mercoledì 26 novembre 2014

Traffico di armi e droga. Le ‘navi ombra': la storia maledetta della Lorna I

lorna I-R.C.- E’ una storia che pochi conoscono o ricordano, la storia di un mercantile svanito nel nulla.
Ufficialmente non si conoscono i motivi della sua misteriosa sparizione, forse un naufragio dovuto ad una tempesta, almeno questa è la tesi ufficiale, certamente una brutta fine, altrettanto certamente dovuta al carico che trasportava: droga e armi.
E’ la storia della Lorna I, salpata dal porto di La Spezia e mai arrivata a destinazione, svanita nel nulla nelle acque del mar Nero insieme al suo equipaggio formato da indiani, turchi, africani, rumeni e due italiani: il capitano Alfredo De Gregori e il direttore di macchina Giulio Maggesi.
Novembre 1977, la Lorna I salpa dal porto di La Spezia e fa scalo a Livorno, è un mercantile lungo 120 metri, batte bandiera panamense. Una sosta ad Istanbul, poi i contatti radio si interrompono il 10 dicembre e la motonave viene inghiottita dal mar Nero, o forse no.
Ad oggi nessuna verità sulla sorte dei 19 marinai dell’equipaggio. Il mare restituisce i corpi di alcuni di loro, straziati dalle onde e divorati dai pesci.
Nessuna verità ma un’ipotesi sempre più insistente: la Lorna I trasportava un carico di armi. Sussurri, mezze frasi, le confidenze di un marinaio ai familiari “Questa volta, se va tutto bene, ci sistemiamo”. Ma bene non è andata, il viaggio è finito in tragedia.
Morti archiviate, nessuna risposta. Eppure segnali anomali, sconcertanti, ce n’erano stati. Diversi marittimi ingaggiati per essere imbarcati sulla Lorna I avevano preferito rimanere a terra, nessuno di loro è stato ascoltato dagli inquirenti. Si preferisce dare credito alla tesi del naufragio, anche per il ritrovamento di alcuni pezzi di fasciame attribuiti al mercantile, senza riscontri certi a sostegno.
Ma altri aspetti strani emergono. La moglie di un marinaio egiziano riceve una comunicazione, viene invitata a riconoscere i resti di un cadavere restituito dal mare. Si presenta e l’orrore l’assale, quel corpo è crivellato di colpi che tutto lascerebbe supporre siano di arma da fuoco.
I marinai della Lorna I sono stati giustiziati?
Nessuno prova neppure a darsi una qualsiasi risposta. O meglio, un fascicolo viene aperto dalla procura di Trento con l’ipotesi di traffico di armi e droga. Le indagini sono affidate ad un giovane e capace magistrato, Carlo Palermo, il quale vuole capire cosa si cela dietro al ritrovamento, proprio a Trento, di un grosso quantitativo di eroina e cocaina.
Palermo è bravo, riesce a ricostruire connivenze, scambi d’affari per poi imbattersi nelle navi ombra, nella Lorna I. Secondo il pm si tratta di navi a perdere, consegnano armi in Africa, Medio Oriente e rientrano cariche di droga.
Intrecci che coinvolgono finanzieri d’assalto, loschi faccendieri e l’immancabile massoneria. Chiaramente non possono mancare i politici. Un ginepraio di affari sporchi: servizi, P2, personaggi di alto livello. Palermo annota a margine del fascicolo un nome, quello dell’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi e scoppia il finimondo.
Craxi legge un attacco al suo ruolo istituzionale, Carlo Palermo finisce al centro di un’azione disciplinare con il Csm che censura il suo operato; gli viene tolta l’inchiesta e si ritrova trasferito alla procura di Trapani.
Dopo poco meno di due mesi dall’arrivo di Palermo in Sicilia, viene piazzata un’autobomba in località Pizzolungo, un carico di tritolo destinato al magistrato. Il fatto vuole che in quell’attentato, di chiara matrice mafiosa, perdano la vita ignari innocenti, una giovane madre, Barbara Rizzo e i suoi due gemellini, Salvatore e Giuseppe Asta.
Quella mattina, poco dopo le otto e mezza si trovano a transitare sulla Trapani Pizzolungo: non hanno scampo, la loro auto ridotta a un cumulo di macerie fumanti.Carlo Palermo sfugge alla morte per pura coincidenza, la sua auto aveva appena sorpassato quella con a bordo la donna e i bambini, che viene investita in pieno dalla deflagrazione. I brandelli dei loro corpi scagliati a decine di metri di distanza.
Quali fili scoperti ha toccato Carlo Palermo?
Forse la Lorna I. Oggi Palermo, che ha lasciato la magistratura e fa l’avvocato, spiega “Era certamente una nave ombra, coinvolta nel traffico di armi e droga. Giri ad altissimo livello, consegne di ordigni e contropartite in stupefacenti”.
L’ex magistrato è convinto che la motonave non sia naufragata, fatta sparire certamente sì, forse inabissata, ma dopo averla spogliata del carico e sterminato l’equipaggio.
Quel fascicolo, strappato a Carlo Palermo, finisce nell’oblio, nessuno se ne è più occupato; dopo 36 anni quei morti sono ancora senza giustizia.
Solo mistero, uno dei tanti, a fronte di un’unica considerazione: Ilaria Alpi e Miran Hrovatic forse hanno cominciato a morire tanto tempo prima.

http://www.articolotre.com/2014/11/traffico-di-armi-e-droga-le-navi-ombra-la-storia-maledetta-della-lorna-i/

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