sabato 13 dicembre 2014

1. I RAPPORTI TRA IL PREMIER SPACCONE E RE GIORGIO SONO ORMAI AL LUMICINO. ULTIMO SGARBO LUNEDÌ, QUANDO RENZI SE N’È SALITO AL COLLE CON LE NOMINE DEI MILITARI - 2. PITTIBIMBO VUOLE PROROGARE DI UN ANNO GALLITELLI ALLA GUIDA DEI CARABINIERI E INTENDE PROMUOVERE IL GENERALE GRAZIANO COME CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA. PECCATO CHE SI SIA DIMENTICATO DI CHIEDERE UN PARERE A COLUI CHE PER LA COSTITUZIONE ITALIANA RICOPRE IL RUOLO DI COMANDANTE DELLE FORZE ARMATE, RE GIORGIO NAPOLITANO - 3. NON VA MEGLIO IN EUROPA, DOVE TUTTI CI VEDONO IL PRIMO PAESE A FINIRE NEI GUAI IN CASO DI VITTORIA DI TSIPRAS IN GRECIA, A GENNAIO. JUNCKER NON SI FIDA DELLE PROMESSE DI ROMA SUI CONTI E PER LUI RENZI È COME IL VECCHIO BERLUSCONI: UN ARROGANTE CONTAPALLE - 4. PER L’ITALIA È ANCHE UN BEL CASINO IL FATTO CHE DRAGHI ABBIA PROBLEMI CRESCENTI A FRANCOFORTE NEL FAR APPROVARE L’ACQUISTO DI TITOLI PUBBLICI DA PARTE DELLA BCE -


DAGOREPORT

renzi cravattaRENZI CRAVATTA
Male a casa, male fuori, male in tutto. Il momento di Matteo Renzi non è solo quello fotografato dai sondaggi, che registrano un suo calo di popolarità impensabile fino all’estate scorsa. Il premier spaccone ha seri problemi in patria con il Grande Vecchio del Quirinale e non ne ha di meno con un’altra pantera grigia come Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue.

Lunedì scorso il presidente del Consiglio è andato da Re Giorgio con le nomine militari belle e fatte: Leonardo Gallitelli prorogato per un altro anno alla guida dei Carabinieri e il generale Claudio Graziano, attuale capo di stato maggiore dell’Esercito, promosso capo di stato maggiore della Difesa. Per l’Arma, sconfitta dunque la linea della Pinotti, che premeva per il proprio capo di gabinetto, Tullio Del Sette.
NAPOLITANO RENZINAPOLITANO RENZI

Ma con Napolitano è sceso un grande gelo perché Renzie aveva dimenticato il comma numero 9 dell’articolo 87 della Costituzione, quello che recita: “Il presidente della Repubblica ha il comando delle forze armate”. Renzi ha pensato bene di presentargli le nomine come una cosa fatta, un pacchetto “prendere o lasciare”. Solo l’ultimo sgarbo in un rapporto che, dopo la nomina di Gentiloni agli Esteri, si è molto deteriorato.

ROBERTA PINOTTI FA JOGGINGROBERTA PINOTTI FA JOGGING
Una fase di scarsa lucidità è anche quella che ha prodotto un altro notevole pasticcio come la storia della precettazione dei ferrovieri da parte del governo. Presentata come un atto liberale di Renzie, la retromarcia rispetto al primo annuncio del ministro Lupi è stata dettata da un fatto molto semplice: la precettazione era comunque illegale, prima ancora che politicamente sciocca, perché avvenuta senza consultare l’Autorità per gli scioperi nei servizi pubblici essenziali.

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Per Renzi le cose non vanno meglio dalle parti di Bruxelles. In Europa tutti guardano alle elezioni greche di gennaio e dicono che in caso di vittoria di Tsipras la speculazione si accanirà sull’Italia, vero anello debole dell’Eurozona. “Le vostre esistenze vivranno momenti difficili” è la profezia su noi italiani che circola a Bruxelles. Anche qui pesa l’irritazione nei confronti di Renzi, al quale viene dato sempre meno credito. Juncker, in particolare, lo vede come Berlusconi: un simpatico contapalle.
GENERALE CLAUDIO GRAZIANOGENERALE CLAUDIO GRAZIANO

Per l’Italia, in ogni caso, saranno importanti le mosse della Bce e lo sforzo di Mario Draghi per varare l’acquisto di titoli del debito pubblico con i soldi dell’Eurotower. Solo che nella riunione del 22 gennaio prossimo non è detto che abbia la maggioranza per lanciare il suo “quantitative easing”.

Il problema è che accanto al ben noto fronte nord-europeo, coalizzato intorno alla Bundesbank, che vede l’ipotesi come il fumo negli occhi, si sta creando un secondo schieramento contrario rappresentato da quei paesi, come Spagna e Portogallo, che hanno sopportato cure durissime e ora non vogliono praticare sconti all’Italia e fiancheggiano la Germania. Perché di Italia solo si parla, visto che la Francia verrà sempre in qualche modo salvata per il fatto che è una potenza nucleare.    
Mario DraghiMARIO DRAGHIjean claude junckerJEAN CLAUDE JUNCKER

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