sabato 29 novembre 2014


Progetto G-124 al Senato
Oggi, in Senato, è stato presentato il progetto G-124, nato dall'intenzione di Renzo Piano, nominato circa un anno fa senatore a vita, di trasferire il suo sapere e la sua esperienza a dei giovani talenti, con i quali elaborare idee e concrete prospettive di intervento e di cambiamento nell'assetto urbanistico delle nostre città. I sei giovani architetti che hanno lavorato quest'anno al progetto hanno iniziato col trasformare l'ufficio del senatore Piano, una sala dal sapore antico, in un luogo di innovazione, un laboratorio capace di sprigionare un’energia straordinaria, coperta di pannelli di compensato con sopra foto, appunti, progetti: una moderna “bottega” in cui condividere sfide e soluzioni che ricorda quelle dei grandi artisti ed artigiani dei secoli passati. Il G-124 mette insieme il sapere dell’esperienza e la creatività dei giovani con l’ambizione di riscattare le periferie fisiche e ideali della nostra società.
I disordini di Tor Sapienza ci hanno costretto a porci domande ancora senza risposta. I disagi esplosi in queste settimane, prima che si estendano ad altre periferie di altre città, ci devono portare a riflettere criticamente sulle risposte che il nostro Paese ha dato finora alle crescenti difficoltà di tanta parte della popolazione. Realtà come Tor Sapienza sono state vissute per troppo tempo come marginali, luoghi nei quali l’attenzione pubblica appare con grande enfasi e scompare con altrettanta rapidità. I problemi di quei quartieri però sono gli stessi problemi del Paese, solo elevati all'ennesima potenza: disoccupazione, precarietà, dispersione scolastica, assenza di servizi. Sono quartieri abitati da persone che hanno conosciuto il benessere negli anni passati, lo hanno sfiorato, ma lo hanno perso nelle pieghe di questa crisi che da economica sta diventando sociale, esistenziale ed etica. Per questo voglio credere che quelle proteste, per quanto violente ed esibite – che non possiamo liquidare solo come razzismo, sarebbe un grave errore di valutazione – quelle proteste siano una richiesta di aiuto e d’attenzione. Il grido di chi si sente frustrato perché non vede prospettive davanti a se e si sente abbandonato dalle istituzioni.
Dal punto di vista urbanistico è fondamentale “rammendare" le parti più fragili delle città conferendo loro la vitalità dalla quale si può sprigionare un nuovo vigore e trasformando in energia quel che ora è risorsa inespressa e nascosta. Bisogna avere il coraggio e l’ambizione di cambiare il paradigma che ha portato sia la politica che l’amministrazione a non cogliere in tempo i disagi delle periferie e a non cogliere quindi le domande che esse pongono e l'aiuto che chiedono. Le città, e con loro i cittadini, devono appropriarsi e riappropriarsi di luoghi dove si possa praticare il dialogo, fondere culture, abitudini, idee e prospettive diverse, luoghi, in breve, in grado di stemperare le naturali tensioni sociali che si verificano quando la politica abbandona la propria funzione.
La riqualificazione urbana può e deve innescare nuovi meccanismi di partecipazione: questo progetto è una testimonianza diretta e vincente di questa possibilità che attende di essere colta da amministratori locali e decisori pubblici.



https://www.facebook.com/laura.giovannelli.protani

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