venerdì 12 dicembre 2014

C’è una Basilicata che non si vende

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di Paolo Baffari
La manifestazione di giovedì 4 dicembre a Potenza, “contro la legge Sblocca Italia e non solo”, segna probabilmente un punto di svolta rispetto alle logiche dei poteri locali. Il dominio che opprime questa terra di Basilicata da qualche decennio e che soffoca ogni tentativo di opposizione, negli ultimi anni ha acquisito ancor più vigore e permeabilità, stringendo alleanze inestricabili con le multinazionali dell’energia e dei rifiuti.
Una classe politica e dirigente, quella lucana, che, nell’incapacità (forse anche voluta) di pensare a un futuro sostenibile per questa terra – centrato su un sistema economico che valorizzasse natura, paesaggi, agricoltura contadina, piccola imprenditoria e artigianato, turismo culturale ed ecologico, sistemi energetici diffusi e autonomi, ciclo virtuoso dei rifiuti, etc. – e preservasse la biodiversità e la vita, ha scelto la facile strada di un’economia malata, dipendente dalla carità di grandi gruppi industriali e multinazionali senza scrupoli. Imprese multinazionali che hanno invaso questa terra cercando di rapinare e depredare ogni bene e patrimonio (loro le chiamano risorse, cioè qualcosa di mercificabile), massimizzando i profitti e lasciando i costi e i danni a Madre Natura e a tutti i coloro che vivono in questo territorio.
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All’interno di questa cornice degradante e mortificante, la manifestazione di giovedì rappresenta un segnale di grande risveglio e di luminosa partecipazione democratica, che i tentativi di qualche gruppo politico e di qualche pseudo-movimento populista non sono riusciti a monopolizzare. Il fiume inarrestabile di persone, bandiere, striscioni e trattori, che ha inondato le strade di una città solitamente grigia e ormai spenta (dopo anni di potere di amministrazioni che hanno provveduto non solo a cementificare ogni spazio comune, ma anche le menti e le coscienze), ha illuminato questa giornata di un momento di grande partecipazione popolare, che non finisce qui.
Qualcosa sta accadendo in Basilicata: si respira nell’aria, si legge negli occhi arrabbiati ma consapevoli degli studenti, si sente nei discorsi, non solo degli attivisti ma dei cittadini comuni, che cominciano a desiderare un’altra Basilicata e a pretendere un altro governo dei territori e un’altra politica, al servizio del bene comune e non degli affari e del malaffare di  multinazionali e mafie.
La convergenza tra il grave momento di crisi e di attacco alla democrazia con i percorsi di alcuni movimenti (quali la rete regionale e il movimento No Triv) e di alcuni infaticabili attivisti, che hanno saputo pazientemente spargere semi di dissenso e di cambiamento, può finalmente ricondurre a sintesi tutte le vertenze e le lotte territoriali. Quello che si muove nella società mette a nudo i limiti e la mediocrità culturale e intellettuale della classe politica e dirigente lucana che sembra sempre più sul punto di implodere, come sta implodendo questo sistema, fondato sulla crescita materiale e sulla distruzione dei beni e dei diritti comuni.
La manifestazione del 4 dicembre – caratterizzata principalmente dal Movimento No Triv, dai coordinamenti studenteschi e dalle associazioni e comitati locali che stanno lottando sui territori – non solo per affermare il proprio No alla depredazione del proprio futuro e delle proprie vite, ma può anche mostrare un altro modello di società, di democrazia e di economia e lavoro. Questa manifestazione ha mostrato probabilmente l’inizio di una storia, che, insieme alle innumerevoli lotte portate avanti da altri movimenti territoriali non solo in Italia, può dare inizio a quel cambiamento di civiltà di cui abbiamo urgente bisogno.
Il Consiglio Regionale del 4 dicembre – nell’alternarsi di interventi pilotati e senza senso, che continuavano a ripetere meccanicamente le stesse ricette consunte di crescita, sviluppo e una fanatica fede nelle sorti magnifiche e progressive di questo governo e delle folli scelte autoritarie insite nella Legge Sblocca Italia – ha mostrato la nullità delle proposte e delle prospettive che questa classe politica è capace di prefigurare. È La mediocrità del presidente Marcella Pittella e dei consiglieri di maggioranza che inneggiano alle potenzialità delle royaltiesdel petrolio e di questo modello di sviluppo. La deliberazione Pilatesca del Consiglio Regionale, rispetto all’impugnazione dello Sblocca Italia è stata del tutto prevedibile e coerente con la nullità di questa classe politica, limitandosi a mettere, tiepidamente, in discussione il solo articolo 38 di una Legge che, invece, rappresenta nel suo complesso (artt. 7, 35, 36, 37, 38 a altri) un ulteriore passo verso la demolizione di quel che resta della costituzione e della democrazia, annullando anche (art. 7) il risultato del referendum sull’acqua pubblica.
D’altra parte il percorso politico della rete dei movimenti lucani e del No Triv non si limita a contrapporsi a una Legge anticostituzionale, che si configura come una sorta di colpo di stato parlamentare, ma si pone come un percorso culturale e politico, “insorgente”, di cambiamento di questo modello di democrazia, di sviluppo e di società. Un percorso, evidentemente, da mortificare e delegittimare da parte della classe dominante: lo dimostra il misero tentativo di attribuire la responsabilità del lancio di un’inoffensiva bottiglia molotov contro una sede del Pd, avvenuta a Montescaglioso (Matera), paese di nascita del viceministro Filippo Bubbico (ex presidente della Regione Basilicata) nella sera di venerdì 5 dicembre (il giorno successivo alla grande manifestazione), durante una riunione di partito alla quale era presente, guarda caso, lo stesso Bubbico. Un tentativo maldestro di criminalizzare un movimento, che comincia a mettere paura, e una manifestazione che ha rappresentato un momento di democrazia.
Nonostante tutto i percorsi di resistenza, di lotta e di proposta acquisteranno sempre maggiore ampiezza, determinazione e compiutezza, e la Basilicata, in questo divenire, può rappresentare il contrappunto della Val di Susa, quale modello di pratiche di altra democrazia, altra civiltà e altra economia; perché un vero cambiamento – urgente e indispensabile per sperare in un futuro – verrà dalla società civile, dalle reti di movimenti e di cittadini liberi, capaci di pensiero e di azione.
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* movimento Potenzattiva – No Triv

http://comune-info.net/2014/12/triv-basilicata/

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