sabato 13 dicembre 2014

Che guaio i politici senza cultura

Da Gramsci a Moro, da Croce a La Malfa, in Italia gli intellettuali sono stati alla guida dei partiti. Da vent’anni questo non è più vero. Imperano demagogia e populismo. Che inquinano e deformano la democrazia


Che guaio i politici senza cultura

Ho letto in questi giorni in vari giornali e riviste che gli intellettuali non ci sono più, sono scomparsi. Sia quelli che allora (parliamo del Novecento fino al suo ultimo decennio) venivano chiamati “organici” perché mettevano il loro cervello e i loro saperi al servizio del partito cui aderivano; sia gli “indifferenti” che non avevano alcuna passione e informazione sulla politica ma coltivavano le loro scienze. Adesso, da almeno 25 anni a dir poco, non ci sono più salvo alcuni molto vecchi, senza denti e in carrozzella, che pensano a tutt’altro che alla politica.

A me non sembra che le cose stiano così e neppure sono state così ai tempi nei quali gli italiani erano - come si dice ora - una vera e propria eccezione, a volte anche più di altri popoli.

Farò intanto una prima osservazione: gli italiani avrebbero messo i loro saperi al servizio d’un partito ma facevano parte, proprio per questa loro funzione, del gruppo dirigente di quel movimento politico, e spesso l’hanno diretto e talvolta l’hanno addirittura fondato.

La Democrazia cristiana nacque da una costola dei Popolari che erano stati un grande partito nato nel 1919 e il suo primo fondatore e leader fu Alcide De Gasperi che ai tempi di Roma occupata dai nazisti era stato ospitato in Vaticano e lavorava nella biblioteca di quell’istituzione religiosa. I cosiddetti “cavalli di razza” di quel partito che vennero subito dopo di lui erano intellettuali di professione come Fanfani, Dossetti, La Pira; Aldo Moro era un intellettuale al cento per cento e così pure Ciriaco De Mita dopo di lui.

Il Partito repubblicano ebbe per vent’anni e più la guida di Ugo La Malfa e, accanto a lui, di Bruno Visentini. Erano al tempo stesso politici e intellettuali, La Malfa veniva direttamente dal Partito d’Azione; Visentini oltre alla politica e alla finanza coltivava la pittura e la musica di cui era fervido amatore. Direi che l’ottanta per cento degli aderenti al Partito repubblicano erano persone di elevata cultura e intelletto e facevano parte di quello che allora si chiamava il notabilato nelle professioni libere, medici, avvocati, docenti universitari o delle scuole superiori. La politica tuttavia li intrigava fortemente e la praticavano in un partito che aveva pochi voti ma era molto qualificato. Il grosso quantitativo del partito era della Toscana e delle Romagne dove contendeva al Pci la guida della pubblica opinione e delle istituzioni locali. Quanto ai comunisti il loro vero partito cominciò al congresso di Lione dopo aver messo fuori gioco il massimalismo di Bordiga. A Lione nacque un Partito comunista moderno e italiano. Il congresso e il gruppo dirigente che ne uscì erano guidati da Gramsci, Togliatti, Terracini, e anni dopo affluirono in esso personaggi come Amendola, Ingrao, Tortorella, Macaluso, Reichlin, Tronti: persone diverse, di diverso sentire, ma tutte con una vasta cultura che discendeva da personaggi come Antonio Labriola, Giustino Fortunato, e perfino Benedetto Croce. Anche Enrico Berlinguer era un intellettuale e guidò il partito per molti anni fino alla sua prematura scomparsa. La nuova generazione che gli subentrò compì alcuni errori politici non lievi ma era comunque dotata di ampie letture e di interessi culturali. D’Alema fu uno di quelli e Veltroni anche di più poiché è stato giornalista, direttore de “l’Unità”, membro del miglior governo Prodi, ministro dei Beni culturali, sindaco di Roma per due mandati e coltiva cinema, scrive romanzi e memorie. Quanto al Partito d’Azione, quello fu addirittura il partito degli intellettuali e proprio per questo ebbe pochissima fortuna e non visse che una breve stagione per quanto riguarda la politica, ma la sua cultura politica è tuttora tra quelle più condivise e risale ai fratelli Rosselli, ad Ernesto Rossi, a Norberto Bobbio, a Colorni, a Salvemini e a molti altri. Dette il meglio di sé come cultura e il peggio del peggio come politica.

Infine le persone guida del Partito liberale furono nientemeno che Benedetto Croce e Luigi Einaudi. E il gruppo della sinistra di quel partito era formato da Mario Pannunzio, Leone Cattani, Nicolò Carandini, Cagli, Storoni, Ennio Flaiano, Vitaliano Brancati. Erano apolitici? Certo che no. La politica furono loro a guidarla e non ad esserne guidati, erano indipendenti? Se la parola è detta nel senso dell’indifferenza dalla politica, no, non erano affatto indifferenti. Erano semmai autoreferenti quanto si può nell’esercizio stesso del potere. Persone che servivano lo Stato e il Paese come furono poi Ciampi, Prodi, Valiani, e tanti altri.

Ma oggi? che succede oggi? Il politichese si è moltiplicato del mille per cento ed ha inquinato e deformato la democrazia italiana. Un altro fenomeno non inconsueto anzi frequente nella vita pubblica italiana è emerso da almeno vent’anni a modificare nel peggio la qualità della nostra convivenza sociale. Si chiama demagogia e ha come strumento il populismo. Dura a dir poco da vent’anni e tutto lascia presagire che ne durerà almeno altrettanti con i suoi nefasti effetti.

Quando la demagogia e il populismo imperano, allora sì la mancanza degli intellettuali risulta catastrofica. Non quando sono troppi ma quando non ce n’è più nessuno.

Eugenio Scalfari 

Eugenio Scalfari

Vetro soffiato



 TruthPlease

Scusi ma lei é lo stesso Scalfari che sulle colonne di Repubblica diceva di votare Renzi? Mmmm, Renzi non é un demagogo vero? 

 thrinakie

"I lettori mi perdoneranno questa lunga ma indispensabile premessa. Indispensabile perché ora debbo infatti dire agli elettori che rappresentano la parte responsabile del Paese e che mi auguro siano una cospicua maggioranza del corpo elettorale, che debbono a mio avviso votare per il Pd e quindi per Matteo Renzi che ne è il leader."



http://espresso.repubblica.it/opinioni/vetro-soffiato/2014/10/07/news/che-guaio-i-politici-senza-cultura-1.183154?ref=fbpe

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