venerdì 12 dicembre 2014

LA PASSIONE PER LE ‘NDRINE DI “LADY CHAMPAGNE” - PER I PM, MATACENA E CHIARA RIZZO AVEVANO RAPPORTI STABILI CON LA ‘NDRANGHETA E PER DIECI ANNI HANNO FATTO INCETTA DI APPALTI ELUDENDO LA NORMATIVA ANTIMAFIA - NEL MIRINO ANCHE I CONTROLLI BLANDI DELLA PREFETTURA

Gli appalti finivano alle sue società schermate da fiduciarie italiane e lussemburghesi e intestate a suoi collaboratori - Le opere venivano poi realizzate da aziende vicine ai clan - Ieri, durante il processo in abbreviato, il pm ha chiesto la modifica del capo d’imputazione della Rizzo facendo aggiungere l’aggravante mafiosa…



Giuseppe Baldessarro per “la Repubblica

chiara rizzo matacenaCHIARA RIZZO MATACENA
«Matacena aveva rapporti stabili con la ‘ndrangheta. Per dieci anni ha fatto incetta di appalti eludendo sistematicamente la normativa antimafia». Dietro alcune delle più importanti opere pubbliche di Reggio Calabria c’era Amedeo Matacena. Gli appalti finivano alle sue società schermate da fiduciarie italiane e lussemburghesi e intestate a suoi collaboratori. Le opere venivano poi realizzate da aziende vicine ai clan. E la prefettura concedeva nulla osta antimafia in assenza di approfondimenti.

chiara rizzo agli arresti domiciliari 9CHIARA RIZZO AGLI ARRESTI DOMICILIARI 9
È il perno attorno a cui ruotano le nuove accuse della procura di Reggio a Chiara Rizzo, moglie di Amedeo Matacena, finita nei guai assieme all’ex ministro Claudio Scajola per avere tentato di trasferire il marito da Dubai a Beirut, nella speranza di evitargli la detenzione per una condanna in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Ieri, durante il processo in abbreviato, il pm della Dda Giuseppe Lombardo ha chiesto la modifica del capo d’imputazione della Rizzo facendo aggiungere il reato di intestazione fittizia dei beni e, soprattutto, l’aggravante mafiosa.

chiara rizzo agli arresti domiciliari 1CHIARA RIZZO AGLI ARRESTI DOMICILIARI 1
Aggravante contestata anche a Corrado Politi, collaboratore di Matacena, e a Roberta Sacco, a suo tempo segretaria di Scajola. Alla base delle nuove contestazioni, gli approfondimenti della Dia, che in due informative ricostruisce i passaggi societari della Cogem, controllatadalla A&A per il 51% e quindi, sostengono gli inquirenti, da Matacena, reale azionista di quest’ultima. Secondo gli uomini del colonnello Gaetano Scilla, la vicenda ha inizio nei primi anni del 2000.

Periodo in cui la Cogem inizia a fare man bassa di grandi appalti. Opere nelle quali poi, attraverso sub appalti e contratti di forniture, si infiltravano aziende mafiose. Il lungomare la pista dell’aeroporto, il cimitero... i clan avevano sempre una fetta dell’affare. Un sistema che secondo la magistratura ha goduto anche della distrazione della Prefettura.
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La Dia scrive che in occasione del rilascio del certificato antimafia nel 2001 e nel 2003 all’associazione temporanea di imprese composta da Cogem, Sem e Impresa Cozzupoli, si «riscontrava la presenza di soggetti gravati da diversi procedimenti penali per reati associativi di tipo mafioso », e pertanto «rilevava la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa, pur non rilevando le cause di decadenza o divieto previste dalla legge».
AMEDEO E CHIARA MATACENAAMEDEO E CHIARA MATACENA
Insomma il rischio di infiltrazioni c’era, ma nulla si poteva fare. E questo senza riscontri sulla Cogem, sulla quale, sempre secondo la Dia, non vennero fatti gli approfondimenti necessari da cui sarebbe emerso il ruolo di Matacena sotto inchiesta per concorso esterno, reato per il quale fu poi condannato. Per Candido Bonaventura, legale di Chiara Rizzo si tratta di «contestazioni fantasiose».
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