mercoledì 26 novembre 2014

Se il fisco ti controlla il conto deve emettere avviso di chiusura delle operazioni

Se il fisco ti controlla il conto deve emettere avviso di chiusura delle operazioni

Statuto del contribuente: accertamenti bancari con garanzia al destinatario affinché possa far valere le proprie osservazioni.

Indagini bancarie. Qualora l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di finanza stiano controllando a tappeto le movimentazioni del conto corrente di un contribuente, la chiusura dell’attività di indagini va necessariamente formalizzata attraverso la redazione di un verbale da comunicare al contribuente stesso, in modo da consentirgli di presentare le proprie osservazioni entro sessanta giorni. Il mancato rispetto di tale obbligo determina la violazione del diritto di difesa (e del diritto al contraddittorio), con conseguente nullità del successivo avviso di accertamento.

Lo ha stabilito la Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza con una recente sentenza [1].

Già gli stessi giudici, in passato [2], avevano avuto modo di chiarire che qualsiasi procedimento con cui il contribuente sia sottoposto al controllo sostanziale della propria posizione fiscale deve sempre garantire una qualche forma di contraddittorio anticipato, pena l’illegittimità degli atti emessi a seguito della verifica.

Del resto, questi obblighi scaturiscono dai principi enucleati già dalla Corte di Giustizia della Comunità Europea [3] secondo cui la pubblica amministrazione ha l’obbligo di attivare il preventivo contraddittorio con il cittadino ogniqualvolta essa intenda adottare un provvedimento in grado di produrre effetti negativi nella sua sfera giuridica. In pratica, ogni qual volta venga emesso un atto restrittivo dei diritti del contribuente o una decisione a lui lesiva (per esempio: una ipoteca, un fermo amministrativo, un controllo in banca, ecc.), il destinatario deve essere messo in condizione di far valere le proprie osservazioni prima che la stessa sia adottata, allo scopo di mettere l’autorità competente in grado di tener conto di tutti gli elementi del caso e, quindi, della difesa preventiva dell’interessato. Principio, questo, contenuto peraltro anche nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

La pronuncia in commento mostra la tendenza della giurisprudenza di merito a dilatare l’ambito di applicazione dello Statuto del Contribuente [4], prescrivendo che ogni controllo effettuato nei confronti dei cittadini debba concludersi con la redazione di un verbale conclusivo delle operazioni e dei rilievi svolti.

Da noi, invece, la Cassazione sembra pensarla diversamente [5]. Secondo i supremi giudici italiani, le garanzie dello Statuto citato [4], consistenti nell’instaurazione di un contraddittorio anticipato con il contribuente e nel rispetto del termine dei 60 giorni a quest’ultimo concessi per difendersi, prima della emissione dell’avviso di accertamento, operano esclusivamente nelle ipotesi di accertamento emesso a seguito diaccessiispezioni verifiche fiscali eseguiti nei locali destinati all’esercizio di attività commerciali, industriali, agricole, artistiche o professionali. Quindi, stando a questa interpretazione, la suddetta garanzia della comunicazione anticipata non opererebbe in caso di accessi in banca. Come detto, però, la CTP di Vicenza ha fornito un parere differente e “pro-contribuente”.

[1] CTP Vicenza, sent. n. 688/06/14.
[2] CTP Vicenza sent. nn. 94/4/12, 95/4/12 e 341/4/14.
[3] C. Giust. UE causa C-349-07.
[4] Art. 12, comma 7 della legge 212/00.
[5] Cass. sent. n. 14026/12, 16354/ 12 e 8399/13.

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