mercoledì 31 dicembre 2014

Il senso delle disuguaglianze sociali

disuguaglianze 1-Sergio Calzone- Di recente, laPresidentessa della Federal Reserve, Janet Yellen, ha dichiarato che, in presenza di pari opportunità, “in effetti, la variazione dei risultati ottenuti, dettata da un diverso approccio all’impegno, contribuisce alla crescita economica, perché creaincentivi a lavorare sodo, spinge a ricevere un’istruzione migliore, a risparmiare, a investire e ad assumersi dei rischi”.
Viene da domandarsi dove vivano i maggiori economisti del mondo, compreso quel Premio Nobel Paul Krugman che si è dichiarato scettico sul fatto che “la disuguaglianza è un male per le performance”.
Se viene da domandarlo, viene anche da rispondere con facilità: costoro percepiscono stipendi principeschi, frequentano persone altrettanto se non più ricche, hanno una visione dall’alto ma, talmente dall’alto, che non riescono più a vedere la somma dei particolari, che da sempre forma il generale.
La Yellen sembra dare per scontato che, in una qualsiasi parte del mondo (in qualche luogo, infatti, deve aver pur verificato ciò che dice, se non parla a vanvera) esista davvero la presenza di pari opportunità. Dovrebbe essere così cortese da indicarci dove sia questo Eldorado, poiché non è certamente negli Stati Uniti, ma nemmeno in Europa occidentale e, forse, forse, neppure in Cina, in Russia o in India, in Giappone, in Brasile o nel Sultanato Islamico.
Pari opportunità significa possibilità di accesso alle scuole migliori;disponibilità iniziale di un capitale da investirenascita e crescita in un quartiere in cui non vi siano criminalità, degrado, esempi negativisana nutrizione in ogni momento della vita; percezione del rispetto per le proprie etnia, religione, tendenze sessuali.
Ci dica la signora Yellen dove tutto questo avviene, e potremo continuare a esaminare ciò che lei sostiene influisca sulla variazione dei risultati ottenuti. Nasce invece il sospetto che abbia letto i Viaggi di Gulliver e preso per buona l’esistenza delPaese degli Yahoo.
Spieghi dunque come dei latinos degli USA, oppure un giovane italiano, o unoperaio cinese, un bambino delle favelas brasiliane, la figlia di un combattente dell’IS, un’adolescente siberiana (e così via) abbiano la minima possibilità di accedere alla sua bella presenza di pari opportunità.
Spieghi come un precario a 800 € al mese per tre mesi possa essere “spinto arisparmiare”, come un figlio di minatore russo abbia qualche chance diinvestire. Scenda, cioè, dall’empireo degli economisti e cammini sulla Terra e, possibilmente, guardi la gente intorno a sé.
Ci si ricordi sempre che in nessun corso di Economia e Commercio si nomini mai la parola “etica” e come questo piccolo dettaglio possa spiegare come un Krugman sia in grado di valutare senza un tremito se la disuguaglianza sia o no un male per le performance, dando, s’intende, il 90% della propria attenzione a queste ultime e soltanto incidentalmente alla presenza o meno della disuguaglianza su cui si fermerebbe soltanto se constatasse che sia d’inciampo alle dette performance.
Il colmo del cinismo? Non ancora! La palma d’esso, la meriterebbe di certo ilFondo Monetario Internazionale che, nel febbraio 2014, ha partorito un documento in cui si rassicurano i mercati (i famosi mercati): a quella data, disuguaglianze di reddito non risultano di ostacolo alla crescita economica e,quindi, pare del tutto superflua una redistribuzione della ricchezza.
Dichiarazioni come queste tre chiariscono anche a noi, pedine dei “mercati”, perché i ricchi diventino sempre più ricchi e i poveri si… impoveriscano: è stata evidentemente calcolata una soglia di sperequazione sociale ben precisa (e ben abbondante), fino alla quale l’economia trae giovamento dalle ingiustizie sociali, salvo iniziare a esserne danneggiata se tale soglia viene superata, poiché ciò porta allastagnazione che non è affatto importante perché aumentano i poveri, ma perchédiminuiscono i consumatori.
Questo è, dunque, il senso morale degli economisti liberisti. Non è mai inutile ricordare, anche a chi lo sa già, che il liberismo non è l’amore della libertà, intesa in senso generale, quella che tutti amano, ma è la dottrina economica che sostiene non la libertà delle persone ma dei capitali: il denaro deve essere libero, appunto, diandare là dove più rende. Per esempio, spostandosi dall’Italia alla Cina, se, là, a parità di costi, si produce di più e, quindi, si origina maggiore profitto. E i lavoratori italiani? I loro problemi non sono contemplati nei corsi di Economia e Commercio.
Le pari opportunità di cui teorizza madama Yellen? Uno specchietto per i gonzi.In realtà, il liberismo si è mantenuto fedele alle idee di Frederick Taylor, colui che prevedeva l’esistenza dei cosiddetti “uomini bue”, ben definiti, in Storia del pensiero organizzativo, da Giuseppe Bonazzi: “manovali fortissimi, ignoranti e stupidi, incapaci di intendere nessun altro ragionamento se non quello dell’aumento della paga giornaliera, ma docilissimi nel sottoporsi a ogni esperimento su quanti quintali di ghisa o di mattoni un uomo può “scientificamente” trasportare in una giornata”.
Ecco perché è una beffa crudele quella della Yellen che dà a intendere che “la variazione dei risultati ottenuti contribuisce alla crescita economica, perché spinge a ricevere un’istruzione migliore”, mentre, nella realtà dei fatti, tale accesso è negato e deve, per perpetuare il privilegio di pochi, continuare a essere negato.

http://www.articolotre.com/2014/12/il-senso-delle-disuguaglianze-sociali/

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