mercoledì 10 dicembre 2014

Dai Queen ai Metallica, la playlist delle torture

Tra le azioni messe in pratica dalla Cia c’era anche la musica sparata a tutto volume nelle orecchie dei detenuti. Un ex agente: «Musica con la quale i prigionieri non avevano alcuna familiarità e che li faceva impazzire»
I Metallica in concerto

NEW YORK
Torture al suono di sinfonie senza tempo. Non solo waterboarding o reidratazione rettale: tra le tecniche di interrogatorio “duro” messe in pratica dagli 007 della Cia c’era anche la musica. Di ogni genere, rigorosamente sparata a tutto volume nelle orecchie dei detenuti, ad oltranza, anche per interi giorni, sino a quando i terroristi, o presunti tali, non erano costretti a piegarsi al cospetto di Queen, Eminem, Metallica o Bee Gees. Un repertorio musicale tanto vasto quanto eterogeneo per «disorientare» i prigionieri.  

La pratica, codificata come una forma di tortura, è stata anch’essa denunciata nel rapporto sul programma segreto dell’agenzia, diffuso ieri dalla commissione Intelligence del Senato Usa. La “playlist” del terrore, di cui si era parlato già in interviste a ex militari ed ex detenuti nelle prigioni segrete o in libri come “The Guantanamo Files” di Andy Worthington, era una compilation di generi molto diversi fra loro. Oltre alle classiche “We are the champions” e “We will rock you” dei Queen, che i prigionieri erano costretti ad ascoltare a ripetizione e a volumi insopportabili con le cuffie legate alle orecchie, si attingeva molto dal repertorio heavy metal, dai Metallica agli AC/DC. Quale miglior martello per le orecchie: «Musica con la quale i prigionieri non avevano alcuna familiarità e questo li faceva impazzire», raccontò alla Abc un ex operativo della Cia.  

C’erano poi le “torture” musicali più subdole, meno martellanti ma decisamente più stucchevoli, specie per chi certa musica non l’ha mai sentita. E allora giù con `Hit me baby one more time´ di Britney Spears o `Slim Shady´ di Eminem. E non poteva mancare l’angolo nostalgico con un po’ di amarcord anni ’70, è il caso di `Stayin´ Alive’ dei Bee Gees. «Perdi ogni cognizione e fa paura pensare che potresti diventare pazzo a causa di tutta quella musica, a causa del rumore altissimo e perché dopo un po’, non percepisci più le parole delle canzoni, tutto quello che senti è un rumore intenso», raccontò nel libro di Worthington Ruhal Ahmed, un ex prigioniero di Guantanamo.  

Come spiegò in un’intervista a Newsweek il sergente Usa Mark Hadsell, raccontando degli interrogatori che venivano condotti sui prigionieri in Iraq, «Se la suoni per 24 ore di fila, le funzioni mentali e fisiche iniziano a cedere, i pensieri rallentano e la volontà si spezza. È allora che noi entriamo nella cella e iniziamo a interrogarli». Chissà che nella playlist della Cia non fosse finito anche qualche tormentone nostrano che in Usa ha spopolato, come “L’Italiano” di Toto Cotugno, o “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno. Note forse nascoste dalle cancellature in nero che percorrono le 499 pagine di rapporto. 


http://www.lastampa.it/2014/12/10/esteri/dai-queen-ai-metallica-la-playlist-del-terrore-e4hbLYFbxTafcOYPebLaVL/pagina.html

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