mercoledì 19 novembre 2014

Renzi e Draghi massoni, la guerra tra “super-logge” e l’Isis come arma: solo complottismi?

massoneria1-G.C.-Una guerra feroce, che può cambiare i destini del mondo, attraverso lo spostamento di equilibri e la manipolazione dei cittadini.
Si tratta di uno scenario catastrofico, apocalittico, frutto di menti complottiste? Per molti, senza dubbio. Ma non per Gioele Magaldi, Maestro Venerabile e fondatore del God, una corrente interna alla loggia massonica Grande Oriente d'Italia, secondo cui, negli ultimi anni, si sta combattendo un'acerrima battaglia tra le cosiddette “Ur-Lodges”, “superlogge”, tra fratelli neoaristocratici -che vorrebbero restaurare il potere degli oligarchi- e quelli, invece, progressisti -fedeli ai valori di uguaglianza impartiti.
A raccontare le modalità con cui si sta combattendo il conflitto è lo stesso Magaldi, in un libro uscito da pochi giorni, edito da Chiarelettere, “Massoni”. In esso, il Maestro – che è tra I sostenitori di un'apertura al mondo esterno da parte delle logge e una trasparenza più tangibile-, rivela al mondo la sua visione delle vicende susseguitesi in questi anni, rileggendole in chiave massonica. A cominciare dai nomi, dei fratelli. Tra cui spicca addirittura Silvio Berlusconi.
Non è comunque la prima volta che Magaldi dichiara come l'ex premier fosse un massone. Già nel 2010, infatti, vennero pubblicate alcune lettere in cui il Gran Maestro rivelava “la vera natura” del “Berlusconi oscuro”. “Non starò a ricordarTi chel’iniziazione massonica – quale tu avesti il privilegio di ottenere direttamente dal Gran Maestro “Emerito” Giordano Gamberini alla fine degli anni settanta, a Roma, alla presenza del Fratello Licio Gelli e di diversi tuoi amici già Fratelli Piduisti – è indelebile, una volta conferita”, scriveva infatti Magaldi, ricordando inoltre gli incontri tra Berlusconi e “altri estimatori della via iniziatica massonica”, tra cui “il Gran Maestro Armando Corona, il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga e i tuoi amici Flavio Carboni e Giuseppe Pisanu, per tacere di tanti altri…”. “Soprattutto”, aggiungeva nella missiva, “a partire dalle relazioni ancora più significative con certi ambienti del milieu massonico internazionale, maturate dal 1992-93 in poi e di anno in anno sempre più rafforzatesi e perfezionatesi.” Dopo di ché, prima di procedere con alcune “ammonizioni”, Magaldi rivelava diverse caratteristiche del Berlusconi massone, segnali di come, a suo dire, si potesse comprendere la reale natura dell'ex premier. In special modo, sosteneva come le tattiche “verso la Presa, la Ri-Presa e la Conservazione del Potere imprenditoriale, mediatico e politico in Italia (dagli anni settanta e fino ad oggi)” fossero state scandite “da rapporti e relazioni con precisi personaggi, cenacoli e logge dell’establishment massonico mondiale”.
Magaldi confermò successivamente, in un'intervista, come Berlusconi avesse “ritenuto di farsi una loggia segreta e sopranazionale autonoma” chiamata “Loggia del Drago”. Grazie a questa, si sarebbe costruito il consenso sociale e politico che lo condusse alla vittoria elettorale del ‘94: “Dell’Utri e altri fratelli della cerchia massonica di Villa San Martino hanno girato la penisola in lungo e in largo, come proconsoli massonici di Berlusconi, intessendo accordi con la maggioranza delle logge del Belpaese in favore della neonata Forza Italia”, spiegò. “In anni successivi, le relazioni massoniche dell’autoproclamatosi Maestro venerabile di Arcore gli hanno consentito di risollevarsi in momenti di particolare difficoltà”.
Ora, nel suo libro, Magaldi torna a ribattere l'appartenenza di Berlusconi alla massoneria, ma non solo. Tra gli altri nomi che espone vi sono quelli di Giorgio Napolitano e quello di Mario Draghi, veri e propri demiurghi del destino italiano. Il primo, d'altonde, era già finito nella bufera in passato, quando I giornalisti Ferruccio Pinotti e Stefania Santachiara, per la redazione del loro libro “I panni sporchi della sinistra”, intervistarono un prestigioso avvocato, definito di “altissimo livello, cassazionista, consulente delle più alte cariche istituzionali, massone con solidissimi agganci internazionali in Israele e negli Stati Uniti, figlio di un dirigente del Pci, massone, e lui stesso molto vicino al Pd”. Questi aveva rivelato ai due come “già il padre di Giorgio Napolitano”, Giovanni, fosse “stato un importante massone, una delle figure più in vista della massoneria partenopea”. Proprio il padre avrebbe trasmesso al futuro Capo di Stato la passione per la simbologia e la fratellanza. E, a rafforzare questa convinzione di appartenenza alla massoneria, la fonte ricordava l’ambiente in cui crebbe Napolitano: suo padre era legatissimo a Giovanni Amendola, “padre di Giorgio, storico dirigente del Pci e figura fondamentale per la crescita intellettuale e politica dell’attuale presidente della Repubblica”. “Tutta la storia familiare di Napolitano è riconducibile all’esperienza massonica partenopea, che ha radici antiche e si inquadra nell’alveo di quella francese”, aveva illustrato la fonte. “Per molti aspetti Napolitano è assimilabile a Mitterrand, che era anche lui massone. Si può stabilire un parallelismo tra i due: la visione della république è la stessa, laica ma anche simbolica. “L’appartenenza massonica di Napolitano”, aveva aggiunto, “è molto diversa da quella di Ciampi, fa riferimento a mondi molto più ampi. Ciampi inoltre è un cattolico. Napolitano si muove in un contesto più vasto”.
Un contesto in cui prendeva parte, seppur marginalmente, anche il piduista Licio Gelli: impossibile dimenticare, infatti, come Napolitano, da ministro dell'Interno, rappresentò il vero e proprio garante dell'alleanza tra Stati Uniti e Italia. Alleanza, questa, che si rivelò fondamentale per la realizzazione di Gladio nel nostro paese, l'unità stay behind a cui collaborarono apparati statali deviati, mafia e l’immancabile Gelli. Il quale si ricollegò a Napolitano, nel ’98, quando, scrivevano I due giornalisti “i servizi segreti avevano avvisato il Viminale delle capacità di fuga” del faccendiere “durante la sua detenzione nel carcere svizzero di Champ Dollon”. Nonostante ciò, nel maggio dello stesso anno, il Viminale guidato da Napolitano non riesce a evitare la fuga all’estero del capo della P2 Licio Gelli dopo l’ennesima condanna per il crac dell’Ambrosiano. Nonostante le ingenti risorse informative del ministero dell’Interno, il Venerabile lascia l’Italia indisturbato”. 
A detta di Magaldi, dunque, Napolitano sarebbe un maassone, e pure affiliato alla Ur-Lodge Three Eyes, una delle più influenti del mondo, in cui troverebbe posto, a suo dire, anche Mario Draghi. E in cui vorrebbe venir iniziato persino l'attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi, se soltanto i fratelli lo accettassero tra loro. Lui, infatti, sarebbe "un aspirante massone elitario" al quale "ancor non è stato accordato l'accesso a una almeno delle superlogge sovranazionali".
“Il problema”, scrive Magaldi, “è che la sua domanda di affiliazione non è stata ancora accolta perché i vari Draghi, Napolitano, Merkel, Weidmann, Schauble, Trichet, Rutte, Sutherland, ecctera non si fidano di Renzi waanabe massone. Considerano Renzi un narcisista, uno spregiudicato e indisciplinato arrivista. Figuriamoci quanto poco venga apprezzato da questi ambienti l'asse Berlusconi-Renzi, sigalto dal Patto del Nazareno.”
“Perciò”, prosegue il Gran Maestro, “l'atteggiamento dell'establishment massonico neoaristocratico verso l'attuale premier e segretario Pd è ambivalente. Da un lato ne apprezzano le politiche sostanzialmente prone al paradigma dell'austerità, dall'altro ne temono l'indisciplina e i potenziali voltafaccia". Proprio in quest'ottica, dunque, andrebbe letto l'editoriale divenuto celebre di De Bortoli su Renzi “in odor di massoneria”. Si sarebbe trattato, secondo Magaldi, di un avvertimento al premier, affinché si riallineasse “ai desiderata del Venerabilissimo Maestro Draghi”. In caso contrario, i suoi intenti di avvicinarsi al mondo massone sarebbero stati svelati pubblicamente.
Ma perché Renzi vorrebbe affiliarsi proprio nella Three Eyes? Secondo Magaldi, questa “creatura del ricchissimo industriale David Rockefeller, del futuro segretario di Stato Henry Kissinger e del futuro consigliere per la Sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinski -che nel 1978 sarà il principale artefice dell'elezione a pontefice del polacco Wojtyla-” sarebbe la superloggia “guida” della “restaurazione neoaristocratica", dopo il periodo in cui le sorti del mondo politico-imprenditoriale erano state guidate da una “ala più democratica”, che tenne I fili della storia nel corso degli anni '60. Secondo Magaldi, infatti, si tentò di portare avanti un processo rivoluzionario, attraverso personalità carismatiche come il primo pontefice, secondo Magaldi, massone -Papa Giovanni XXII-, Martin Luther King e Kennedy.
Nonostante la Guerra Fredda, comunque, la massoneria non ha mai messo, secondo Magaldi, alcun paletto nelle proprie relazioni e nei propri affari. Così, secondo lui, come “l'ascesa di Mussolini o Hitler è avvenuta anche grazie allo spregiudicato sostegno e finanziamento del milieu massonico conservatore angloamericano", ugualmente i conservatori fecero tranquillamente affari con i fratelli massoni sovietici. "Pezzi grossi come il segretario generale del Pcus Leonid Breznev e i suoi successori Andropov e Gorbacev, così come Eltsin, hanno chiesto e tranquillamente ottenuto l'affiliazione presso alcune Ur-Lodges", in cui, tutt'oggi, sono in atto “progetti di involuzione oligarchica, tecnocratica e antidemocratica", progetti che riguarderebbero "l'Italia, l'Europa e l'Occidente intero". Magaldi ne cita alcune, oltre alla Three Eyes (a cui avrebbe preso parte anche Gianni Agnelli, Enrico Cuccia e il principe Borghese): la Edmond Burke, la Joseph de Maistre, White Eagle e la Thomas Paine. Nella lotta tra esse e la massoneria ordinaria, inoltre, andrebbero letti anche eventi come l'attentato a Reagan e a Wojtyla.
Nell'81, poi, le superlogge si sarebbero accordate per dare il via ad un progetto sovranazionale e segreto, l'United Freemasons, che avrebbe mutato totalmente gli equilibri mondiali: esso prevedeva "sostegno al fratello Deng Xiaoping e alla sua politica di apertura della Cina al libero mercato, destrutturazione e liquidazione dell'Urss e del Patto di Varsavia grazie all'ascesa del fratello Gorbacev e alla rottamazione dei vecchi titani del Pcus come il segretario generale Breznev e i suoi più stretti seguaci e successori; accelerazione del progresso di integrazione economica e politica dell'Europa; riunificazione tedesca, riconferma della sorella Margaret Thatcher e sabotaggio del Labour Party del Regno Unito; ritorno dell'Argentina alla democrazia; smantellamento progressivo dell'apartheid ein Sudafrica e scarcerazione del fratello Nelson Mandela”. Ma non solo: anche “alternanza ovunque, a cominciare dagli Usa, di governi conservatori e progressisti secondo una tabelle di marcia ben precisa.”
E così fu. Finché non salì al potere, negli States, Bush Senior, che, secondo Magaldi, sentendosi escluso dal progetto di globalizzazione, avrebbe creato un'altra “superloggia”, la Hathor Pentalpha, dedita “alla vendetta e alla sete di sangue”. A questa, secondo il gran Maestro, avrebbe preso parte persino Osama Bin Laden e nei cui piani rientrerebbe anche quanto accadde l'11 settembre, con i misteri che hanno contraddistinto gli attentati. La risposta dall'ala progressista non si sarebbe fatta attendere, con la creazione della ur-Lodges “Maat”, che conterebbe, tra i propri fratelli, niente meno che Barack Obama.
E si giunge ai giorni nostri. Con quello che Magaldi definisce l'ultimo atto della guerra tra supermassoni. I conservatori vorrebbero tornare al potere e annientare I progressisti e, per farlo, starebbero sfruttando niente meno che l'Isis. D'altronde, a suo dire, lo stesso Al Baghdadi, il Califfo dello Stato Islamico, farebbe parte della Hathor Pentalpha. “Imprigionato in Iraq nel 2004 come terrorista pericoloso e che subito dopo l'affiliazione a fil di spada viene liberato". Il tutto mentre viene "ufficiosamente lanciata la candidatura del fratello Jeb Bush alla Casa Bianca".
In quest'ottica potrebbero apparire significative addirittura le tesi secondo cui lo stesso nome dell'Isis prenderebbe spunto da Iside, dea cara ai massoni e dai chiari richiami esoterici. Una coincidenza che, per I complottisti, vale più di ogni smentita. E che trova, appunto, l'appoggio probabilmente inconsapevole di Magdadi, secondo cui “da qui al 2016", “grazie all'avanzata dell'Isis, prenderà il via una formidabile campagna planetaria per portare un un nuovo Bush a Washington. L'ennesimo Bush guerrafondaio”. Conseguentemente, conclude, avremo “nuove guerre infinite in Medio Oriente", guidate proprio dalla massoneria e dalle lobby dei potenti.

http://www.articolotre.com/2014/11/renzi-e-draghi-massoni-la-guerra-tra-super-logge-e-lisis-come-arma-solo-complottismi/

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