venerdì 21 novembre 2014

Scandalo Amiu, i soldi negli assorbenti

Le intercettazioni sull'auto del patron della Eco.Ge svela un insolito nascondiglio per tentare di trasferire fondi in Svizzera 

Interrogato dal giudice che segue l'indagine sullo scandalo Amiu -sesso in cambio di appalti - l'imprenditore Gino Mamone ha taciuto. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma per lui, patron della Eco.Ge, parla la conversazioni con la moglie captata dalle cimici piazzate dagli inquirenti nella sua macchina.

Gino Mamone: "L'assegno lo nascondi dove vuoi... i contanti..."
Ines Capuano: "Hai un nascondiglio?"
Mamone: "I contanti devi portarli giù... Scusa, ma se scuci... Io c'ho la tasca bucata, cuci la fodera..."
Capuano: "Allora me lo metto in un assorbente, capito?".

E' convinzione degli inquirenti che la famiglia Mamone stesse progettando di trasferirsi in Svizzera: dalle carte dell'inchiesta emerge che la moglie dell'imprenditore, Ines Capuano, da tempo stava prelevando soldi da un conto corrente dal Principato di Monaco per portarli in Svizzera.

Per i due, il problema era come farli passare dalla frontiera. Sino a quando spunta l'idea di usare assegni, nascosti tra gli assorbenti o dentro le tasche prima scucite e poi e ricucite.

Davanti al gip hanno fatto scena muta anche gli altri indagati: Daniele e Stefano Raschellà e Claudio Deiana, tre imprenditori arrestati giovedì mattina assieme a Gino Mamone, al fratello Vincenzo e al figlio di lui Luigi, oltre al dirigente degli Affari Generali di Amiu, l'avvocato Corrado Grondona. Gino Mamone e Corrado Grondona sono considerati i promotori dell'associazione a delinquere, finalizzata alla corruzione e alla turbativa d' asta contestata dai pm Paola Calleri e Francesco Albini Cardona. Abusi e omissioni sono invece le accuse nei confronti di tre dirigenti Amiu indagati: Massimo Bizzi responsabile Servizi di Raccolta, Roberto Ademio dell'Ufficio Gare e Carlo Sacco, direttore della discarica di Scarpino.

Nel mirino della procura e dei carabinieri del Noe sono finiti appalti per una valore di dieci milioni nel triennio 2010-2013. Si tratta spesso di affidamenti diretti, magari per
grandi importi ma spezzettati in modo da scendere sotto la soglia dei 40 mila euro per evitare la gara.

E per raggiungere la firma sul contrato i titolari delle imprese pagavano pied a terre compresi di pulizie, champagne, cene, manutenzione auto e riparazioni moto. Ma soprattutto prostitute.


http://genova.repubblica.it/cronaca/2014/11/17/news/amiu-100793740/

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