giovedì 4 dicembre 2014

La strage dei congiuntivi e altri «orrori»

  In difesa della povera lingua italiana così maltrattata, Massimo Roscia ha pubblicato un romanzo (un noir!) sull'argomento: La strage dei congiuntivi. Ecco tutti gli «orrori», più o meno imperdonabili



 

1. «PIUTTOSTO CHE» USATO CON VALORE DISGIUNTIVO

Es. «Stasera mangerei la carne piuttosto che il pesce»
«A introdurre per primo nel linguaggio comune il “piuttosto che” usato con valore disgiuntivo deve essere stato un disturbatore della quiete pubblica, un hacker, un rapper nostrano poco ispirato, un elfo dispettoso... Certo è che il suo impiego, drammaticamente dilagante, sta assumendo le dimensioni di un’incontrollabile pandemia. E non bisogna essere un linguista o un lessicografo per comprendere che tale abuso (non condonabile) profana – già dalla sua etimologia – la nostra grammatica, contribuisce all’appiattimento semantico e, peggio, può compromettere l’efficacia stessa della comunicazione ingenerando equivoci interpretativi».
 

2. LA SOVRABBONDANZA DI AVVERBI

Es. «Assolutamente sì, assolutamente no!». «Perché – mi chiedo – eccedere con inutili avverbi? Perché rimarcare, sottolineare, rafforzare quando non è necessario? Perché utilizzare iperboli per rendere ancora più perentorie normalissime affermazioni o negazioni? Perché non accontentarsi di un semplice sì o di un semplice no? "Ti è piaciuto il mio nuovo romanzo?". "Assolutamente sì". Sono felice di ciò, ma mi sarei comunque accontentato di un sì».
 

3. L’USO SMODATO DEI NEOLOGISMI

Es. Taggare, scannerizzare, schedulare, briffare.«Premesso che, almeno da un punto di vista linguistico, non mi considero un misoneista, un nostalgico, un reazionario; anzi, ritengo che la lingua sia figlia del tempo e quindi soggetta a una sua naturale evoluzione (o, ahimè, involuzione). Di conseguenza anche a me capita di arricchire, più o meno volontariamente, il mio lessico quotidiano con forestierismi, tecnicismi, espressioni dialettali e neologismi, ma appuntamentare, efficientare, urgenzare, promozionare, situazionare... rappresentano per me ancora un tabù».
 

4. L’USO A SPROPOSITO DI ACCENTI E APOSTROFI

Es. Stò, stà, qual’è, un’amore. «In questo caso non c’è niente da fare. Meglio rassegnarsi e sorridere».
 

5. GLI INUTILI PLEONASMI

Es. Entrare dentro, uscire fuori, scendere giù, salire su.Volete sapere se ce ne libereremo mai? "Questo non credo" risponderebbe, al mio posto, con invidiabile capacità di sintesi, Crozza/Razzi. Purtroppo l’antidoto in grado di neutralizzare il pleonasmo non è stato ancora scoperto».
 

6. LA SCIATTERIA LINGUISTICA

Es. «Siamo obesi di lavoro», «il maestro mi ha imparato che…», «ho rischiato lo shock profilattico». «Ti rispondo con un brano tratto dal libro: «La sconsiderata favella altera, cannibalizza, corrompe, avvelena, infanga, sfigura, strazia, tormenta, amputa, umilia, inquina, imbarbarisce, appesta, deturpa, abbatte, tortura, devasta, oscura, saccheggia, lacera, annichilisce».
 

7. LA STRAGE DEI CONGIUNTIVI

Es. Venghi, me lo dii, se ne vadi. «Gli italiani hanno problemi con i congiuntivi per diversi motivi: ignoranza, praticità, pigrizia, sicumera. Con l’alibi della semplificazione e scimmiottando gli anglosassoni, stiamo soppiantando il congiuntivo con il più elementare (e facile da usare) indicativo. Stiamo deliberatamente e troppo sbrigativamente rinunciando alla straordinaria potenza espressiva della nostra lingua. Non crediamo, non pensiamo… Nessun dubbio, nessuna incertezza, nessun tentennamento. Noi sappiamo e basta. E il congiuntivo, a questo punto, non ci serve più, con buona pace della sua funzionalità, della sua eleganza, della sua nobiltà, della sua musicalità».
 

8. GLI OBBROBRI DELLO SLANG GIOVANILE

Es. bella zio, trucco e parrucco, tanta roba, abbestia. «Come difendersi? Aspettando pazientemente che i giovani diventino adulti e incrociando le dita».
 

9. I REATI MINORI: USARE L’INDICATIVO AL POSTO DEL FUTURO («CI VADO DOMANI»), «A ME MI».

«Rispetto ai congiuntivi invertiti con i condizionali, ai verbi intransitivi resi transitivi, agli impianti desinenziali massacrati senza pietà e ad altri crimini contro l’umanità, le iperestensioni dell’indicativo presente sul futuro e gli  altri errori veniali (con la i, e non venali) a cui fai riferimento rappresentano – soprattutto nel linguaggio comune – reati minori, sanzionabili al più con un provvedimento disciplinare».
Ho frequentato le elementari insieme a compagni di classe che ascoltavano «l’aradio» e che avevano seri problemi con l’h di «ha fame” e l’apostrofo di «un po’»: sono diventati tutti dei trentenni che riempiono le bacheche di Facebook di stò e stà. 

Fortunatamente (o disgraziatamente, a seconda dei punti di vista) non hanno mai incontrato Bonnez, un tizio capace di tirare un bicchiere d’urina in faccia alla sposa «solo» perché ha fatto un erroraccio di grammatica nel suo invito di matrimonio.

Sono tutti così – fissati con la lingua italiana, maltrattata e svilita ormai da chiunque, anche dagli insospettabili – i protagonisti de La strage dei congiuntivi, romanzo di Massimo Roscia (in libreria per Exorma Editore) che non è facile incasellare. 

È un noir, un’invettiva contro la sciatteria linguistica, un’ode alla grammatica, una piacevole lettura per chi si sente braccato dai luoghi comuni («non ci sono più le mezze stagioni»), dal «piuttosto che» usato in maniera errata e dalla sovrabbondanza di avverbi («assolutamente sì, assolutamente no»), per non parlare dei famigerati congiuntivi bellamente ignorati nella costruzione di una frase. «Finisco col subire passivamente la diffusa incapacità di costruire frasi sintatticamente accettabili», si lamenta uno dei protagonisti del libro. 

Piuttosto che arrenderci alla sciatteria linguistica, noi abbiamo messo Massimo Roscia di fronte ai dieci errori più comuni. E l’abbiamo lasciato libero di sfogarsi: scopritelo nella GALLERY SOPRA.

http://www.vanityfair.it/show/libri/14/12/errori-grammaticali-lingua-italiana-strage-congiuntivi?utm_source=facebook&utm_medium=cpc&utm_campaign=vanityfairsz

Nessun commento:

Posta un commento