domenica 14 dicembre 2014

IL DRAMMA DI ESSERE MARITO DEL “MOSTRO” - NON SONO POCHI GLI UOMINI CHE RESTANO CON LE MOGLI CONDANNATE PER L’OMICIDIO DEL FIGLIO - COME NEL CASO DI STEFANO LORENZI CON LA FRANZONI - CREPET: “SONO MASCHI DEBOLI MENTRE LE DONNE GUIDANO LA FAMIGLIA”

Paolo Crepet: “Nel caso della Panarello, bisogna tener presente non solo l’assenza del marito ma soprattutto quella del padre. E’ una vita di assenze: di regole, di affetti, di autorevolezza, di riconoscimento. Se cresci pensando di non essere stata mai amata, mai stata figlia, mai voluta, quando metti al mondo un figlio replichi questa dinamica”…

Maria Corbi per “la Stampa

STEFANO LORENZI ANNAMARIA FRANZONISTEFANO LORENZI ANNAMARIA FRANZONI
Ci sono le madri assassine e poi ci sono i padri. Figure sullo sfondo che possono condividere il destino di colpevolezza, oppure opporvisi, qualsiasi siano le prove. La cronaca ci ha parlato spesso di uomini che nonostante una condanna, la certezza, non mollano le compagne, e tengono insieme quel pezzo di famiglia che rimane.

Ce lo ha mostrato Stefano Lorenzi, accanto ad Annamaria Franzoni. Sempre. E ce lo ha mostrato Lorenzo Cassinis, dopo che la moglie ha annegato il figlio Federico di sedici mesi al largo della spiaggia di Porto Ercole all’Argentario. 

Adesso, dopo una condanna per lui a 8 mesi per concorso in omicidio colposo, e l’assoluzione per lei, incapace totale di intendere e volere al momento del fatto, sono ancora insieme, con loro gli altri due figli, lo stesso quadro di famiglia borghese di prima. Quando c’era anche il piccolo Federico.
 
VERONICA PANARELLO STIVAL MADRE DI LORISVERONICA PANARELLO STIVAL MADRE DI LORIS
SUPER PARTES
Mariti che «ritengono di dover ricoprire un ruolo super partes di garante degli equilibri familiari, anche in condizioni di grande difficoltà, contraddizioni e stress», spiega Massimo Di Giannantonio, psichiatra dell’università di Chieti.
 
Un atteggiamento poco comprensibile, spiega Paolo Crepet, psichiatra, che può rivelare «senso di colpa e debolezza». «Ma come si fa a stare vicini solo con il pensiero a una persona che ha strangolato tuo figlio? Cosa è, la consapevolezza che in famiglia tutto è lecito, l’importante è tenere la famiglia unita?».
 
Adesso a Ragusa, dove Veronica Panarello continua a negare si essere stata lei a uccidere il piccolo, il padre di Loris, suo marito, sembra aver trovato un equilibrio diverso. E’ stato chiaro: «Se è stata lei allora può morire». Se è stata lei. Per lui nessuna verità è ancora emersa e spererà fino a quando sarà possibile di non dover cancellare la sua Veronica e quel che resta della sua famiglia.
 
In molti si affannano a cercare nella sua assenza da casa, fisica ed emotiva, il varco dove si sarebbe insinuata la follia di Veronica, sua moglie. Ma Crepet invita alla prudenza. «Spesso i mariti veramente assenti sono quelli deboli, che poi rimangono vicini alle mogli oltre ogni ragionevole dubbio. Mentre sono le donne a guidare il gioco degli affetti e della famiglia». 
VERONICA PANARELLOVERONICA PANARELLO

Ma in questo caso, avverte lo psichiatra, «bisogna tener presente non solo l’assenza del marito, ma soprattutto quella del padre di Veronica. E’ una vita di assenze: di regole, di affetti, di autorevolezza, di riconoscimento. E poi se cresci pensando di non essere stata mai amata, mai stata figlia, mai voluta, quando metti al mondo un figlio replichi questa dinamica e quindi quel bambino non è mai stato figlio perché tu non sei mai stata figlia».
 
LE RESPONSABILITÀ 
La coazione a ripetere quello che si è stati e si è avuto nell’infanzia. È questa la chiave per cercare di comprendere il gesto impietoso di una madre che uccide il proprio figlio, una contraddizione della legge di natura, del cuore. Un dramma che nasce di solito da un raptus, da un’improvvisa follia che magari ha radici lontane e che si manifesta nella maniera più impietosa. 

Ma se questa volta hanno ragione gli investigatori non ci troviamo di fronte a un raptus, ma ad una vera e propria esecuzione, premeditata. Come spiegare i polsi legati dalle fascette? E allora come immaginare che tutto questo possa essere cresciuto in una casa senza che nessuno si accorgesse mai dei segnali premonitori? La criminologa Roberta Sacchi nota che il caso sarebbe talmente raro che troverebbe ampio spazio nei manuali di criminologia. 
Paolo CrepetPAOLO CREPET

Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, membro del comitato Onu dei diritti dei bambini, spiega che oltre alla responsabilità di padri assenti o che non vogliono vedere «c’è anche la responsabilità della collettività. Dobbiamo metterci in testa che i bambini sono figli di tutti noi e ognuno ha la responsabilità di vigilare».

Non c’è ancora la parola «fine» a questa indagine e il padre di Loris si sente ancora marito. Chiede che i giornalisti abbiano pietà della sua famiglia, vuole avere in mano le prove delle accuse alla moglie, prima di abbandonarla anche lui. Ma chi è davvero Veronica? La «mamma speciale» di cui parla lui, o una donna spietata, capace di uccidere il figlio e gettarlo in un canale? «Se è stata lei mi cade il mondo addosso», ha detto ieri. Ma fino ad ora quel peso lo tiene ancora sulle spalle.

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