venerdì 12 dicembre 2014

Il magico mondo pagano precipitato nel ridicolo [adgNews24]


Finiti gli slogan e le mezze carnevalate, resta il popolo degli amministratori locali
di GIOVANNI CERRUTI
Nel magico mondo di Padania accade anche questo. Che Umberto Bossi, come ieri mattina, esca dalla villetta di Gemonio per il suo paio d’ore di libertà dalla famiglia, e si metta al telefono con il solito e autorevole Maurizio Lucchi dell’Agenzia Ansa, se scrive lui nessun dubbio, tutto verissimo: «Sai, hanno tirato dentro i miei figli in questa cosa tremenda…». Non sono neanche le 11 del mattino, ora insolita per Bossi. Ma ha un appuntamento nella sede di via Bellerio, c’è una brava militante della Lega che lo aspetta, l’ha convocata anche se è sabato, anche se lei è parecchio provata e sarebbe giorno di riposo.
I giornali riportano le sue ultime dichiarazioni, «è un complotto», è «Roma farabutta«. E chi incontra, il furibondo Bossi? «Ciao Umberto», «Ciao Daniela». Sì, proprio lei, Daniela Cantamessa, la brava militante, la sua bravissima segretaria particolare. La Daniela «quella delle bancarelle dei gadget». Che «l’anno 2012, addì 4 del mese di aprile, in Milano, negli uffici della Procura della Repubblica, alle ore 10», mette la firma in fondo al verbale e tira i figli dentro questa storia tremenda. «Io stessa avevo avvisato Bossi». Dei figli arraffoni, come Rosi Mauro. «Non nominai a Bossi la moglie, mi sembrava indelicato».
Se questo non fosse il fantastico mondo di Padania l’incontro tra Bossi e Daniela non potrebbe accadere. Hai tirato dentro i miei figli, non è vero, come minimo ti denuncio, non farti più vedere e stati attenta: ti verranno a prendere con i forconi. Invece niente. Fuori da via Bellerio, ai militanti, sul quotidiano «La Padania», devono arrivare i dubbi, lo stupore di Bossi, le sue teorie complottarde «perchè siamo l’unica opposizione». Ma dentro no, anche in portineria sanno che è tutto vero. Si accredita la tesi del Bossi che «non sapeva», pronti a declinarla, in caso di frana, nel caritatevole «gliel’hanno detto, ma non ha capito».
Quel che si è capito è che nella Padania della Lega nulla sarà più come prima. Si è perso il mito del Leader infallibile, del Condottiero imbattibile. L’hanno davvero fregato, tra famiglia e badanti, postulanti e adoranti. E a ripercorrere gli ultimi otto anni, a rileggere dichiarazioni, a rivedere certe foto, è facile la domanda che riguarda tutti i dirigenti della Lega. Ma non vi siete mai accorti di niente? Chissà se Davide Boni, il Presidente del consiglio regionale acciaccato da un’inchiesta, ripeterebbe ancora la sua frase più nota: «Se Bossi mi dice di raccontare che la mia giacca bianca è nera io vi dico che è nera».
Forse non sapeva di essere in linea con un tg, ha parlato come fosse nel tinello di Gemonio o sul pratone di Pontida, sempre nella sua Padania. Dove, ancora oggi, si possono incontrare personaggi come Fabio Meroni, deputato brianzolo, che sotto la sede di via Bellerio ha sguardo e parole di sfida: «Se avete coraggio scrivete che chi dubita di Bossi dubita di se stesso». O si possono leggere, nella fatica letteraria dell’ex capogruppo Marco Reguzzoni, uno svezzato dalle signore di Gemonio, frasi come questa: «I nostri militanti veri, fuori da logiche di potere e di palazzo, vedono in Renzo una speranza nel futuro. Uno così non può tradire, non può vendersi». Uno così, Renzo Bossi.
Ma questo, come si vedrà martedì sera nella manifestazione di Bergamo, sarebbe solo il mondo magico della Padania che ha per capitale morale il tinello di Gemonio e rappresentanza politica in via Bellerio. Diversa, ben diversa da quella dei sindaci, di governatori come il veneto Luca Zaia, della maggioranza dei parlamentari che in questi anni si son finti distratti, o hanno dovuto schivare minacce di espulsione come Roberto Maroni, ora osannato dai più. È la Lega, questa, che non voleva più vivere nel magico mondo del Cerchio Magico, che non ha dimenticato la Questione Settentrionale e sa di poter sopravvivere a questi guai.
In questo magico mondo di Padania di giornali ne leggono pochi, poco s’informano, nemmeno si curano degli atti dell’inchiesta. Rosi Mauro, con il suo moroso poliziotto e cantautore della celeberrima «Cooly Noody», continua a vivere nella sua Padania. E mentre escono i verbali diDaniela eccola, nel pomeriggio di venerdì, al telefono con SkyTg24. È un complotto, «devo salvaguardare il bene più prezioso che ho, il Sindacato», il suo Sin.Pa. Ma benedetta signora, già che è in linea, perché non dici quanti iscritti hai, che non lo sanno nemmeno i giornalisti de «La Padania»? Basterebbe un elenchino di cortei, se c’è.
Basta riprendere tre fotografie dell’ultimo anno per vedere quanto quel magico mondo di Padania era già pronto al disastro, e senza bisogno di inchieste. Quando Bossi, davanti a Montecitorio, laRosi accanto, si fa riprendere con il sindaco Gianni Alemanno e la governatrice Renata Polverini mentre se stanno a magnà il rigatone e la pajata. O a Monza, con Rosi e Roberto Calderoli Giulio Tremonti, mentre sventola banconote per l’inaugurazione delle sedi dei ministeri, roba che manco il Comandante Lauro, nella Napoli degli anni ‘50, si sarebbe permesso. «Così portiamo un po’ di posti di lavoro al Nord...».
E poi c’è quell’ultima foto, il lunedì di settembre con l’ansia delle borse del mondo (vero). Clik. Gemonio, terrazza: Bossi che alza il medio, Renzo l’indice, Calderoli in braghette, Tremontisoddisfatto, la Rosi in posa. E tutti giù a ridere, come se il default fosse una barzelletta dell’amicoRenato Pozzetto. E così, mentre ci sono militanti chiusi in casa per la vergogna, mentre un giornalista de «La Padania» ammette che «gli amici mi ridono in faccia e non so cosa rispondere», la Lega s’aggrappa a Maroni, il primo amico, l’ultima speranza. Perché quel magico mondo della Padania è ormai svanito. Nell’incredibile, con tendenza ridicolo.

* commento tratto dal quotidiano LA STAMPA

http://www.esternalizzati.it/?p=10072

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