sabato 29 novembre 2014

Restituite agli Europei il maltolto

parlamento-Riccardo Lala- Saremo certamente  gli ultimi a “gettare la prima pietra”  contro il nostro Presidente Juncker, il rappresentante di quel piccolo Paese “au coeur de l’Europe”, al quale dobbiamo, tra l’altro,Enrico IV (“il Veltro” di Dante), e tutta la dinastia “lussemburghese”, vivaio di grandi sovrani europei, fra i qualiSan Venceslao, Carlo IV, fondatore della “Praga nera e d’oro”, riscopritore della liturgia glagolitica e  autore della “Bolla d’Oro”. E  Laszlò d’Ungheria, caduto in battaglia a Kosovo Polje, e, poi, la dinastia borghese  degli architetti Parler, che ha unificato urbanisticamente l’ Europa dell’ Est e dell’ Ovest, e, infine, l’ARBED  e la CECA, vale a dire la prima “politica comune europea”, portata avanti dal “mezzo lussemburghese” come noi, Robert Schuman. Il nostro cuore è legato a Lussemburgo, dove, come giovane funzionario europeo, abbiamo stretto amicizie che ancora non ci abbandonano. L’unico Paese d’Europa che abbia avuto il coraggio di definire la propria identità in un modo così tranchant: “Mir woelle bleiwe wat mir sin”=“Vogliamo restare ciò che siamo” (frase scritta addirittura a caratteri cubitali -e gotici- su una finta torretta in un edificio neogotico al centro della Capitale). Questo potrebbe (e dovrebbe) essere il motto dell’ Europa intera (a condizione, ovviamente, che i suoi governanti fossero degni di mantenersene all’ altezza).
 Paradossalmente, proprio in quanto “ Lussemburghesi d’elezione”, ci arroghiamo qui il diritto di rivendicare l’onore di questo nobile e antico Paese dell’ Europa, che non merita certo, come nessun altro,  di essere trascinato nel fango da quest’ultima  generazione di Europei immemori e  indegni, né di essere svillaneggiato da Paesi con una ben più modesta tradizione europea.
 “Sospendiamo quindi il giudizio”  sul se Juncker abbia diritto, o meno, di avvicinarsi, alla vecchia generazione dei “Mitteleuropei”, come per esempio, Coudenhove Kalergi, Simone Weil, Duccio Galimberti,  Adenauer e De Gasperi. Certamente, ne è già separato da un’altra generazione, quella di Santer, che certo  non aveva già fatto onore al Lussemburgo con il suo, per quanto più modesto, scandalo.
 In conclusione, a noi pare che il discorso circa il rilancio dell’ economia, che tanto sta a cuore a Jean-Claude Juncker, non possa certamente approdare a qualcosa di concreto senza affondare profondamente il bisturi negl’inveterati vizi degli establishments europei, siano essi quelli dei sovrani (e granduchi) nordici lobbisti, dei seguaci dell’egemonia culturale marxista, delle sette laicistiche, delle lobbies ecclesiali, dei finti estremisti di sinistra e di destra che, come i “bombelers” lussemburghesi, hanno lastricato le loro carriere di crimini, di scandali, di corruzione, perfino  di alto tradimento.
 Juncker ha vissuto, certo,  tutto questo da vicino, ivi compresi il terrorismo e le intercettaziomni (ricordiamo di nuovo l’incredibile complotto lussemburghese dei “bombelers”), ma non sappiamo ancora se da protagonista o da vittima. Per fortuna, non è  questo il tema della discussione.Non sappiamo neanche se tanti altri, al vertice dello Stato, in Italia come in Germania, come in Inghilterra, non abbiano commesso, come si sospetta,  ben di peggio.
 Siamo comunque sicuri che Jean-Claude Juncker trarrà il debito insegnamento da quanto ora accaduto: “Errare humanum est, perseverare diabolicum”.
 E’ in questo spirito che gli abbiamo indirizzato il quarto “Quaderno di Azione Europeista”, intitolato ”Restarting EU Economy via Knowledge Intensive Industries, “. Infatti, noi ci aspettiamo che, per rimediare a questa situazione incresciosa in cui non soltanto lui, ma tutti i suoi colleghi ai vertici degli Stati Membri hanno creato, Juncker prenderà finalmente sul serio le nostre proposte per un’industria europea del web, che scalzi l’inaccettabile monopolio, in questo campo, del Complesso Informatico-Militare, creato dall’ establishment anche e soprattutto con i “tax rulings” – come hanno fatto, per esempio,  in Cina, Alibaba e Baidu-.
 Se, poi,  ciò non dovesse, malauguratamente,  avvenire, occorrerà  por mente al fatto che gli Europei di oggi sono ben lungi dall’essere sprovvisti di risorse alternative. Basti pensare che il Primo Ministro italiano, Matteo Renzi, giustamente, scavalcando gli USA e il Vaticano, Bruxelles e Berlino, aveva scelto, come prima destinazione dei suoi viaggi all’ estero, non già Washington, né Bruxelles, bensì  Beijing.  Questa rinnovata libertà si è tradotta anche nelle dichiarazioni di adesione, alla politica russa, di Nigel Farage, leader del primo partito della Gran Bretagna, di Martine Le Pen, leader del primo partito francese, del Primo Ministro dell’Ungheria, Orbàn,  ecc…E anche nel fatto che, in base ai voti espressi per i vari raggruppamenti politici da parte degli elettori alle Elezioni Europee, risulterebbe che più del 50% degli elettori italiani sono contro le sanzioni contro la Russia – cioè contro la “linea vincente”, a livello di vertice, nella Politica Estera e di Difesa dell’ Europa-.
 Noi, proprio in quanto europeisti, in quanto ex-lussemburghesi, in quanto ammiratori di Gonella, di Schuman, di Adenauer, di  De Gasperi e di De Gaulle, ci auguriamo che Juncker, investito del suo nuovo ruolo, inverta totalmente le sue passate, deprecabili,  politiche a favore delle multinazionali, che, come diceva De Gaulle, sono “apatrides”, e, anzi, sfrutti le sue “conoscenze da insider” quale ex-primo ministro lussemburghese, per “stanare” tutti gli infami accordi che hanno permesso ai nostri concorrenti di strozzare le nascenti industrie europee delle alte tecnologie. Ricordiamoci, a questo proposito, che i nostri fratelli svizzeri, certamente non meno europei che gl’Italiani e i Lussemburghesi, hanno appena deciso (attraverso un referendum, ciò è ciò che caratterizza il loro sistema come unica vera democrazia in Europa) di rendere illegali (almeno nei Cantoni “alemannici”) quegl’infami “tax rulings” che hanno permesso ai Lussemburghesi, agl’Inglesi , agli Olandesi e agl’Irlandesi, d’istituzionalizzare questi odiosi privilegi per le multinazionali ”occidentali” ai danni proprio di noi, loro concorrenti europei e europeisti.   
 Siamo talmente convinti che Jean-Claude Juncker si adeguerà a quest’ ineluttabile esigenza politica, che abbiamo sviluppato e pubblicato, quale supporto  alle scelte politiche (certo non facili) del nostro Presidente, l’”instant e.book” “Restarting EU Economy via Knowledge-Intensive Industries”, e stiamo per inviargli (si spera con la Vostra cooperazione), un ulteriore studio specialistico di carattere manageriale, volto a dimostrare che è tecnicamente possibile, con un investimento modestissimo, ma con un grande impegno politico, creare in Europa, e, in particolare, nella Regione alpina, delle nuove imprese innovative, e, ciò, in particolare, per ciò che riguarda l’e.publishing.
 A meno che qualcuno abbia affidato, all’ establishment, il compito di bloccare sul nascere qualsiasi velleità d’indipendenza economica e culturale degli Europei.
 Ecco il programma del convegno che abbiamo organizzato per lanciare il nostro progetto. Senza entusiasmi unanimistici. Senza frenesie progressistiche. Senza ingiustificati ottimismi.
 Ma con la rabbia dei “gute Europaeer”(=”i Buoni Europei”), determinati, da oramai più di un secolo a realizzare la nostra Europa a dispetto di tutti: “Mir woelle bleiwe wat mir sin!”

http://www.articolotre.com/2014/11/restituite-agli-europei-il-maltolto/

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