giovedì 4 dicembre 2014

Giulio Questi morto, addio al regista partigiano amato anche da Tarantino

Giulio Questi morto, addio al regista partigiano amato anche da Tarantino

L'artista bergamasco, attore e scrittore, è deceduto nel sonno a 90 anni la scorsa notte. Il suo nome rimarrà legato anche alla censura dell’epoca che ritoccò pesantemente i suoi film usciti in sala


Giulio Questi si era appena goduto il caloroso abbraccio del 32esimo Torino Film Festival, che l’aveva glorificato con la riproposizione di tutti i suoi lungometraggi. Partigianoregista di culto e infine scrittore, Questi, bergamasco, è deceduto nel sonno a 90 anni la scorsa notte. Non avvezzo ai troppe chiacchiere e dibattiti, ha sempre parlato poco della sua surreale, rigorosa e politica parabola cinematografica, rimasta oltretutto attiva in forma traumaticamente ed efficacemente sperimentale nei sette cortometraggi horror/fantasy del 2008 (Doctor Schizo e Mister Phrenic; Lettura da SalamancaTatatatango;Mysterium Noctis; Repressione in città; Vacanze con AliceVisitors).
Artista capace perfino di raccontarsi e raccontare un tema delicatissimo come la Resistenza italiana in “Uomini e Comandanti” (Einaudi) uscito lo scorso aprile attraverso 15 racconti fulminantiper la demitizzazione della lotta armata, fatta di echi avventurosi e grotteschi, impellenze alimentari e sessuali, senza però mai perdere la bussola della partigianeria antifascista. Parlava di Resistenza, del resto, anche Se sei vivo spara (1967) spaghetti western cult, violento e censurato, aiuto regia Gianni Amelio, set improvvisato in un cantiere alla periferia di Madrid sotto il regime di Franco. Film amato da Tarantino e citato in Kill Bill 2 con la sequenza della resurrezione di Uma Thurman: “In quel film ho raccontato la Resistenza come l’ho vissuta”, ha ripetuto nel ripresentare il film a Torino pochi giorni fa, “I banditi di Sorrow sono vestiti di nero perché sono fascisti. Gli indiani e gli altri poveracci sono i partigiani”.
Questi dopo la Resistenza in prima linea, tra arresti e rappresaglie nazifasciste, inizia a fare cinema. A Roma diventa aiuto diRosi e Zurlini, interpreta il principe Mascalchi neLa Dolce vita di Fellini, poi la cosiddetta trilogia di lunghi, scritta in coppia con il partigiano Franco ArcalliSe sei vivo spara, La morte ha fatto l’uovo (1968) eArcana (1972).
Pellicole spesso introvabili se non tagliuzzate delle scene più cruente e scabrose che però chiudono subito una carriera d’autore che Questi recupera nel 2008 con i corti tutti in digitale. Il suo nome rimarrà legato anche alla censura dell’epoca che ritoccò pesantemente i suoi film usciti in sala, soprattutto quel Nudi per vivere, opera ad episodi uscita nel ’63, della quale Questi ha sempre ricordato un aneddoto curioso: “L’argomento era i locali notturni di Parigi. Il produttore era il suocero di Elio Petri, ne parlai con Elio e con Giuliano Montaldo vista l’amicizia che in quel periodo ci legava e decidemmo di farlo noi tre firmandolo Elio Montesti, fondendo i nostri tre nomi”. Il film uscì, ma il produttore finì sotto processo per ragioni di moralità e la pellicola subì il fermo giudiziario: “Il suocero di Petri chiamò a testimoniare della sua moralità perfino Fellini, ma non ci fu nulla da fare: venne condannato a due mesi e il negativo fu distrutto”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/03/giulio-questi-morto-addio-regista-partigiano-amato-tarantino/1248559/

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