domenica 14 dicembre 2014

La nuova arma di distruzione di massa, la ‘bomba al DNA’



“Per «agente per il controllo dell’ordine pubblico» s’intende: ogni composto chimico … che può produrre rapidamente negli esseri umani irritazione sensoria o effetti fisici inabilitanti che scompaiono dopo un breve periodo di tempo a seguito della cessazione dell’esposizione”. Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinamento ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione, Art. II “Definizioni e Criteri”,

Pto. 7. (Parigi, 13 gennaio 1993).

“Ciascuno Stato Parte s’impegna a non usare agenti chimici di ordine pubblico quale metodo di guerra” Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinamento ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione, Art. I “Obblighi generali”,
Pto. 5. (Parigi, 13 gennaio 1993)

“Ciascuno Stato partecipe della presente Convenzione s’impegna a mai e in nessuna circostanza mettere in punto, fabbricare, tenere in deposito o acquistare in un modo o nell’altro né conservare: 1. agenti microbiologici e altri agenti biologici come anche tossine, qualunque ne sia l’origine o il modo di produzione, di tipo e in quantità non destinati a fini profilattici, di protezione o ad altri fini pacifici; 2. armi, equipaggiamento e vettori destinati all’impiego di tali agenti o tossine a fini ostili e in conflitti armati.
Convenzione che vieta la messa a punto, la fabbricazione e lo stoccaggio delle armi batteriologiche (biologiche) o a tossine e
che disciplina la loro distruzione, Art. 1
(Londra, 10 aprile 1972)

Il governo americano attualmente in carica, attraverso Joint Non-Lethal Weapons Directorate (JNLWD) e diversi laboratori di ricerca universitari, sta sviluppando delle armi chimiche che violano le disposizioni della Chemical Weapons Convention (CWC).

Il rapporto Advantages and Limitations of Calmatives for Use as a Non-Lethal Technique, redatto dai ricercatori che lavorano presso Marine Corps Research University (Applied Research Lab, Pennsylvania State Univ.) nel mese di ottobre del 2000, chiariscono già dalle prime righe che la ricerca da loro svolta serve per valutare il potenziale uso di agenti Calmatives come tecnica non letale. La ricerca include:

“…1) defining the advantages and limitations of pharmaceutical agents as calmatives with potential use as non-lethal techniques,

2) providing a comprehensive survey of the medical literature identifying pharmaceutical agents that produce a calm sate and developing this information into a database of me relevant literature on calmatives,

3)providing an in-depth review of selected calmatives identified by theliterature search with high potential for furtherconsideration as a nonlethal technique, and

4) to identify and provide recommendations on new areas in pharmaceutical drug development that may uniquely meet the

requirements of calmatives as non-lethal techniques”

I ricercatori inoltre identificano alcune caratteristiche “ideali” che dovrebbe possedere un agente inabilitante usato come arma “non letale”. Come riportato nell’articolo citato, queste includono:
? easy administration
? adaptable for administration via topical, subcutaneous, intramuscular, or oral routes
? rapid in onset
? most likely of short or limited duration
? production of a approximately the sane magnitude of calm (ranging from a less agitated, groggy, sleepy-like slate to a stunned state of consciousness) in all individuals of similar body mass index and age range
? the effects should be reversible by a profile of rapid turnover and/or the availability of a selective antagonist to serve as an antidote
? the compound should be safely administered by an individual and free of prolonged toxicity to the individual(s) receiving the agent
? only be administered on a temporary basis
? produce side effects, If any, of short duration.”

In accordo con il rapporto citato l’utilizzo di queste armi può comprendere anche la contaminazione dell’acqua potabile, l’applicazione diretta sulla pelle o mediante inalazione (per mezzo di aerosol). Il target di queste armi incapacitanti comprende sia i
civili che i militari, comprendendo i “rifugiati affamati eccitati per la distribuzione di aiuti alimentari”, situazioni carcerarie, agitazioni civili e nella situazioni dove sono presenti ostaggi. Inoltre, viene definito, in modo preoccupante, il dissenso come
disordine psicologico.

Gli argomenti trattati nel seguente dossier accusano il governo degli Stati Uniti di contravvenire sia alla “Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinaggio ed uso di armi chimiche e sulla loro distruzione” che alla
“Convenzione che vieta la messa a punto, la fabbricazione e lo stoccaggio delle armi batteriologiche (biologiche) o a tossine e che disciplina la loro distruzione” per i seguenti motivi:

1. Sviluppo, produzione, immagazzinamento/detenzione di armi chimiche incapacitanti in violazione alle disposizioni delle presenti Convenzioni;
2. Intraprendere preparativi militari per l’uso di armi chimiche in violazione alle disposizioni delle presenti Convenzioni;

3. Disimpegno a distruggere le armi chimiche di cui è proprietario e studio di nuove armi chimiche incapacitanti in violazione alle disposizioni delle presenti
Convenzioni;
4. Disimpegno a distruggere gli impianti di produzione di armi chimiche di sua proprietà e in suo possesso in violazione alle disposizioni delle presenti Convenzioni;
5. Potenziale uso di agenti chimici di ordine pubblico (Riot Control Agents) quale metodo di guerra in violazione alle disposizioni delle presenti Convenzioni;
6. Studio, sviluppo e produzione di microrganismi geneticamente modificati (Genetically engineered anti-material agents) per fini militari in violazione alle disposizioni delle presenti Convenzioni.

Lo scenario del nuovo secolo descritto nel libro da Maurizio Blondet  dal titolo La strage dei genetisti e’ davvero raccapricciante . I retroscena della guerra nucleare, batteriologica e chimica, Ed. Effedieffe.

Molti hanno sentito parlare degli ‘studi’ compiuti in Germania dagli scienziati nazisti allo scopo di produrre esseri ‘geneticamente perfetti’. Dopo di allora tali studi non sono stati affatto abbandonati ma anzi sono proseguiti, generosamente finanziati, per il raggiungomento di assai meno ‘nobili’ scopi, vale a dire la creazione di una ‘arma genetica’.…

Gli israeliani stanno cercando di identificare geni esclusivamente specifici degli arabi. Lo scopo: ‘creare per manipolazione genetica dei microrganismi che aggrediscano solo gli individui portatori di quegli specifici geni’. Non stiamo citando un romanzo di fantascienza né di fantapolitica, e nemmeno le elucubrazioni di complottisti paranoici. La notizia apparve il 15 novembre 1998 sul Sunday Times [1], l’inserto domenicale del Times di Londra, il più serio dei giornali britannici. Il Times riportava che gli esperimenti erano in corso nel vasto centro di Nes Tziyona, sede dei laboratori militari più segreti di Israele, con installazioni per lo più sotterranee che coprono sei ettari. Citava un [anonimo] ricercatore israeliano, che riconosceva: ‘la comune origine semitica di arabi e israeliani rende il compito più difficile. Tuttavia, siamo riusciti a identificare certe caratteristiche particolari nel profilo genetico di certe popolazioni arabe, specificamente negli iracheni’. Il Times riferiva che la notizia aveva prodotto una piccola tempesta nella Knesset, il parlamento israeliano. Un deputato, Dedi Zucker, aveva dichiarato: ‘moralmente, data la nostra storia, la nostra tradizione e la nostra esperienza, un’arma di questo tipo è mostruosa e deve essere negata’.
Bella nobile dichiarazione, anche se notiamo in essa uno strano uso dei termini: l’arma razziale assoluta deve essere ‘vietata’ o soltanto ‘negata’?… data la storia del popolo ebraico, è il possesso dell’arma finale del genocidio che va ‘negato’ di fronte all’opinione pubblica?…

Inutile chiedere a Dedi Zucker, che a quel tempo era membro, nel parlamento, della Commissione ricerca e sviluppo [dunque al corrente degli esperimenti in corso], e che nel frattempo ha lasciato il partito Meretz per fondare un proprio partito Verde. Non risponde a domande su quella sua uscita di tanti anni fa.
Anche più inutile bussare alle porte del centro scientifico Nes Tziyona presso Tel Aviv. Si tratta, come ha rivelato l’ex agente del Mossad Victor Ostrovsky, del ‘laboratorio per la guerra ABC di Israele’. ‘AB’C significa ‘atomica-biologico-chimica’, l’intera panoplia dell’armamento non convenzionale viene studiata e sviluppata segretamente lì. Senza i minimi limiti morali, come fu detto ad Ostrovsky dai suoi superiori: ‘data la nostra estrema vulnerabilità e che in caso di guerra non avremo un secondo appello, i nostri scienziati stanno sviluppando lì armi da giorno del ‘giudizio’. A questo riguardo, i palestinesi infiltrati [Ostrovsky parla di palestinesi catturati] venivano a proposito. Come cavie umane’ [2]. Converrà aggiungere subito che Ostrovsky ha avuto la casa bruciata ed è stato ridotto alla rovina economica per aver scritto queste righe. E che le rivelazioni del Sunday Times sono state accusate di ‘antisemitismo’ dalla ben nota Anti-Defamation League.
Effettivamente, un’arma che colpisca una specifica razza umana ( qua collegherei la moria di pesci per razza,e’ questa forse la prova che si cercava?)e solo quella è molto difficile da sviluppare. Il DNA di ogni uomo, giallo, nero o bianco, è simile al 99,9 per cento a quello di ogni altro uomo sulla terra, di qualunque colore sia. Il DNA degli europei è composto al 65% del patrimonio genetico degli asiatici e al 35% di DNA africano, il che fa della ‘razza bianca’ un ibrido delle due ‘razze’ più antiche. La ricerca di un’arma genetica razziale dovrebbe dunque concentrarsi su quello 0,1 per cento di differenze nella sequenza del genoma, che fa ciascuno di noi diverso da ciascun altro. Poco?… Ma quello 0,1 per cento rappresenta pur sempre, nell’affollata catena del DNA umano, diverse decine di migliaia di componenti elementari. C’è un consorzio farmaceutico privato, il SNP [3], che sta lavorando proprio sui polimorfismi dei singoli nucleotidi, insomma su quello 0,1 per cento di ‘diversità” genetica’ e sta cercando proprio le variazioni riscontrabili da gruppo a gruppo, da etnía ad etnía. Perché nonostante tutto le differenze razziali esistono. Certe malattie colpiscono più frequentemente una razza, e risparmiano l’altra.( vedi il DNA SARDO CHE VIENI STUDIATO DA UN PO ,PROPRIO PER QUESTE CARATTERISTICHE) Certi caratteri costanti nella disposizione e nella quantità di muscoli, grasso, pigmentazione della pelle, eccetera, sono visibili ad occhio nudo. Questi caratteri devono avere qualche corrispondenza nei geni. E’ qui che la ricerca è promettente.

Un profano faticherà a crederlo. E soprattutto ad essere creduto. Meglio lasciare la parola agli esperti, che da tempo, da anni, mettono in guardia contro quel certo tipo di ricerche. Nel 1993 un gruppo di biologi preoccupati, la Rural Advencement Foundation International, già sottolineava che la ‘raccolta e catalogazione di materiale genetico umano’, quale è il Progetto Genoma, avrebbe finito per rendere realizzabili dei virus specificamente diretti contro una etnía umana [4].
Nel 1996 fu un ente molto più ufficiale, la British Medical Association, a lanciare lo stesso allarme. La dottoressa Vivienne Nathanson, che nell’associazione medica guida il comitato etico, pubblicamente denunciò che ‘è oggi possibile produrre armi biologiche che abbiano come bersaglio un gruppo umano geneticamente specificato’. E suggerì che tali armi potevano essere usate non per uccidere, ma per indurre sterilità e deformazioni neonatali nel gruppo-bersaglio. Un metodo di genocidio che, disse, sarebbe difficile denunciare, perché potrebbe sembrare un ‘atto di Dio’ [5]. Nel 1999 l’associazione dei medici inglesi è tornata ad avvertire, con più urgenza, del rischio: ‘negli ultimi decenni i rapidi progressi [6] della biologia molecolare hanno reso trasferibile da una specie all’altra e fra differenti organismi il materiale ereditario [DNA]. Il Progetto Genoma Umano e il Progetto Diversità Genetica Umana cominciano a consentire l’identificazione del codice genetico umano, e le loro variazioni, in gruppi etnici diversi. Si esprime la preoccupazione crescente sull’uso potenziale della conoscenza genetica per lo sviluppo di una nuova generazione di armi biologiche e tossine. La ricerca legittima sugli agenti microbici, sia in relazione al loro utilizzo in agricoltura o per migliorare la risposta terapeutica alle malattie causate da quegli agenti, è difficile da distinguere da ricerche che abbiano il maligno scopo di produrre armi più efficaci’.

Negli anni ’80, il governo del Sudafrica, il governo dell’apartheid, finanziò un programma segreto di guerra biologica, chiamato Project Coast, dove cercò di mettere a punto un’arma genetica mirata alla popolazione nera. Una ‘bomba negra’ per uccidere o debilitare solo gli africani.( E’ QUELLO CHE STA SUCCEDENDO OGGI?) Pare che studi accurati fossero fatti, in quella sede, sulla pigmentazione epidermica come ‘bersaglio’ possibile. Si cercò anche un farmaco capace di provocare l’infertilità, e che potesse essere somministrato agli africani in modo surrettizio, magari sotto il pretesto di una vaccinazione di massa. Tutto ciò è stato scritto nero su bianco non già in un romanzo fantapolitico, bensì su un rapporto che la US Air Force ha pubblicato nell’aprile 2001 [7]. Gli autori danno conto dello smantellamento di quei programmi segreti, che in ogni caso non condussero a nulla di conclusivo. Ma si domandano: quanto vicino è arrivato il Sudafrica ad una ‘bomba negra’?… altri paesi stanno sviluppando armi biologiche simili?… [8] La domanda rischia di essere retorica. A causa dell’apartheid, il regime sudafricano fu colpito da embargo generalizzato. Sviluppò una sua propria industria di armamento con la collaborazione di Israele. Gli Stati Uniti ne erano consapevoli. Anzi, sembra, fu Henry Kissinger a incoraggiare quella collaborazione discreta. In quegli stessi anni l’Urss fomentava in Africa meridionale tutta una serie di ‘rivoluzioni’ comuniste e il Sudafrica bianco era, in qualche modo, il solo contrafforte occidentale. Vi furono momenti in cui si produsse una vera integrazione delle due forze armate, Israele e Sudafrica. Tutta una serie di armi rivoluzionarie furono concepite lontano da sguardi curiosi. Un cannone speciale a tiro rapido, creato dall’ingegnere Gerard Bull [9], fu adottato dai due eserciti. Nel 1977, un’esplosione nucleare nell’alta atmosfera sopra il deserto della Namibia rivelò agli americani che il primo test atomico israeliano aveva avuto successo. Sui progetti biologici condotti in comune sappiamo, ovviamente, molto meno. Ma nell’articolo rivelatore del Sunday Times compare il nome del dottor Dean Goosen, un sudafricano specialista di armamenti biologici, un personaggio che è riemerso in una recente faccenda assai oscura di contrabbando di armi biologiche.

Converrà ricordare che Israele non ha mai firmato la Convenzione contro le armi batteriologiche del 1972, sottoscritta da 140 paesi. Un portavoce israeliano, interrogato da giornalisti esteri sulla ‘bomba etnica’, rispose: ‘abbiamo un intero cesto di sorprese strategiche che non esiteremo ad usare se lo stato d’Israele sarà gravemente minacciato’ [10]. E’ la dottrina strategica israeliana, applicata anche all’arma atomica. Negli anni della guerra fredda, Usa e Urss dichiararono preventivamente a quali condizioni avrebbero messo mano alle armi atomiche. Per esempio, non avrebbero risposto ad un attacco convenzionale con bombe nucleari. Israele si rifiuta di dichiarare a quali condizioni è disposta ad usare l’arma assoluta, per lasciare i potenziali nemici nell’incertezza strategica sulle sue reazioni, il che è in sé uno svantaggio strategico. Il Sudafrica ha avuto il buon senso di smantellare i suoi progetti nucleari, scongiurando una corsa agli armamenti atomici in Africa. Israele non ha dato prova dello stesso buon senso per il nucleare, ed è stata costretta a bombardare preventivamente le centrali dei potenziali nemici [lo ha fatto contro l’Irak distruggendo la centrale di Osirak, si prepara a farlo contro l’Iran] per soffocare tale corsa. Più Israele si arma, più paranoicamente si sente ‘insicuro’ e ‘minacciato’. Condizione unica e soggettiva che, secondo la propria dottrina, l’autorizzerà ad usare per primo le armi non convenzionali.

di Maurizio Blondet

Note

[1] Uzi Mahnaimi e Marie Colvin, The Israelis are making a virus that would target arabs: Israel planning ethnic bomb as Saddam caves in, London Times, 15 novembre 1998

[2] V. Ostrovsky, By Way of Deception, citato da Kellia Ramares in Unholy Grail, the Quest fo Genetic Weapons, sul sito From The Wilderness, 4 marzo 2003

[3] IL SNP Consortium [Single Nucleotide Polimorphism Consortium] è stato formato da AP Biotech, AstraZeneca, Aventis, Bayer, Squibb, Hoffman-LaRoche, Glaxo Wellcome, IBM, Motorola, Novartis, Pfizer, Searle, SmithKline… insomma l’intero mondo dei colossi multinazionali del farmaco

[4] Pat R. Mooney, Technological Transformation: the Increase in Power and Complexity is coming just as the ‘Raw Materials’ are eroding, ETC Century, Dah Hammarskjoeld Foundation, Development Dialogue 1999: 1-2, p.33

[5] Genetic Weapons Threat?, nel Genetic Forum della World Medical Association, in The Splice of Life, 4 febbraio 1997, Vol. 3 N. 4

[6] Il complesso dell’informazione genetica accumulato nelle banche internazionali del gene raddoppia ogni 14 mesi. Un quarto di secolo fa, un laboratorio impiegava due mesi per sequenziare 150 dei miliardi di nucleotidi [le ‘lettere’ molecolari che costituiscono il ‘messaggio’ di un gene]. Oggi si è in grado di mappare 11milioni di geni in poche ore. Il costo della mappatura del DNA è calato da 100 dollari per coppia di basi nel 1980 a un dollaro nel 2001. Mappare il DNA di un singolo individuo alla ricerca di almeno 100 mila ‘variazioni individuali’ [Single Nucleotide Polimorphisms] costava dieci anni fa 20 mila dollari. Oggi lo stesso esame costa qualche centinaio di euro. Negli Stati Uniti, questa mappa personale genetica è diventato un diffuso regalo di nozze

[7] Stephen Burgess ed Helen Purkitt, The Rollback of South Africa, a Chemical nd Biological Warfare Program, USAF Counterproliferation Center, Air War College, Maxwell Air Force Base, Alabama, aprile 2001

[8] Ibidem, p.84, nota 17

[9] Gerard Bull, geniale innovatore dell’artiglieria, progettò come noto un super-cannone, capace di lanciare proiettili a ‘velocità di fuga’, ossia di metterli in orbita. E’ più economico e sicuro di missili. Per qualche motivo, il progetto fu rifiutato dalla Nasa e da Israele. Bull finì per offrirlo a Saddam Hussein. Fu ucciso in Belgio nel 1988, in una stanza d’albergo, quasi sicuramente da agenti del Mossad

[10] Roy R. Blake, Genetic Bullets, Ethnically Specific Bioweapons, su FreePress Org., 4 gennaio 2002

DOSSIER..


http://terrarealtime.blogspot.it/2014/04/la-nuova-arma-di-distruzione-di-massa.html

Nessun commento:

Posta un commento