giovedì 18 dicembre 2014

Chiaroscuro. I pochi e i molti

Sono trascorsi oltre due mesi e mezzo dal massacro degli studenti di Ayotzinapa e il Messico non ha dimenticato. Non solo, questa volta il mondo intero ha dovuto aprire gli occhi su quel che accade in un paese che quasi mai viene accusato dai media internazionali di violare in modo sistematico i diritti umani. Il massacro è stato compiuto dallo Stato, ha scritto la gente sui cartelli. Non è più possibile distinguere tra la criminalità organizzata e gli apparati che dovrebbero garantire la vita democratica. Perché? Perché questa volta il muro del silenzio e dell’omertà è andato in pezzi? Molte migliaia, forse milioni, di persone riconoscono adesso che siamo in guerra, una guerra scatenata da quelli che stanno in alto contro quelli in basso, scrive Gustavo Esteva. E’ quel che vanno dicendo da tempo gli Zapatisti. Incontrando i familiari dei ragazzi desaparecidoshanno spiegato che nel loro dolore si sono riconosciute milioni di persone e che i pochi restano pochi solo fino a quando non si riscoprono in altri. Allora succede qualcosa di terribile e meraviglioso. E quelli che si pensavano pochi e soli, scoprono di essere la maggioranza in tutti i sensi. Sono quelli che stanno in alto a essere in pochi. E’ a seguito di questo incontro, dicono in Chiapas, che sarà possibile “rivoltare” il mondo
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Un blocco stradale all’università di Oaxaca con 43 sedie, una per ogni desaparecido di Ayotzinapa
 di Gustavo Esteva
Il dolore ci avvolge. Non lo allevia l’anestetico dispensato dalle autorità. La loro guerra di logoramento provoca stanchezza e sfinimento, non paralisi. Alimenta la rabbia.
Perchè Ayotzinapa? Perchè non ci siamo svegliati prima di fronte a tutti i morti, tutti i desaparecidos, tutti i massacri che abbiamo sofferto? Si sono date molte risposte. Due di esse sembrano sempre più rilevanti.
Ayotzinapa è stata la prima certezza pubblica e incontestabile del fatto che non c’è modo di distinguere tra narcos e “poliziotti”, tra “criminali” e “funzionari”. La frase “è stato lo Stato” seminata allo Zocalo di Città del Messico, ha caratterizzato bene il risveglio di quel momento. Tutti abbiamo saputo con certezza ciò che fino ad allora era solo un sospetto o un segreto a tutti noto ma non svelato in pubblico. Non è più possibile negarlo. Sono loro.
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22 ottobre, lo Zocalo di Città del Messico
Un’altra risposta arriva da più lontano: si riferisce al modo in cui è maturata la coscienza pubblica in questi anni. Nel 2011 abbiamo avuto un risveglio simile quando abbiamo fatto nostro il grido di Javier Sicilia “Estamos hasta la madre (“Non ne possiamo più di voi”, ndt) e ci siamo fatti carico delle accuse e delle richieste della sua lettera a politici e criminali. L’8 di maggio Sicilia si piantò nello Zocalo, circondato da molte migliaia di persone, e propose un patto tra la società civile e le classi politiche. Disse allora, e ripeté il 28 maggio nel Castello di Chapultepec, di fronte ai candidati alla presidenza, che non si sarebbero accettate le elezioni se prima i partiti politici, tutti, non ripulivano le proprie fila da quanti, mascherati di legalità, erano di fatto collusi con il crimine e mantenevano lo Stato sotto ricatto e impotente.
Questa posizione è poi stata portata in lungo e in largo per il paese in carovana. Coloro che credettero possibile quel patto e pensarono che i partiti e il governo avrebbero fatto un serio sforzo per ripulire la loro casa sanno, tre anni più tardi, che non è successo niente del genere. Ayotzinapa ha dimostrato che qualsiasi patto con loro risulta illusorio e controproducente.
Molte migliaia, o forse milioni, di persone riconoscono adesso che siamo in guerra, una guerra scatenata da quelli in alto contro quelli in basso, una guerra senza quartiere su tutti i fronti, come da anni ci vanno dicendo gli zapatisti. E molti altri, o pochi, chi lo sa, stanno leggendo con attenzione le parole che il comando generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) con la voce del subcomandante Moises ha indirizzato ai genitori e agli alunni di Ayotzinapa durante la loro visita a Oventic il 15 novembre scorso (Enlace Zapatista).
L’ EZLN li ha ringraziati per la visita, per il loro impegno, per la loro testardaggine. Ha ricordato “che l’intero sistema politico è marcio. Che il punto non è che abbia relazioni con il crimine organizzato, il narcotraffico, le molestie, le aggressioni, gli stupri, le botte, le carceri, le sparizioni, gli assassinii, ma che tutto ciò è parte della sua essenza.
“Perchè non si può parlare ormai di classe politica e differenziarla dagli incubi che milioni di persone soffrono e patiscono in queste lande… Corruzione, impunità, autoritarismo, crimine organizzato o disorganizzato sono già nei marchi, negli statuti, nelle dichiarazioni di principio e nelle pratiche di tutta la classe politica messicana”.
ayotzinapaL’EZLN ha fatto veder loro che non sono soli. Sono con loro i familiari dei bambini e bambine assassinati nell’asilo ABC, quelli dei desaparecidos di Coahuila, quelli delle innumerevoli vittime quotidiane che sanno, in ogni angolo del paese, che i soprusi continui provengono dall’autorità, a volte vestita da organizzazione criminale, a volte da governo legalmente costituito. Sono al loro fianco anche “i popoli originari, che (…) fanno tesoro della saggezza per resistere e tra i quali non esiste nessuno che meglio conosca il dolore e la rabbia”. Con loro sono il popolo yaqui, il nahua, il nathò…
Hanno detto loro che le loro parole hanno forza perché in loro “si sono riconosciuti milioni di persone”. “I pochi restano pochi fino a quando si incontrano e si riscoprono in altri. Allora succede qualcosa di terribile e meraviglioso. E quelli che si pensavano pochi e soli, scoprono che siamo la maggioranza in tutti i sensi. E che, veramente, sono quelli che stanno in alto a essere pochi”. A seguito di questo incontro sarà possibile “rivoltare” il mondo che abbiamo.
Secondo l’EZLN “ci sarà un cambiamento profondo, una trasformazione reale in questo e in altri luoghi doloranti del mondo. Non una ma molte rivoluzioni scuoteranno il pianeta. E il risultato non sarà un cambio di nomi e di etichette per cui quelli in alto resteranno in alto a spese di quelli in basso. La trasformazione reale non sarà un cambio di governo ma quello di una relazione, quella in cui il popolo comandi e il governo obbedisca (…) dove governare non sia un affare (…) dove non regnino il terrore e la morte (…) e dove non ci siano comandanti e comandati, né pastori né pecore”.
Questo hanno detto gli zapatisti ai genitori di Ayotzinapa e agli alunni sopravvissuti. E a noi tutti, credo.
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fonte: la Jornada. Titolo originale: Claroscuro
traduzione per Comune-info: Camminar domandando
Gustavo Esteva vive a Oaxaca, in Messico. I suoi libri vengono pubblicati in diversi paesi del mondo. In Italia, sono stati tradotti: «Elogio dello zapatismo», Karma edizioni: «La Comune di Oaxaca», Carta; e, proprio in questi mesi, per l’editore Asterios gli ultimi tre: «Antistasis. L’insurrezione in corso»; «Torniamo alla Tavola» e «Senza Insegnanti». In Messico Esteva scrive regolarmente per il quotidiano La Jornada ma i suoi saggi vengono pubblicati anche in molti altri paesi. In Italia collabora con Comune-info.
Tutti gli altri articoli di Gustavo Esteva usciti su Comune-info sono qui
Un piccolo nucleo di amici italiani di Esteva, autodenominatosi “camminar domandando”, nei mesi scorsi ha stampato il testo della conversazione tenuta da Esteva a Bologna nell’aprile 2012 (i temi in parte sono gli stessi degli incontri tenutisi nell’occasione a Lucca, in Val di Susa, Torino, Milano, Venezia, Padova, Firenze e Roma):  “Crisi sociale e alternative dal basso. Difesa del territorio, beni comuni, convivialità”. (chi vuole, può scaricarlo su www.camminardomandando.wordpress.com).



http://comune-info.net/2014/12/i-pochi-i-lezione-ayotzinapa/

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