giovedì 4 dicembre 2014

FEDERICO TULLI – Il senso di Alemanno per i collaboratori

federicotulliFatta la doverosa premessa che nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva, leggendo gli articoli sull’inchiesta che vede Gianni Alemanno indagato per associazione mafiosa, che si aggiunge alla cosiddetta Parentopoli del 2010, non si può non notare la propensione dell’ex sindaco di Roma a scegliere “collaboratori” sulla base di curricula che hanno poco a che fare con le competenze richieste per garantire il funzionamento dei servizi della Capitale di uno dei Paesi più evoluti al mondo. Una milizia composta da ex picchiatori, ex Nar, affaristi, faccendieri e nostalgici catapultata dagli ambienti della destra estrema romana nei posti di comando probabilmente senza tener conto dello scarso senso sociale e istituzionale che molti di questi “amici” avevano mostrato quanto meno in gioventù.
Incapacità, sventatezza, cameratismo o qualcosa di peggio? Per ora non si sa. Certo è che Alemanno avrebbe dovuto farsi venire qualche dubbio sulle sue doti di selezionatore già durante i primi mesi da sindaco. Ad esempio quando nel giugno del 2008, appena un mese dopo l’insediamento in Campidoglio, il suo Garante per la famiglia e per le periferie in campagna elettorale fu arrestato per pedofilia.
Con l’accusa di aver abusato di sette bambini di 10-12 anni che gli erano stati dati in custodia, don Ruggero Conti, allora potentissimo parroco della chiesa romana “Natività di Maria santissima” a Selva Candida, viene fermato il 30 giugno 2008 dai carabinieri mentre con i ragazzi della parrocchia era in procinto di partire per Sidney, dove avrebbe partecipato alla Giornata mondiale della gioventù in programma dal 12 al 21 luglio. I grandi scandali europei del 2009-2010 dovevano ancora scoppiare pertanto, di norma, per non far innervosire la Conferenza episcopale di Ruini e Bagnasco i media italiani non davano mai grande risalto alle storie di pedofilia clericale. Ma – forse per la prima volta – il caso Conti non rimase a lungo relegato nelle pagine di cronaca locale. Risultò difatti impossibile ignorare che a fronteggiarsi in sede civile si sarebbero trovati a un certo punto niente meno che il Comune di Roma e lo Stato di Città del Vaticano. Loro malgrado, come vedremo.
Ma andiamo per ordine e cominciamo col dire che l’eccezionalità del processo Conti verteva su diversi punti. Oltre quello già ricordato riguardo il ruolo assegnato a don Conti da Alemanno, per la prima volta un tribunale riconobbe l’interesse specifico di una amministrazione comunale a costituirsi parte civile nei processi per violenza “sessuale” commessa su minori. Dando così più respiro alla giurisprudenza che lo ammetteva solo in caso di violenza nei confronti delle donne. Infine, terzo punto e nodo del caso politico, la costituzione in parte civile non fu operata dal Comune di Roma, quindi dal sindaco Alemanno, ma da un cittadino, il futuro segretario dei Radicali Mario Staderini. Il quale, assistito dall’avvocato Elisabetta Valeri, esercitò “l’azione popolare”, una norma che permette a qualsiasi cittadino elettore di intraprendere le azioni legali che il Comune potrebbe svolgere e che invece non fa. E questo fu il caso del Campidoglio che espresse la volontà di non entrare nel processo, sulla base di motivazioni contraddittorie contenute in una determinazione del 27 maggio a firma di una dirigente, la dottoressa Cavilli, rimossa da Alemanno dopo che il Tribunale di Roma nell’udienza del 16 giugno ammise la costituzione di parte civile di Staderini a nome del Comune.
In realtà, agli atti del processo risulta un documento datato 4 giugno e con firma autentica di Alemanno, in cui il sindaco dichiarava «di non costituire l’amministrazione comunale nel processo» e di «non aderire» all’iniziativa di Staderini. La qual cosa mal si combinava con «l’indagine interna» annunciata dal sindaco per far luce sulla vicenda e con la rimozione del dirigente comunale. Il resto è cronaca nera.
Nel febbraio del 2011 Ruggero Conti viene condannato a quindici anni e quattro mesi per prostituzione minorile e per aver abusato di sette bambini tra il 1998 e il 2008 in oratorio e nei campi estivi. Secondo il Pm Francesco Scavo, il sacerdote aveva indotto due dei ragazzini «a compiere e/o subire atti sessuali in cambio di denaro o altra utilità (in genere capi di abbigliamento)». Abusi che il Pm a definì «di inaudita gravità», perché «prolungati negli anni» e perché avrebbe approfittato di situazioni «di debolezza o di difficoltà familiare in cui si trovavano i piccoli». In un caso, un bambino era stato affidato al prete dalla madre indigente perché lo aiutasse a superare i problemi dovuti alla perdita del padre; ma il sacerdote ne avrebbe approfittato per violentarlo circa quaranta volte in cambio di abiti o denaro (dai dieci ai trenta euro). Come è potuto accadere? Gli stessi accusatori del sacerdote definirono don Ruggero come una «persona sensibile, un tipo molto carismatico». Insomma, uno di cui fidarsi che «si ricordava subito i nomi di tutti quanti, che ti metteva subito a tuo agio, come se fosse una persona che conoscevi da tanto tempo».
Il 31 maggio 2013 l’uomo di cui si era fidato anche Alemanno è stato condannato in Appello a quattordici anni e due mesi di reclusione per violenza sessuale continuata e aggravata. La pena inflitta al prelato in primo grado è stata ridotta perché nel frattempo tre degli episodi contestati sono risultati prescritti. Per quanto riguarda la curia guidata dal vescovo Gino Reali, dopo l’arresto non prese alcun provvedimento. E così è stato per tutta la durata del processo di primo grado. Solo dopo la prima condanna a quindici anni e quattro mesi don Ruggero è stato sospeso a divinis.
Vale la pena soffermarsi su Reali perché in qualche modo avrebbe potuto mettere il sindaco di Roma sul chi vive. Nel corso del dibattimento il ‘superiore’ di don Conti è stato infatti accusato di non aver dato importanza alla lettera di denuncia che era stata presentata alla diocesi dai genitori di alcuni bambini. Lui si è difeso facendo presente di aver inviato a don Conti una nota di ‘scorrettezza’ nella quale lo invitava a «un corso di esercizi spirituali e a una costante frequenza al sacramento della Penitenza». Quindi sapeva. E in seguito è stato accertato che l’ex parroco continuò ad abusare dei bambini fino a tre mesi prima di essere arrestato. Proprio mentre aiutava Alemanno a diventare il sindaco del “decoro” e “antidegrado”.
Federico Tulli
(3 dicembre 2014)


http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/12/03/federico-tulli-il-senso-di-alemanno-per-i-collaboratori/

Nessun commento:

Posta un commento