domenica 30 novembre 2014

ZERO CAMPI ROM E ZERO CASE RUBATE? A VERONA CI SONO RIUSCITI! COME? VE LO SPIEGA DIRETTAMENTE IL SINDACO TOSI. POI CHIEDETEVI PERCHE’ GLI ALTRI SINDACI D’ITALIA NON HANNO ESEGUITO LA STESSA STRATEGIA.

Manuale anti-occupazioni e campi rom
A Verona gli edifici occupati sono zero, così come gli accampamenti nomadi. A Flavio Tosi sono bastati pochi mesi per liberarsi definitivamente di entrambi. A Milano e Roma non ci si riesce. Com’è?

Matteo Salvini aggredito dai centri sociali a Bologna. Giuliano Pisapia che si dimostra totalmente incapace di gestire il problema delle occupazioni a Milano: vuole «sgomberare» ma non con i «blitz richiesti da Maroni». Il decidere a metà ha di fatto portato alle proteste in strada, alla periferia nel caos e alle abitazioni ri-occupate in tre ore. Per quanto riguarda i campi rom invece la città della Madonnina le ha viste tutte: muri di cinta, persone blindate in casa e pubblicità progresso, ovviamente per insegnare ai milanesi a non aver paura del diverso. Ignazio Marino riesce a fare sembrare un gigante Pisapia e non diciamo altro. In generale, in Italia certi problemi sono insoluti da anni. Praticamente ovunque.
Poi inciampi in Verona. Lì di accampamenti nomadi non ce ne sono. All’appello mancano anche le occupazioni. Il sindaco Flavio Tosi, pragmatico per nascita, la fa sembrare facile. Avevano due campi, da quelle parti: «Uno è tuttora esistente. C’è da cinquant’anni ed è abitato da sinti, italiani. Alcuni di loro hanno fatto i giostrai, altri hanno combinato un po’ di guai. Niente roulotte, solo edifici in muratura». Come in tutte le cose c’è un prima e un dopo: Tosi si insedia e riconosce che «essendo connazionali devono godere dei diritti e delle tutele che spettano agli italiani. Non c’eranoregole però, né di comportamento né in merito alle utenze». Il Comune approva perciò unregolamento che impone ai sinti di adempiere ai loro obblighi – «pagare le bollette» – e dirispettare le norme: «Se vuoi vivere in società…». Nulla di più sensato: consumi dell’energia, sei italiano su suolo comunale? Paghi l’energia che consumi, non lo fa la comunità per te. Tutto squisitamente normale, un banale atto di lucidità, per questo rarissimo.
«Il regolamento stabiliva che chi subiva una condanna in giudicato doveva lasciare il campo. Ovviamente l’amministrazione verifica che le cose vadano come devono, controlliamo il numero di arresti e che attività vengono svolte. Non devono esserci comportamenti scorretti». Finita qui? No. «Due anni fa c’è stata una recrudescenza dei reati. Fino ad allora avevamo tenuto un atteggiamento estremamente garantista, ma visto che in Italia per avere una condanna definitiva ci vogliono anni, abbiamo cambiato la norma: basta una condanna in primo grado e si è costretti a lasciare il campo. Non ci sono più reati».  La sinistra è insorta, allora. «Noi abbiamo spiegato che non è un diritto acquisito stare un’area pubblica. Lì sei ospite». Detto, fatto, risolto. Apparentemente facile, praticamente meno. Perché sette anni fa le periferie non erano infuriate, in piazza urlanti. E affrontare certi problemi sociali significava indossare i panni del “razzista”.
Di campi nomadi a Verona non ce n’è e sembra una magia ma non lo è: «Questa è una storia diversa, la vecchia amministrazione di centro sinistra lasciò che i rom si mettessero qua e là. Poi, nel giro di pochi anni, ha investito due milioni di euro per attrezzare il campo rom. Un scelta scellerata». Prefabbricati, illegalità, spaccio, «sequestri. La magistratura lo definì una “fucina di delinquenza”». Durante la campagna elettorale 2007 Tosi lo dice: «Sarà chiuso». Gli ci sono voluti nove mesi, solo nove mesi. «Ci siamo rivolti alle associazioni che lo gestivano, abbiamo dato loro il tempo, specificando che non avrebbero avuto né case popolari né denaro. Potevano trovare soluzioni con privati, pagare loro l’affitto dove ritenevano, il Comune non avrebbe sborsato un euro». È andata così. «I prefabbricati sono stati spostati immediatamente e le gru
hanno distrutto i basamenti, in modo che non potesse esser ri-occupato». Perché lì e altrove no? «Perché avere responsabilità e coraggio, scegliere di ripristinare la legalità. Ovviamente è più semplice non fare niente. Altro giro, altra corsa: centri sociali ed edifici, il matrimonio tra le due cose generalmente non promette nulla di buono. Tosi, due parole e sembra facile: «Avevamo due o tre appartamenti occupati. Li abbiamo dati ai legittimi assegnatari che erano rimasti in attesa. Da allora non c’è più stato un caso di occupazione, perché non è più ammessa». Facile, sembra facile. Eppure c’è chi si nasconde dietro il fatto che i cavilli, le norme… «Falso, basta decidere. I fatti lo dicono. Così come quando abbiamo sgombrato un centro sociale da un asilo dismesso. Abbiamo approvato un progetto, abbiamo chiesto i permessi alla Procura e il giorno dopo aver sgomberato abbiamo abbattuto e ricostruito un centro sociale, vero però, per anziani e non solo».
Verona ci ha guadagnato. È «la terza città turistica in Italia e non c’è un venditore ambulante. Il valore degli immobili cresce, come l’indotto. Chi vuole fare un investimento si sente libero di farlo». Facile, sembra facile. Forse a Verona è stato più facile per ragioni che ci sfuggono. Milano e Romason certamente un’altra storia: «Ai cittadini dico che se sono stanchi di vivere nel degrado in cui vessano le periferie, devono avere il coraggio di cambiare le cose. Per farlo hanno il voto».

FONTE:

http://www.grandecocomero.com/verona-zero-campi-rom-case-occupate-tosi-sindaco/

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