programmi di storia, soprattutto della scuola media inferiore, terminano con la fine del fascismoo poco più in là e non  abbraccia lastoria contemporanea, cioè la storia dei nostri giorni?
Qualcuno dirà che, per poter commentare, dare valutazioni, riassumere un’epoca, occorre che siano passati molti anni; dicono che è difficile avere una visione storica il più oggettiva possibile, se l’uomo non ha vissuto e sperimentato non solo quel momento storico ma le sue conseguenze ed i suoi effetti. Come se la visione di molti lontani avvenimenti storici sia e sia stata oggettiva solo perché ormai passata. Pensate a coloro che negano l’olocausto, settant’anni dopo, benché più che comprovato da riprese cinematografiche, fotografie, dichiarazione di vittime e di carnefici. Pensate a chi nega, cinquant’anni dopo, l’ammaraggio sulla luna. Pensate alla visione storica molto ideologica e poco realistica, di molte epoche, di molti personaggi che hanno segnato e orientato la storia.
Non si può negare che la distanza temporale possa facilitare l’oggettività, in quanto, in tal caso, l’analisi riguarderebbe un passato che non ha più sopravissuti che avrebbero forse una visione arbitraria degli avvenimenti, ma non è condizione “sine qua non” .  
Se bastasse un vasto spazio temporale per garantire l’imparzialità nella valutazione degli avvenimenti non si spiegherebbero gli odi ancestrali che molte popolazioni nutrono nei confronti di altre e che causano, ancora ai giorni nostri, guerre, distruzione, devastazioni. L’essere umano purtroppo si porta dietro una serie di sentimenti, di memoria storica, che resiste a millenni.
Quindi non è questo che conduce i docenti a “dimenticare” di svolgere argomenti contemporanei ma piuttosto la paura di affrontare certi temi ancora “caldi”, che potrebbero creare problemi di relazione con i genitori degli alunni e i colleghi. L’affermazione tipica di insegnanti, che si ritengono “puri”,  è: «la politica non deve entrare nella scuola e a scuola non si fa politica!» Niente di più falso ed errato.
Come è possibile sostenere una simile ipocrisia!
 La politica è fautrice, promotrice del tipo di scuola, in cui crede l’equipe di politici che governa, attraverso la legislazione e quindi la scelta di impostazione, di organizzazione, di orari, di programmi, di costi che gravano sulle famiglie. Negli ultimi anni ciò è stato particolarmente evidente. Negli anni di governo della “destra” in Italia sono diminuiti i finanziamenti delle scuole pubbliche a favore delle scuole private; sono stati proposti come “novità” i tempi-scuola “a tempo normale” (che erano stati in uso fino agli anni settanta) con l’illusione di laboratori- baby -sitter per le famiglie che non avevano possibilità di “ posteggio” dei figli. Si sono tagliati i costi dello Stato eliminando le compresenze di insegnanti (due docenti nella stessa classe e nella stessa ora in cui si dividevano gli alunni in due gruppi: uno per il recupero e l’altro per l’approfondimento) assai utili per chi di voi ragazzi abbisognava di spiegazioni ulteriori e per chi invece, raggiunti i livelli massimi, si annoiava nelle ripetizione di concetti già recepiti. Si era dato spazio all’“innovazione” informatica con l’inserimento di 20 ore annuali di lezione di questa disciplina (cosa si riesce a imparare in 20 ore annuali?) per poi tornare indietro, quattro anni più tardi, togliendola dai programmi ministeriali.
La politica è alla base del tipo di scuola che c’è in un paese. Non solo!
E’ importante che si sappia adesso che le vostre vite sono e saranno condizionate dalle scelte politiche di pochi uomini eletti da voi cittadini.
La prima lezione di storia contemporanea della scuola media inferiore (e quindi della terza) dovrebbe essere proprio dedicata al trasmettere questa fondamentale verità: la scuola di un Paese cambia con le forze politiche del Governo del momento! E molto spesso questi rappresentanti dei cittadini ritengono marginale l’educazione culturale e fisica dei giovani. Per molti anni si è considerata la scuola una sorta di parcheggio, limbo in cui i ragazzi erano sì protetti ma, nello stesso tempo, tenuti consapevolmente lontani dal mondo del lavoro (essendo scarso il mercato del lavoro).
Si pensi che alcuni  continueranno il percorso scolastico solo di un anno e sicuramente nelle scuole che “addestrano” ad un lavoro non ci sarà spazio né tempo per imparare le regole della educazione civica del cittadino.
Detto ciò, è importante iniziare nella scuola media inferiore a prepararsi al sapereche si dovrà votare, giunti alla maggiore età, e che il  voto sarà determinante per la vita futura;  quindi imparare, molto prima di andare al voto, quali siano i meccanismi delle votazioni (tutte diverse tra comunali, provinciali, ormai fortunatamente eliminate, regionali e politiche) per poter e saper scegliere, a ragion veduta, all’atto del primo voto.
Altresì importante quindi è la presentazione, il più oggettiva possibile, ai giovani, delle forze politiche contemporanee più importanti, con i programmi, ideologie ed eventuali retaggi storici. E questo spetta al docente di storia!
Alcuni insegnanti non capiscono che i loro discorsi, anche su argomenti non strettamente politici, si portano appresso la mentalità, le credenze, le scelte politiche e di vita che li caratterizza. La stessa adozione  del libro di testo, il prediligere un autore piuttosto che altri nelle letture, i tempi diversi dedicati ad un argomento piuttosto che un altro, è indice di una precisa scelta politica.
Per politica (dal greco "πόλις", polis, che significa città) si intende  l'attività e le modalità di governo; ed una di queste attività è l’attenzione alla scuola, alla preparazione delle “leve” future.
E’ fondamentale però che un docente sappia distinguere, e lo comunichi sempre agli alunni , tra “fatti reali” e “opinioni”.  Il docente deve informarvi sugli avvenimenti che sono riferiti pubblicamente in modo concorde, e poi “commentare”, se è il caso, se viene da voi richiesto, specificando che ciò che voi state per sentire è un’opinione personale.
I docenti temevano di essere denunciati per plagio (Il codice penale del 1889 contemplava il delitto di plagio nell'articolo 145 disponendo: "Chiunque riduce una persona in schiavitù o in altra condizione analoga, è punito con la reclusione da dodici a venti anni", assimilando alla schiavitù, condizione giuridica riconosciuta da leggi di stati esteri, quegli stati di fatto che sostanzialmente equivalgono alla schiavitù, in quanto pongono la vittima, in questo caso l’alunno, nella più assoluta condizione servile di fronte alla volontà del padrone, cioè il docente; il plagio prevede però la determinazione e la consapevolezza di condurre una persona a pensare concordemente con l’inganno, sfruttando le altrui debolezze ed a qualsiasi prezzo.)
Norma dichiarata incostituzionale.
Ma qualunque docente che dichiari apertamente e distingua chiaramente i fatti dalle opinioni personali, non fa plagio. Anzi, sviluppa le vostre capacità critiche e vi allena proprio alla chiarezza: molto diverso è un fatto da un’opinione, ma sono molti i giovani e gli adulti che li confondono!
Un esempio. Quando abbiamo studiato le scelte dei vari Stati europei, le implicazioni sociali, economiche e politiche del commercio di prodotti in campo energetico, voi mi avete chiesto chi, secondo me, avesse ragione tra coloro che usano il nucleare e noi Italiani che lo abbiamo abolito. Prima di esporre il mio pensiero ribadii i fatti essenziali e poi ripetutamente affermai che, ciò che avrei detto, era il mio pensiero politico e sociale sulla questione. Invitai anche ad esporre la vostra opinione e a fare un’inchiesta presso le  famiglie per capire e conoscere altre scelte e altre motivazioni.
vostra richiesta, vi esposi il mio pensiero, che nasce da una precisa impostazione politica e culturale.
Bene, auguriamoci che nel futuro gli insegnanti abbiano più coraggio e aiutino a capire e conoscere le realtà del Paese.

http://www.articolotre.com/2014/12/lezione-di-storia-contemporanea/

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