sabato 20 dicembre 2014

1. S’AVANZA UN ALTRO MOVIMENTO CHE INTENDE LIBERARE IL GRUPPO PIÙ OPPRESSO DI TUTTI: I MILIONI DI CAPEZZOLI FEMMINILI CHIUSI IN CATTIVITÀ DALLA TIRANNIA DEI REGGISENI - 2. IERI ALL’ITC CENTER DI NEW YORK ALLA PRIMA DI “FREE THE NIPPLE” DI LINA ESCO C’ERANO FILE DI DONNE IN TOPLESS E IN POCHI SI SONO CONCENTRATI SUL FILM PERALTRO SUPERFICIALE E GIRATO DURANTE L’URAGANO SANDY, BEN PIU’ IMPORTANTE DEI MELONI ALL’ARIA - 3. IL FILM HA QUALCHE LAMPO DI PROFONDITÀ QUANDO MOSTRA LUOGHI COME TUNISIA E UCRAINA DOVE SIMILI ATTIVITÀ SONO PERICOLOSE PER LA VITA. PER IL RESTO PERÒ È UN TORMENTONE CONTINUO DI TOPLESS, CON UNA SCENA DOVE UNA RAGAZZA SI MASTURBA MENTRE GUARDA VIDEO IN CUI SI MASTURBA.


Jamie Peck per “New York Observer

Ecco un altro movimento che intende liberare il gruppo più oppresso di tutti: i milioni di capezzoli femminili chiusi in cattività nei reggiseni. Ieri all’ITC Center di New York c’è stata la prima di “Free the Nipple”, il film di Lina Esco che documenta la campagna per il topless libero, e infatti il “dress code” della serata rendeva opzionale la maglietta.
topless in sala per free the nippleTOPLESS IN SALA PER FREE THE NIPPLE

Scout Willis, figlia del noto Bruce e liberatrice di capezzoli, ha parlato del suo attivismo in vari video, mentre in sala un’armata di donne in topless posava con giornalisti maschi di mezz’età che avevano problemi a guardarle negli occhi mentre facevano domande tipo: «Di solito lei indossa il reggiseno?».

Chiaramente non erano gli unici a non riuscire a concentrarsi sul film, data la fila di donne presenti che esercitavano la propria libertà di espressione. Il film comunque segue le attiviste con i seni al vento che sfrecciano per la città in bicicletta e che si liberano dalla tirannia dell’indumento.
scout willis free the nippleSCOUT WILLIS FREE THE NIPPLE

Si citano anche Pussy Riot e Occupy Wall Street. Visto come vengono ritratte le donne a Hollywood, qui si possono perdonare i dialoghi scoordinati e i personaggi piatti (in senso figurato) in nome di uno spirito vagamente progressista. E’ piacevole guardare donne che non parlano solo di uomini e bambini, ma lottare per il diritto di camminare in topless è una causa relativamente stupida, soprattutto se si pensa che il film è stato girato nel periodo dell’uragano Sandy. La crisi umanitaria che ha lasciato migliaia di persone senza casa era davvero il momento migliore per rivendicare il diritto di girare senza reggiseno? E’ possibile distruggere il patriarcato quando è il patriarcato che fissa il tuo bel paio di tette?
scena dal film free the nippleSCENA DAL FILM FREE THE NIPPLE

Con tutte le cause per le donne per cui si potrebbe lottare, perché rendersi devoti a questa? La risposta la dà Sarabeth Stroller, che in parte ha ispirato il movimento e ritiene che la censura del seno sia anche controllata dalle lobby dell’abbigliamento: «E’ una causa trita, infatti ho preso le distanze dal progetto. Ma almeno è una cosa che fa parlare la gente».

scena dal film free the nippleSCENA DAL FILM FREE THE NIPPLE
Forse è questa la chiave. “Free the Nipple” in realtà non si occupa di tette. Le mammelle sono metafora di qualcos’altro?. Risponde la regista Esco «Il problema non è il topless ma l’uguaglianza. Il capezzolo è solo il cavallo di Troia. Nessuno avrebbe parlato del mio film se lo avessi intitolato “Uguaglianza».

sarabeth stroller schalk deleury free the nippleSARABETH STROLLER SCHALK DELEURY FREE THE NIPPLE
Vero, il film ha qualche lampo di profondità quando mostra luoghi come Tunisia e Ucraina dove simili attività sono pericolose per la vita. Per il resto però è un loop di topless, con una scena dove una ragazza si masturba mentre guarda video in cui si masturba. Ecco come si riassume tutto.

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