lunedì 24 novembre 2014

SE LA CURIA VUOLE “SCHEDARE” LE SCUOLE GAY FRIENDLY. DOV’È LA LAICITÀ?

Ideologia di gender a scuola ok

di Chiara R. – NarrAzioni Differenti
E’ di questi giorni una notizia che ha fatto molto discutere. Sto parlando della lettera che Don Fabio Landi, collaboratore di Don Gian Battista Rota (responsabile per la Curia di Milano del settore insegnanti di religione cattolica) ha inviato agli oltre seimila insegnanti di religione cattolica delle scuole di Milano, il cui testo ha fatto nascere perplessità negli stess* insegnant* e reazioni negative da parte di molt* e creato anche un certo imbarazzo nella Curia che, dopo qualche giorno si è scusata e ha fatto un passo indietro, parlando di malintesi.
In realtà il testo della lettera e la sua “strana” sparizione appena è stato chiaro che il suo contenuto sarebbe stato reso pubblico, fanno pensare a tutto fuorché a un malinteso.
“Cari colleghi, come sapete in tempi recenti gli alunni di alcune scuole italiane sono stati destinatari di una vasta campagna tesa a delegittimare la differenza sessuale affermando un’idea di libertà che abilita a scegliere indifferentemente il proprio genere e il proprio orientamento sessuale. Per valutare in modo più preciso la situazione e l’effettiva diffusione dell’ideologia del ‘gender’, vorremmo avere una percezione più precisa del numero delle scuole coinvolte, sia di quelle in cui sono state effettivamente attuate iniziative in questo senso, sia di quelle in cui sono state solo proposte. Per questo chiederemmo a tutti i docenti nelle cui scuole si è discusso di progetti di questo argomento di riportarne il nome nella seguente tabella, se possibile entro la fine della settimana. Grazie per la collaborazione”.
Una lettera di questo tipo è doppiamente grave: prima di tutto perché chiede agli insegnanti di fare la parte degli “spioni” (in nome di Dio?), mettendo il naso nel lavoro dei colleghi, dipendenti dello Stato, in grazia di non si capisce bene quale investitura.
Commenta Scalfarotto: “Trasformare o dare l’impressione di voler trasformare gli insegnanti di religione in una sorta di agenti segreti o delatori è lesivo della loro dignità e nuoce ad una Chiesa che tanti, credenti e non credenti, vorrebbero accogliente e inclusiva”.
Ma non è solo per il ruolo antipatico da 007 che dovrebbero svolgere gli insegnanti e per la Chiesa, che questa richiesta è lesiva.
La cosa più grave è che viene messo in discussione tutto il sistema di valori su cui si fonda la scuola pubblica.
In un documento elaborato dopo l’esperienza di “Educare alla differenze” si dice chiaramente:

“La scuola è luogo di crescita ed evoluzione personale e culturale, nonché luogo in cui si impara e si pratica la cittadinanza attiva.”
E questo è molto importante, soprattutto per la scuola pubblica, ma non solo.
“La scuola si dovrebbe impegnare a mettere in atto tutto quanto sia utile perché si decostruiscano stereotipi e pregiudizi, contro ogni discriminazione, condividendo strategie educative comuni.
“Si dovrebbe favorire per ciascun alunno/alunna, la scoperta e l’espressione delle proprie peculiarità, dei propri orientamenti e delle proprie ambizioni; la definizione serena di un’immagine, personale e professionale, di sé proiettata nel futuro; la costruzione di rapporti tra pari basati sulla comunicazione e la condivisione di stati d’animo, emozioni e sentimenti, libera da pregiudizi e pressioni, tanto per i maschi che per le femmine e nella relazione tra i generi” continua il documento.
In una intervista rilasciata in primavera, Francesca Pardi, della casa editrice “Lo stampatello” ed esponente del Movimento Famiglie Arcobaleno, mi diceva:
“Le buone pratiche educative di inclusione e valorizzazione delle differenze sono un frutto degli anni ’70, partivano soprattutto da una riflessione intellettuale. Ora invece è l’esigenza urgente e attuale di un mondo che cambia, la nuova generazione di insegnanti che ha perso il filo con tutto il lavoro di allora ha bisogno di strumenti che si stanno perdendo, la scuola è depauperata dai tagli, dalla mancanza di aggiornamenti, dalla mancanza di una visione unitaria, ma ora i bambini figli di coppie omosessuali ci sono, se li ritrovano in classe. Il mondo cambia, insieme alle tecniche di fecondazione artificiale e all’acquisizione di diritti da parte delle persone omosessuali . Il ruolo della scuola è fondamentale e serve un ponte, un dialogo tra le generazioni di insegnanti per mettere a confronto saggezze del passato con nuove problematiche del presente. Questi sono anni cruciali. Viviamo un presente molto intenso, ma anche una grande occasione per il futuro, che non riguarda solo noi ma tutti coloro che credono nel valore educativo della scuola”.
E si chiedeva:

“Che scuola vogliamo, allora? Una scuola che deve chiedere il permesso prima di educare all’inclusione, alla tolleranza e, insomma, alla civiltà?”
La domanda è più che mai attuale.
Le notizie di aggressioni omofobe, il diffondersi di iniziative di stampo bigotto e improntate all’ignoranza e all’intolleranza, la circolazione di notizie manipolate ad hoc per creare allarmismi inesistenti si moltiplicano (ne cito solo alcune: l’aggressione a Perugia ad un ragazzo di 14 anni in una scuola umbra da parte di un professore che gli avrebbe chiesto: “Essere gay è una brutta malattia, vero?”,i vari eventi organizzati dalle Sentinelle in Piedi e le mozioni che sempre più spesso si presentano in Comuni e Regioni con lo scopo di “tutelare la famiglia tradizionale” da non si sa quale aggressione e la bufalotta che riguarda l’asilo nido “Il Castello incantato” dove si è creato scompiglio perché ai bambini si sarebbe letta una “favola gay”, notizia poi rivelatasi falsa
In un contesto di così grande ignoranza ed allarmismo, mi chiedo chi mai meglio della scuola pubblica, sia deputata a mettere in piedi iniziative serie a tutela di ogni differenza e di ogni persona, per combattere stereotipi e pregiudizi al fine di creare una società pluralista e inclusiva dove veramente ognuno possa sviluppare al meglio la propria personalità senza sentirsi discriminat*.
Senza intromissioni, in uno Stato che si dice laico, della Curia e del Vaticano a delegittimare il lavoro e l’opera di chi si impegna ogni giorno a formare i cittadini e le cittadine di domani.


http://www.gay.tv/articolo/curia-scuole-gay-friendly-laicita/63809/

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