giovedì 4 dicembre 2014

1. SAVIANO CHIEDE AL MINISTRO POLETTI: “PERCHÉ ERA A QUELLA CENA ORGANIZZATA DA BUZZI, BOSS DELLE COOPERATIVE, INSIEME AD ALEMANNO, PANZIRONI, CASAMONICA E MARRONI?” - 2. IL MINISTRO DEL LAVORO: “CERTO CHE SAPEVO CHE BUZZI ERA CONDANNATO PER OMICIDIO. MA ERO IL CAPO DELLE COOPERATIVE ITALIANE E LA LEGACOOP INCONTRA I SUOI MEMBRI” - 3. NON SOLO ALLA ‘CENA DI RINGRAZIAMENTO’, ANCHE ALL’ASSEMBLEA DELLA “29 GIUGNO”, CHE SI È ARRICCHITA ALLE SPALLE DEL COMUNE E DEGLI IMMIGRATI CHE ACCOGLIEVA - 4. RENZI: “NON SI PUÒ METTERE IN MEZZO IL MINISTRO PERCHÉ ERA A UNA CENA”. SAVIANO: “NON È UNA FOTO CON UNO SCONOSCIUTO, UNA CENA ELETTORALE DOVE NON SAI CON CHI PARLI” - 5. “NON SI ERA INFORMATO SU COME LE MAGGIORI COOPERATIVE DI ROMA VINCESSERO GLI APPALTI? SU COME I DISPERATI CHE CI LAVORANO NON FOSSERO ALTRO CHE BACINI DI VOTI?” -


1. IL MINISTRO POLETTI CI SPIEGHI QUELLA CENA
Roberto Saviano per “la Repubblica

CENA 2010 - GIULIANO POLETTI - FRANCO PANZIRONI - UMBERTO MARRONI - DANIELE OZZIMO - ANGELO MARRONI - SALVATORE BUZZI -GIANNI ALEMANNOCENA 2010 - GIULIANO POLETTI - FRANCO PANZIRONI - UMBERTO MARRONI - DANIELE OZZIMO - ANGELO MARRONI - SALVATORE BUZZI -GIANNI ALEMANNO
A domanda risponde” è l’espressione usata nei verbali per differenziare una dichiarazione spontanea da una dichiarazione sollecitata da una domanda degli inquirenti. Il ministro Giuliano Poletti non deve rispondere ai magistrati perché non è indagato.

Né coinvolto nell’inchiesta “Mafia capitale”. Quindi la sua dichiarazione non dovrebbe essere trascritta come “a domanda risponde” ma, piuttosto, come dichiarazione spontanea.

Perché dovrebbe spiegare non ai pubblici ministeri che si occupano di reati, ma al paese, il rapporto che pare esserci tra lui e Salvatore Buzzi, presidente di un grande consorzio di cooperative legate alla Legacoop e braccio destro del boss Massimo Carminati. Che ci faceva, Poletti, quando non era ancora ministro ma presidente di Legacoop Nazionale, nel 2010, a una cena di ringraziamento organizzata proprio da Buzzi per tutti «i politici che ci sono a fianco »?
RENZI POLETTIRENZI POLETTI

Salvatore Buzzi ha ucciso ed è stato condannato a 24 anni per omicidio. Ex impiegato di banca vicino all’estrema sinistra, è diventato uno degli uomini più rilevanti dell’imprenditoria capitolina. Massimo Carminati, formazione di estrema destra. Il suo uomo più fidato, Salvatore Buzzi, formazione di estrema sinistra. Ma con l’ideologia i due non hanno più nulla a che fare. Loro unico obiettivo sono i soldi.

Dopo aver scontato la pena, Buzzi si è reinventato come geniale organizzatore del “terzo settore”: gestisce una galassia di società che raccolgono ex detenuti. Ma non solo, perché così definisce la sua Onlus: «La 29 Giugno è cooperativa sociale di tipo b nata a Roma nel 1985 ed ha come scopo sociale l’inserimento lavorativo delle persone appartenenti alle categorie protette svantaggiate, disabili fisici e psichici, tossicodipendenti ed ex, e più in generale delle persone appartenenti alle fasce deboli della società (senza fissa dimora, vittime della tratta, immigrati)».
roberto savianoROBERTO SAVIANO

Attraverso rapporti diretti con la politica e con la mediazione criminale di Carminati, Buzzi arriva a mettere le mani sugli appalti che contano. In questa intercettazione la sintesi del suo business: Buzzi: «Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno». Il bilancio pluriennale 2012/2014 di Roma Capitale è condizionato dall’organizzazione mafiosa per ottenere l’assegnazione di fondi pubblici, per rifinanziare i campi nomadi, per la pulizia delle aree verdi e per minori per l’emergenza Nord Africa.

Ribadisco la domanda: perché Poletti era a quella cena? Era presidente di Legacoop? Non è risposta sufficiente. Quella era una cena di ringraziamento: e la presenza del presidente non era necessaria. In quella foto si vedono molti altri invitati. È una classica cena sociale organizzata in un centro d’accoglienza della cooperativa 29 Giugno.
MASSIMO CARMINATIMASSIMO CARMINATI

C’è l’ex sindaco Gianni Alemanno, c’è l’ex capo dell’Ama Franco Panzironi (arrestato con Buzzi), c’è un esponente del clan dei Casamonica, c’è il dimissionario assessore alla Casa Daniele Ozzimo (al tempo consigliere Pd e pure lui indagato), c’è il portavoce dell’ex sindaco Sveva Belviso e c’è Umberto Marroni, parlamentare Pd (Buzzi in un’intercettazione dichiara che proverà a lanciarlo alle primarie democratiche per il sindaco di Roma).

Il ministro non conosceva Buzzi e il suo modus operandi ? Da presidente della Legacoop immaginiamo non potesse conoscere il dna di tutte le cooperative: ma nemmeno di questo impero da 60 milioni di euro? Eppure la Onlus apparteneva proprio alla realtà Legacoop. Poletti non si è reso conto di come la gestione degli appalti sia stata quantomeno disinvolta? Degli appalti che la giunta Alemanno concedeva e del flusso di denaro che la beneficiava? C’è bisogno di inchieste della magistratura, quando a Roma si sapeva da anni che Buzzi era un dominus nell’assegnazione alle sue cooperative degli appalti? Perché la politica deve rispondere solo se interrogata da un giudice?
intercettazione buzziINTERCETTAZIONE BUZZI

In questo caso è la legittimazione politica e sociale che il ministro Poletti ci deve spiegare. Buzzi apre nel maggio 2014 l’assemblea di bilancio “Gruppo 29 Giugno” con un discorso. Prima però ringrazia alcune persone. Tra i presenti ringrazia il direttore generale dell’Ama Giovanni Fiscon che, secondo le accuse, sarebbe stato nominato grazie all’organizzazione mafiosa.
SALVATORE BUZZISALVATORE BUZZI

Ringrazia Angiolo Marroni, garante detenuti del Lazio e padre di Umberto Marroni, capogruppo Pd presente alla cena di cui sopra. Ringrazia Salvatore Forlenza, responsabile rifiuti (indagato: il gip ha rifiutato la richiesta d’arresto proposta dai pm). Ringrazia Mattia Stella del gabinetto del sindaco Ignazio Marino (nelle intercettazioni, Buzzi dice che occorreva “valorizzare” Mattia e “legarlo” di più a loro).

Poi ringrazia anche chi non ha potuto partecipare all’assemblea. Ringrazia i consiglieri comunali Anna Maria Cesaretti e Mirko Coratti (e Buzzi nell’intercettazione indicava le persone che lo avrebbero aiutato a vincere la gara proprio in Cesaretti e Coratti, per parlare con il quale avrebbe dovuto elargire 10mila euro, indicandoli quali «assi nella manica per farci vince la gara»). Ringrazia Cosimo Dinoi (e l’organizzazione vuole sostituire al “gruppo misto” il capogruppo Dinoi e ottenere la presidenza della commissione trasparenza del Comune di Roma).

gianni alemanno 2GIANNI ALEMANNO 2
Saluta l’assessore Daniele Ozzimo — e nell’inchiesta si legge che «il 19 giugno 2013 a bordo dell’autovettura Audi veniva intercettato un dialogo tra Buzzi e le sue collaboratrici Chiaravalle Piera e Bufacchi Anna Maria, nel corso del quale i tre interlocutori discutevano di quelli che sarebbero potuti essere i ruoli in Municipio per i loro ‘amici’ Marroni Angelo o Ozzimo Daniele, sperando che il sindaco avrebbe lasciato loro un posto nel campo del sociale, di fondamentale importanza per le attività economiche delle Cooperative e, di conseguenza, del sodalizio ».

E chi saluta per ultimo Buzzi a quel convegno? Ecco il passo: «Concludo, infine, con un augurio di buon lavoro: al ministro Giuliano Poletti, nostro ex Presidente nazionale che più volte ha partecipato alle nostre assemblee; al Governo Renzi affinché possa realizzare tutte le riforme che si è posto come obiettivo, l’unico modo per salvare il nostro Paese dalla stagnazione e dall’antipolitica; in particolar modo a tutti voi soci che con il vostro lavoro quotidiano avete contribuito a raggiungere questo risultato così soddisfacente ».
odevaineODEVAINE

Salvatore Buzzi è accusato di essere il ministro dell’economia della cosca e «si occupa — secondo i Ros — della gestione della contabilità occulta della associazione e dei pagamenti ai pubblici ufficiali corrotti».

Il ministro del lavoro Poletti è finito in copertina proprio con Buzzi sul magazine della cooperativa 29 Giugno. Non si era informato su come queste cooperative vincessero gli appalti? Su come i disperati che ci lavorano non fossero altro che bacini di voti, strumenti di pressione sociale, oggetti per riciclare? Non si tratta di una foto con uno sconosciuto, di una cena elettorale dove non sai con chi parli e a fianco di chi sei seduto. Non sono imboscate. Qui si tratta di non aver monitorato, capito come agivano le maggiori cooperative a Roma. Possibile?

Dice in tv il premier Matteo Renzi che «non si può mettere in mezzo Poletti perché ha partecipato a una cena». Giusto: non c’è, ripetiamo, nessun reato che viene contestato. Ma è politicamente che questo rapporto può essere considerato grave, anzi gravissimo. È di questo che il ministro deve rispondere al Paese e in Parlamento. Non basta dire “«non sapevo, non potevo sapere, non c’entro». Non si tratta di una semplice foto scattata, ma di un rapporto continuativo, durato anni. Perché?


2. QUANDO IL MINISTRO POLETTI PARLAVA COL BOSS
Emiliano Fittipaldi per “L’Espresso

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Cosa sono per Massimo Carminati le cooperative rosse? «I classici risolutori di problemi, che vanno a mette' e' mani nella merda». Ma, soprattutto, per l'ex membro dei Nar le cooperative sono il mezzo principale con cui si possono fare affari: grazie alle coop, in effetti, l'organizzazione mafiosa da lui guidata da un lato paga tangenti a imprenditori, politici e forze dell'ordine, dall'altro si accaparra appalti e finanziamenti pubblici per milioni. «Ci stanno delle attività che possono essere gestite solo dalle cooperative, perché le coop sociali hanno una struttura…per cui intanto non sono a scopo di lucro. Teoricamente non sono a scopo di lucro, in effetti poi…il lucro…».

Alla fine arriva. Grazie, innanzitutto, all'abilità del suo socio e braccio destro, il presidente dalla coop "29 giugno" Salvatore Buzzi. La mente economica della "Mafia capitale". L'uomo che riusciva a mettere intorno a un tavolo politici di destra e sinistra e invitare - l'anno scorso, ha scoperto "l'Espresso" - all'assemblea per l'approvazione di bilancio della sua onlus  il gran capo delle cooperative rosse Giuliano Poletti, oggi ministro del Lavoro.
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«Poletti? Era lì perché da presidente della Lega delle cooperative andava a tutte le assemblee che poteva, non si risparmiava. Conosceva Buzzi come presidente della cooperativa "29 giugno"» spiega Massimo Tognoni, portavoce del ministro, per anni dirigente della Lega. «La Mafia? La Lega non è purtroppo in grado di controllare quello che ogni coop fa al suo interno. Deve svolgere attività di vigilanza e guardare i bilanci dei vari associati, è vero. Ma più che controllare il rispetto dei requisiti di mutualità e altri controlli di natura amministrativa, non può fare». Alla fine, insomma, ci deve pensare la magistratura.

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Carminati, invece, non è uno che si pone limiti. «Questi qui della "29 giugno" sono una grande realtà» spiega a un amico intercettato «gestiscono discariche, il ciclo di rifiuti nelle Marche, appartengono proprio al Cns (il Consorzio nazionale servizi, l'associazione delle coop di cui Buzzi era consigliere ndr), a Bologna sono le cooperative rosse insomma. Infatti ogni tanto prendono e partono tutti per andare a Bologna…Per legge molti lavori nell'ambito cittadino possono essere fatti solo dalle cooperative sociali».

Buzzi, ex detenuto di Rebibbia condannato per omicidio, è l'uomo che gestisce il tesoro della banda. In pochi anni è riuscito a costruire un impero: partito da Rebibia 28 anni fa, la sua coop «nel 1999 entra in contatto con la Lega Coop dell'area emiliano romagnola, con la quale (dice al telefono uno dei collaboratori di Buzzi) iniziò a collaborare nell'ambito delle pulizie industriali».

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Un primo salto di qualità della "29 giugno", che nel 2013 ha superato i 59 milioni di euro di fatturato, grazie a una rete di cooperative controllate e società partecipate. È così che i tentacoli di Carminati e Buzzi si allungano nei settori della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, dell'accoglienza dei profughi e degli immigrati, nella manutenzione del verde pubblico e nella gestione dei campi rom. Attraverso appalti aggiudicati - si scopre ora - attraverso la corruzione di politici e funzionari del comune di Roma.

Quando Poletti l'anno scorso applaudiva in prima fila Buzzi nella sede di via Pomona non poteva sapere che l'exploit economico della più grande coop del Lazio in realtà nascondeva la cassaforte della mafia romana. «Il 2013 è stato l'anno con i migliori risultati economici della nostra storia» chiosava Buzzi dal palco. «Nonostante la crisi noi siamo in controtendenza: abbiamo un fatturato da 59 milioni, 943 occupati, un utile complessivo da 3,5 milioni che abbiamo raddoppiato!».
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Ora, spulciando il bilancio e il decreto di misure cautelari, si capisce come Buzzi era riuscito ad aumentare il giro d'affari delle sue cooperative (dalla 29 giugno alla Eriches, dalla Formula Sociale alla Crd, dalla 29 Energy Green alla coop Abc): attraverso la corruzione e l'intimidazione, il riciclaggio e la falsa fatturazione. Il boom del business della raccolta rifiuti era stato infatti ottenuto attraverso gare dell'Ama ora finite sotto la lente della magistratura; appalti truccati per la manutenzione delle aree verdi della Capitale spuntano da ogni parte dell'ordinanza.

«Nell'ambito dell'accoglienza» sorrideva ancora Buzzi «siamo cresciuti ed abbiamo continuato la gestione delle attività assistenziali in favore di immigrati, senza fissa dimora, mamme coi bambini, ex detenuti, nomadi e famiglie in difficoltà, e abbiamo vinto il bando promosso dal Comune di Roma per 491 immigrati». Buzzi non aggiungeva che, per vincerlo, aveva pagato - secondo l'accusa - 5mila euro al mese al dirigente Luca Odevaine, ex membro del gabinetto di Walter Veltroni.

RENZI POLETTIRENZI POLETTI
Il colpo grosso la mafia capitolina lo fa attraverso la coop che gestiva gli immigrati e i nomadi, la Eriches, che in pochi anni fa il botto. «C'ha uno scatto di qualità nel momento in cui ci viene affidata l'emergenza Nord Africa, che riusciamo anche con l'apporto della Lega Coop a contendere al gruppo della cooperativa cattolica…l'arciconfraternita…da un milione fino al 2010 stiamo ora attorno ai 16 milioni, come fatturato», racconta Claudio Bolle, procuratore della coop di Buzzi intercettato dai carabinieri del Ros. «Gli utili li abbiamo fatti con gli zingari, sull'emergenza alloggiativa e sugli immigrati» conferma il suo capo in un'altra telefonata.

«Non direi che Buzzi e Poletti si conoscessero bene, lo conosceva come altri presidenti di coop sul territorio» chiude al telefono il portavoce del ministro del Lavoro. «Sapevamo che era condannato per omicidio? Certo, e allora? Quello che è accaduto martedì è sorprendente. Per molti, non solo per noi, credo lo sia anche per molti dirigenti attuali della Lega delle cooperative. Non è un caso che siano stati tutti sospesi».

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