martedì 18 novembre 2014

Se un senzatetto si ammala


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È difficile dire quanti uomini conta l’esercito dei senzatetto, perché alcuni prendono la loro condizione come uno stile di vita, mentre altri sono costretti ad accettarla nella speranza che il tempo della condanna sia il più breve possibile. C’è chi finisce per la strada in seguito a problemi economici, altri invece lasciano la casa per problemi familiari. Alcune volte sono le loro dipendenze o i problemi di natura mentale a relegarli ai margini della società. Sta di fatto che non avendo una dimora fissa è difficile fare il computo della cifra che corrisponde ai senzatetto.
Anche se è complicato fare una stima, i vari governi nazionali cercano di tenerli monitorati, con la finalità di adottare politiche per assisterli al meglio o per ridurne il numero che, complice la crisi economica, di fatto è aumentato.
In Europa, solo Finlandia e Paesi Bassi fanno eccezione e registrano una diminuzione dei senza fissa dimora, tanto che ora il numero dei senzatetto nel Vecchio Continente è stimato pari a400mila persone. Negli USA, sebbene si sia registrata una diminuzione nel numero dei senzatetto pari al 6% tra il 2010 e il 2013 grazie al Homelessness Federal Strategic Plan to Prevent and End Homelessness, la cifra resta alta, aggirandosi intono alle 600mila persone.
Anche l’Unione Europea sta tentando di adottare una politica più armonica nei confronti dei senzatetto, a partire da una definizione univoca (ETHOS) delle caratteristiche che contraddistinguono questa categoria di persone. Infatti i dati raccolti finora sul problema dei senzatetto sono poco confrontabili, perché anche tra gli stati europei c’è chi analizza solo la situazione di una città, chi calcola medie annuali, chi prende gli andamenti di una notte sola come campione significativo.
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La salute di chi vive per la strada
Al di là della retorica sociale, quello che preoccupa realmente i governi è l’eccessivo costo associato alla gestione dei senzatetto, costo che lievita nel momento in cui non viene definita alcuna policy per prendersi cura di questi emarginati dalla società. Basta un esempio per capire: le persone che vivono senza fissa dimora sono una spesa per il serivizio sanitario nazionale. È sufficiente guardarli in faccia, ma lo dicono anche i dati: i segni dell’invecchiamento si manifestano15 anni prima nei senzatetto rispetto alle persone che conducono una vita regolare.
E a tali segni sono associate le patologie tipiche dell’invecchiamento, quali incontinenza, cadute, problemi cognitivi o cardiaci, diabete e ipertensione. La preoccupazione su questo versante è evidente: alcuni stati hanno proposto per i senzatetto di abbassare a 50 anni l’età per l’accesso ai servizi sociali dedicati agli anziani.
Ma non è solo l’invecchiamento delle persone che ora vivono per la strada a destare apprensione, quanto piuttosto la maggior frequenza di morte (da due a cinque volte più alta), dovuta a malattie infettive. Certo, talvolta a innalzare l’incidenza di morte prematura tra i senzatetto concorrono omicidi, suicidi, ferite non curate (il 9% dei clochardes sono ricoverati per questa motivazione), abuso di sostanze. Ma oltre a queste cause ci sono anche le malattie infettive, come tubercolosi, HIV ed epatite, il più delle volte non curate perché è complicato mantenere sotto osservazione un senza fissa dimora dal punto di vista medico, e perché loro stessi sono incostanti nel seguire le terapie.
Anche nel caso delle malattie infettive però è difficile avere stime precise: gli studi scientifici a riguardo sono pochi, e usano metodi diagnostici e statistici differenti. Il dato certo riguarda la maggior frequenza di queste malattie nei senzatetto rispetto a una persona che conduce una vita regolare.
Altro tallone di Achille nella salute dei clochardes sono le malattie psichiatriche: sono 30 gli studi che si sono occupati della loro incidenza tra i senzatetto. In qualsivoglia condizione psichiatrica presa in considerazione, la possibilità che un senza fissa dimora incorra in una di queste patologie è sempre più alta rispetto alle persone comuni.
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 Senzatetto, quanto mi costi?
I senzatetto si ammalano, e lo fanno più di frequente della gente comune e in generale sono affetti da malattie croniche. Di fronte a questa emergenza nel 2013 lo European Observatory on Homelessness (EOH) ha tentato di quantificare il costo che l’Europa deve sostenere per curare i senza fissa dimora, cosa di particolare interesse per il Vecchio Continente in questa fase di crisi economica.
Dalle simulazioni raccolte all’interno del documento The costs of homelessness in Europe, saltano agli occhi le differenze nel volume di spesa tra uno stato e l’altro per l’assistenza sociale o per quella sanitaria. Al di là delle differenze nazionali però, il cuore delle questione sta nel fatto che in ciascuno stato le spese per le cure mediche e sanitarie sono sempre maggiori rispetto all’assistenza e alla cura presso strutture dedicate all’accoglienza dei senzatetto.
Alcuni studi sembrano confermare l’importanza del cambiamento della politica assistenziale: ad esempio, nel caso del Chicago Housing for Health Partnership, sono stati ottenuti risultati sorprendenti fornendo un tetto a chi vive per strada. I senzatetto accolti, che erano affetti da malattie croniche, hanno ridotto del 29% i ricoveri in ospedale e del 24% le chiamate al pronto soccorso, grazie alla presenza di un posto caldo in cui rifugiarsi durante la notte.
Come ha sottolineato Zaretzky nel suo studio del 2013 per l’AHURI Institute, nel caso della spesa sanitaria la riduzione della frequenza e della durata di una condizione cronica di vita per la strada, serve a diminuire il numero dei pazienti senzatetto all’interno degli ospedali, dove sono ricoverati il più delle volte in modo ricorrente e dove sono sottoposti spesso a cure più dispendiose rispetto al cittadino medio.
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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia
Crediti immagine: Marc Brüneke, Flickr

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