lunedì 10 novembre 2014

Sanità Lazio, fardello da 1 miliardo dalla finanza creativa di Storace

Sanità Lazio, fardello da 1 miliardo dalla  finanza creativa di Storace

Nell'ente di Zingaretti 4,3 miliardi di costi sanitari evitabili senza tagliare servizi a cittadini, ma la regione non è ancora riuscita ad accentrare la gestione della spesa. E la controllata San.Im, nata per rimettere in sesto i conti, ha finito per creare solo passività


Doveva rimettere in sesto i conti della sanità regionale e fare del Lazio un esempio da seguire in Europa. E invece l’operazioneSan.Im, una delle prime cartolarizzazioni della sanità pubblica nel Vecchio continente, si è trasformata in un pesante fardello per i conti dell’ente guidato da Nicola Zingaretti. Lo evidenziano i numeri del 2012, registrati dall’Osservatorio sul debito della Regione Lazio, che mostrano come, sui 10,7 miliardi di passività dell’ente, 1 miliardo sia legato alla San.Im, società pubblica interamente controllata dall’ente. Non solo: l’azienda ha anche generato ben 83 milioni di oneri finanziari, somma che corrisponde alla quasi la totalità dell’omonima voce nel bilancio sanitario regionale.
Ma come è possibile, visto l’obiettivo con cui è nata, che San.Im si sia trasformata in un onere così pesante per i conti della Regione? Semplice: l’operazione era politicamente conveniente perché rimandava inevitabili tagli, ma non economicamente interessante, perché metteva un’ipoteca sui futuri bilanci della sanità laziale. La San.Im è stata infatti creata dalla Regione Lazio a metà del 2002, quando sulla poltrona di presidente sedeva Francesco Storace e il deficit della sanità regionale aveva superato la cifra stratosferica di 1,5 miliardi l’anno. Per correre ai ripari, evitando dolorosi tagli, Storace aveva pensato di affidarsi alla finanza speculativa. Attraverso la San.Im, la Regione ha infatti acquistato dalle Asl le mura di 56 ospedali per 1,94 miliardi. Il denaro necessario all’operazione è stato raccolto attraverso la cessione dei crediti trentennali degli affitti delle Asl a un’altra azienda pubblica,Cartesio, che ha emesso a sua volta obbligazioni garantite dai titoli ricevuti. Con tanto di derivato al seguito, prodotto da Unicredit,BnlJP Morgan Dexia Crediop. Un giro del fumo che ha permesso un maquillage dei conti delle Asl, ma che nel contempo ha fatto lievitare fino al 2023 i costi non sanitari della Regione Lazio, con oneri finanziari e commissioni bancarie che sfuggono ancora oggi ai tagli di Zingaretti.
La San.Im non è però l’unico centro di costo a essere fuori dal radar dell’attuale governatore del Lazio, dove operano dodici aziende sanitarie (Asl), sette strutture ospedaliere (San Camillo-Forlanini, San Giovanni-Addolorata, San Filippo Neri, Policlinico Umberto I, S. Andrea, Policlinico Tor Vergata, Ares 118) e due Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Ifo, Inmi-Spallanzani). Sul fronte della spesa sanitaria l’ente, insieme a Lombardia e Campania, è quello che mette a bilancio i costi più alti d’Italia, con uscite pro-capite 2012 superiori ai 2mila euro. E registra oltre 10 miliardi di ricavi. Ma non ha ancora fatto il lavoro ditrasparenza richiesto alla Gestione sanitaria accentrata, che deve monitorare la spesa per singola Asl e fornire informazioni più dettagliate rispetto a quelle raccolte dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.
Un’analisi inedita e puntuale della situazione del sistema sanitario regionale e delle singole Asl però esiste. E’ stata condotta in autonomia da due ricercatori Istat, Monica Montella e Franco Mostacci, che hanno rilevato circa 4,3 miliardi di costi che potrebbero essere rimodulati evitando tagli dei servizi ai cittadini. Tre miliardi di euro, sui 4,3 complessivi, sono per affidamento di servizi sanitari a privati con contratti che cambiano notevolmente a seconda del committente. Per farsi un’idea delle diverse situazioni che si riscontrano nei conti della sanità laziale basti pensare che la sola Asl Roma E, quella che comprende la zona centro-nord della capitale, ha speso nel 2012 circa 525 milioni per strutture convenzionate. La Asl Roma G, che serve l’area Nord-Est oltre il grande raccordo, ha invece pagato 27 milioni esclusivamente per prestazioni di psichiatria residenziale e semiresidenziale.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/10/sanita-lazio-quel-fardello-1-miliardo-generato-storace-finanza-creativa/1188457/

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