sabato 20 dicembre 2014

Abruzzo. Per la discarica dei veleni di Bussi tutti assolti, prescritto il reato di disastro ambientale

La discarica abusiva più grande d'Europa, contenente rifiuti tossici interrati che, ancora oggi, inquinano le falde che alimentano le acque superficiali della Val Pescara, oltre ad aver contaminato per anni l'acqua bevuta da almeno 700mila persone. Ma il reato di disastro ambientale è stato prescritto.
Abruzzo. Per la discarica dei veleni di Bussi tutti assolti, prescritto il reato di disastro ambientale-M.F.- Dopo cinque ore di Camera di consiglio la Corte d’Assise di Chieti haassolto tutti gli imputaticoinvolti nel processo di primo grado per la mega-discarica dei veleni diBussi sul Tirino(Pescara). 
Gli imputati erano 19 e tutti, a vario titolo, erano stati accusati di disastro colposo, di disastro ambientale e di avvelenamento delle acque. La Corte ha derubricato il reato in disastro colposo e gli imputati sono stati giudicati non colpevoli per sopraggiunta prescrizione. I 19 imputati sono quasi tutti ex amministratori e vertici della Montedison, ora Edison.
I pm del tribunale di Pescara, Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini, avevano chiesto 18 condanne e un’assoluzione e pene da 4 a 12 anni e otto mesi.
Secondo gli inquirenti, per decenni e sino all'incirca all'inizio degli anni '90, l'area sarebbe stata destinata ''allo smaltimento illegale e sistematico'' di circa 240 mila tonnellate di sostanze tossiche. Una situazione che, col tempo, avrebbe determinato il disastro ambientale del suolo e del sottosuolo.
La vicenda della discarica di Bussi viene alla luce nel 2007 grazie a un'indagine durata più di un anno, da parte del corpo della Guardia Forestale che scopre l'interramento di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici industriali e il conseguenteavvelenamento delle falde acquifere potabili della Val Pescara; a far partire le indagini, infatti, il ritrovamento nel fiume Pescara di ingenti quantità di clorometanoderivati. 
Una discarica abusiva, la più grande d'Europa, con 25 ettari di rifiuti tossici, sepolti a 5-6 metri di profondità, ad appena 20 metri di distanza dalla sponda destra del fiume Pescara.
La discarica fu immediatamente posta sotto sequestro. Di lì a poche settimane furono scoperte in zona altre tre discariche, una poco più a monte del polo industriale. Dopo i primi rilievi e accertamenti furono emessi 33 avvisi di garanzia nei confronti degli allora vertici dell'Aca (Azienda Consortile Acquedottistica) di Pescara, dell'Ato (Ambito Territoriale Ottimale) e di ex amministratori della Montedison, che dagli anni 60' al 2001 ha gestito il polo chimico, acquisito nel 2002 dalla Solvay. 
Un polo industriale, quello di Bussi sul Tirino, che dal 1901 ad oggi ha visto l'avvicendarsi di diversi proprietari: prima la "Franco-Svizzera di Elettricità", divenuta poi "Società Italiana di Elettrochimica", che lasciò il posto alla "Società Elettrochimica Novarese", fino all’arrivo negli anni ’60 della Montecatini/Montedison, che si concentrò sullo sfruttamento per la produzione di cloro, clorometani, cloruro ammonico, piombo tetraetile e trielina. Tutte sostanze, queste, che, secondo quanto certificato dal ministero dell'Ambiente, hanno trasformato il sito di Bussi, collocato tra il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Parco Nazionale della Majella e il Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise, una delle 37 aree più inquinate d’Italia.
Nel tempo, questa discarica abusiva ha contaminato le falde acquifere, dapprima quelle superficiali, per poi arrivare a quelle profonde; e anche i terreni intorno non sono stati esenti dall'essere inquinati, e oggi si trovano sostanze di ogni tipo, dalladiossina al cloroformio, presente in quantità 453mila volte superiori ai limiti consentiti, passando per tricloroetilene, 193mila volte fuori la soglia, al mercurio, 2100 volte superiore, e altre sostanze cancerogene con valori migliaia di volte oltre i limiti. Questi dati sono diffusi dal Wwf sulla base dei monitoraggi ambientali, realizzati dalla Environ, per conto della Solvay, proprietaria del sito industriale dal 2001.
Una ricchezza idrica che nei primi del '900 aveva attirato le grandi aziende elettriche, ma ad oggi compromessa; nella valle di Bussi dal 2007 i pozzi sono stati chiusi e si teme per i veleni che scorrono insieme all'acqua potabile. Si teme per la salute dell'intera comunità, ma, come denunciano gli ambientalisti, a oggi, a Bussi, non esiste un registro dei tumori.
I rifiuti tossici contenuti nella mega-discarica, secondo l'Avvocatura dello Stato stanno ancora oggi inquinando le falde che alimentano le acque superficiali della Val Pescara, oltre ad aver contaminato per anni l'acqua bevuta da almeno 700mila persone.
Il commento di Augusto De Sanctis, referente del Forum Acque Abruzzo, e storico protagonista delle associazioni ambientaliste per il processo sulla mega-discarica di Bussi, all'Ansa: "sull'avvelenamento siamo di fronte a una falda che ha un disastro ma che come avvelenamento non sussiste: non ci sono colpevoli pur di fronte all'acqua avvelenata e a un disastro accertato". De Sanctis a questo punto chiede la "riapertura dei pozzi Sant'Angelo, quindi a valle della mega-discarica, che furono chiusi nel 2007 dopo le nostre battaglie, quelli che ancora oggi inquinano, perché evidentemente non sono un reato".
"Una vera vergogna". E' questo il commento di Legambiente sulla sentenza. "Dopo la sentenza dell'Eternit ancora una sentenza che non trova i colpevoli. Accusati a vario titolo di disastro e di avvelenamento delle acque, sono stati tutti assolti per questo capo d'accusa, perché – commenta Legambiente – ancora non c'é il reato di disastro e di inquinamento ambientale e la prescrizione scatta come una mannaia, come se gli effetti nefasti dei reati ambientali potessero essere calcolati solo nel momento in cui l'atto illegale è stato compiuto e non in base agli effetti che continuano a provocare nel tempo sulla salute e sull'ambiente".
"Ancora una volta un disastro ambientale finisce con un nulla di fatto – commentanoVittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente e Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo – ma la nostra associazione, tra le parti civili al processo, continuerà la sua battaglia su Bussi. Così come continueremo ad impegnarci affinché venga fatta giustizia su molti altri disastri ambientali consumati in Italia. E per evitare che nuove Bussi e nuove Eternit si compiano sul territorio e nelle aule dei tribunali pretendiamo dal Senato una rapida approvazione del disegno di legge sui delitti ambientali nel codice penale, fermo da febbraio scorso nelle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato". 
Proprio per questo motivo, Legambiente, insieme a Libera a ad altre 25 associazioni di cittadini e categoria, ha promosso un  appello al presidente del Senato Grasso che si può sottoscrivere a questo indirizzo: www.change.org/legambiente-ecoreati
Dello stesso parere anche Wwf"La sentenza emanata oggi, come è già avvenuto con l'esito del processo Eternit di poche settimane fa, è la dimostrazione che la via giudiziaria per la difesa dell'ambiente è fallimentare".
"Seguiamo i fatti di Bussi dall'anno 2006 e siamo nel processo come persona offesa e dal 2009 come parte civile – ricordano Tommaso Navarra, legale del Wwf Italia e Luciano Di Tizio, delegato regionale del Wwf Abruzzo - avevano così già maturato, sino ad oggi, alcune radicali certezze e per dirla con Pasolini: 'Noi sappiamo che fare Giustizia è un fatto rivoluzionario; Noi sappiamo che fare Giustizia nel nostro Paese vuol dire salire tutti gli infiniti gradini del Golgota del nostro diritto processuale penale(tre anni di indagini, sei anni di processo, 68 udienze, diciotto giudici tra Gup, Tirb., Corte di Assise, Corte di Cassazione, 22 ordinanze, una sentenza). Noi sappiamo che cercare di accertare processualmente fatti gravissimi è una impervia ascesa della volontà prima ancora che della ragione. A queste certezze ne vogliamo aggiungere oggi solo altre due: il disastro vi era, vi è e non è imputabile al caso; la prescrizione, come in altri processi, cancella solo le colpe individuali. Con serena fiducia ci aspettiamo che, chi ha cagionato colposamente il disastro, si faccia carico della bonifica. Noi ci saremo e continueremo a tutelare il nostro territorio".
Il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, affida a Twitter il suo pensiero: "Su discarica Bussi ricorriamo in appello. Chiediamo condanna responsabili e risarcimento per danni ambientali". 
Secondo l'Ispra i danni ammontano a 8,5 miliardi di euro, con una contaminazione di circa 2 milioni di metri cubi di terreni e dell’acqua di falda. 

http://www.articolotre.com/2014/12/abruzzo-per-la-discarica-dei-veleni-di-bussi-tutti-assolti-prescritto-il-reato-di-disastro-ambientale/

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