mercoledì 19 novembre 2014

Ragazzo ucciso nel camper, il killer preso mentre faceva la comparsa in tv


L’uomo accusato di aver accoltellato Andrea Pobbiati è un 20enne originario di El Salvador, amico e collega di lavoro della vittima

Andrea Pobbiati in una foto tratta dal suo profilo Facebook
Andrea Pobbiati in una foto tratta dal suo profilo Facebook

Nella notte tra martedì e mercoledì i carabinieri del Comando Provinciale di Milano hanno individuato e arrestato la persona ritenuta responsabile dell’omicidio di Andrea Pobbiati, il 23enne accoltellato a morte nel camper dove viveva in via Fabio Massimo lunedì sera. L’uomo sospettato dell’omicidio è uno straniero a cui i carabinieri sono arrivati al termine di un’indagine-lampo: un ventenne originario di El Salvador, rintracciato negli studi Rai di via Mecenate nel corso del programma «Detto-Fatto». Il giovane accusato dell’omicidio, Brian Ernesto Soto Valadares, era amico e compagno di lavoro di lavoro della vittima. La vittima e il suo assassino facevano entrambe le comparse nella trasmissione Rai. L’omicida temeva che Pobbiati gli avesse rubato il cellulare e i 160 euro guadagnati con il suo lavoro negli studi televisivi.

Trovato cadavere uomo accoltellato
Trovato cadavere uomo accoltellato

Trovato cadavere uomo accoltellato

Trovato cadavere uomo accoltellato

Trovato cadavere uomo accoltellato

Le indagini
Le indagini sono state effettuate sentendo i testimoni e analizzando il contesto relazionale della vittima, senza l’uso di intercettazioni telefoniche. Solo per l’orario della morte sono risultati utili un messaggio di Whatsapp della vittima alla fidanzata, alle 12.45 di domenica, «sono con Bryan», e un Sms con «tutto ok?» rimasto senza risposta inviato a Pobbiati alle 13.13 dall’amico che ha poi rinvenuto lunedì alle 17.30 il cadavere nel camper. L’uomo aveva raccontato ai carabinieri di aver udito dei rumori sospetti provenire dal camper proprio la mattina dell’omicidio ma di non averci badato perché diretto frettolosamente ad un appuntamento con la propria ragazza. A quanto è emerso dalle ricostruzioni l’assassino e la vittima si sono incontrati venerdì in tarda mattinata. Fatta una abbondante scorta di sambuca e altri alcolici ad un supermarket hanno tirato fino alle 20.30 circa bevendo e abusando di farmaci nel camper. Il sudamericano, prima intenzionato a restare a dormire dall’amico, ha poi deciso di tornare a casa Gorgonzola, utilizzando un bus, la metro, e poi proseguendo a piedi. Nel tragitto sarebbe caduto più volte ferendosi e, arrivato nell’appartamento dove vive con uno zio apparentemente ignaro dei fatti, è crollato a letto riprendendosi solo la domenica. Tornato lucido, il 20enne si é accorto di non avere con sé il proprio cellulare e la propria paga mensile da comparsa. Ricordava di aver prestato venerdì a Pobbiati il proprio smartphone per scaricare della musica e, sospettando di essere stato da lui derubato, si è recato nel suo camper per chiarire, attorno alle 10.30.
La versione dell’omicida
La versione raccontata dall’omicida è di un diverbio poi degenerato: sarebbe stato lui la vittima di un’aggressione da cui si sarebbe difeso colpendo una ventina di volte Pobbiati, anche alla schiena, con un coltello. L’arma non è stata rinvenuta, la lama si sarebbe rotta durante l’assassinio e il salvadoregno ha raccontato di averla buttata nell’Adda assieme ai vestiti intrisi di sangue, mentre rientrava a Gorgonzola domenica dopo le 13, sempre con i mezzi pubblici. Solo le scarpe ancora sporche di sangue sono state rinvenute dai carabinieri nell’abitazione dell’arrestato durante la perquisizione domiciliare. Non è stato ancora trovato il cellulare del salvadoregno, che invece aveva con sé quello della vittima al momento dell’arresto, ieri nel primo pomeriggio in via Mecenate. Individuato il soggetto i carabinieri si sono presentati davanti agli studi Rai prima della registrazione del programma «Detto Fatto» in cui il giovane doveva fare il clap-man. Portato in caserma il salvadoregno ha confessato sostenendo la tesi della legittima difesa, versione in fase di verifica da parte degli inquirenti.
Il procuratore
«Colpisce la pochezza, la miseria culturale e di valori di questa storia in cui due 20enni entrambi incensurati, si sono accoltellati per nulla. È un delitto che nasce in quella fascia di cittadini che sopravvive ogni giorno», ha commentato il procuratore aggiunto Alberto Nobili durante la conferenza stampa di conclusione indagini .
Il macabro precedente
Nello stesso camper dove è stato ucciso Andrea Pobbiati era già morto un ragazzo il 6 luglio scorso. Era Elio Diego Alejandro Enciso Flores, peruviano di 20 anni, stroncato da un mix di alcol, farmaci e Coca Cola nel corso di una serata organizzata dallo stesso Pobbiati per festeggiare il conseguimento del diploma. Il morto, infatti, era un suo compagno di classe.

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_novembre_18/ventitre-anni-ucciso-15-coltellate-camper-dove-viveva-15c25776-6f4b-11e4-a038-d659db30b64c.shtml

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