domenica 23 novembre 2014

Prezzo olio d’oliva: ‘sotto gli 8 euro è una fregatura’

Anche se il marchio è italiano non è detto che l'olio sia prodotto nel nostro Paese


Prezzo olio d’oliva: ‘sotto gli 8 euro è una fregatura’

Il 2014 è stato un annus horribilis per l’industria olearia italiana: la produzione di olio d’oliva nel nostro Paese in molti casi è crollata di una percentuale superiore al 50% e alcune regioni come Umbria, Toscana e Liguria sono state particolarmente colpite. Un annata disastrosa, che molti imprenditori agricoli definiscono “la peggior annata che la storia ricordi“, come ha detto un contadino al Fatto Quotidiano. Il responsabile è la mosca olearia, che con la sua azione ha reso le piante inutilizzabili. Si tratta di un danno ingente per l’industria olearia italiana in quanto l’export vale oltre 1 miliardo di euro, per un fatturato di 2,5 miliardi. Il crollo della produzione ha avuto un forte impatto sul prezzo dell’olio d’oliva extravergine, che è passato da 4,5 euro al kg a fine ottobre a 7 euro al kg la scorsa settimana.

Prezzo olio d’oliva: ‘sotto gli 8 euro è una fregatura’

Tuttavia, spiega Alberto Grimelli sul Fatto Alimentare, negli scaffali dei supermercati si possono ancora trovare superofferte sull’olio d’oliva extravergine, certe volte anche con prezzi inferiori ai 3 euro al litro. Il prezzo dell’olio di oliva in questi casi è così basso perché non è olio d’annata, ma sono oli acquistati settimane prima quando i prezzi sono meno alti. Per assicurarci che l’olio che il prodotto che stiamo acquistando è d’annata bisogna leggere attentamente l’etichetta, in cui dovrebbe essere indicato l’anno di produzione. E “una buona indicazione la può dare anche il prezzo, sotto gli 8 euro al litro difficilmente si tratta di olio italiano della nuova campagna olearia“, scrive Grimelli.
Un altro aspetto da tenere in considerazione è che le etichette spesso ci portano a pensare che l’olio sia italiano, ma non è detto che l’olio sia prodotto nel nostro Paese. Infatti “la bottiglia può contenere una miscela di oli comunitari provenienti da Spagna e Grecia. Per capirlo bisogna leggere con attenzione le indicazioni sull’etichetta“, leggiamo sul Fatto Alimentare.
E incorrere in una truffa è molto probabile se il prezzo dell’olio d’oliva è basso: “Il pericolo di fregature è alto, proprio a causa dell’elevato prezzo dell’extra vergine che rende molto convenienti le frodi. Oltre alle solite contraffazioni dovute all’impiego di olio deodorato (per togliere cattivi odori), adesso ci saranno anche miscele illegali con oli di semi“.

Prezzo olio d’oliva basso: la deodorazione, una tecnica illegale

Se il prezzo dell’olio d’oliva è così basso c’è un motivo. In un articolo scritto a quattro mani da Roberto La Pira e Alberto Grimelli sempre sul Fatto Alimentare viene spiegato che l’utilizzo di olio deodorato nella produzione è “una prassi illegale e contro cui tutti gli organi di controllo stanno combattendo da tempo. Il processo di deodorazione permette di eliminare odori sgradevoli presenti nell’olio ottenuto da olive ammassate per lungo tempo sotto il sole, oppure stipate nei cassoni degli autocarri prima di essere pressate“. E il risultato è “un olio sgradevole che ha odori di fermentato, avvinato e riscaldo che ricordano l’aceto o lo yogurt andato a male“.

L’olio importato miscelato con l’olio prodotto in Italia

Come denunciato più volte anche da Beppe Grillo, l’Italia con 500 mila tonnellate d’olio è il secondo produttore di olio al mondo, ma al tempo stesso importa circa 600 mila tonnellate da Spagna, Grecia, Marocco e Tunisia. Gli oli importati vengono mischiati con gli oli italiani senza che il consumatore sia avvisato, perché le leggi europee consentono di non indicarlo in etichetta: “L’altro aspetto da sapere è che buona parte dell’olio prodotto in Italia viene miscelato con quello importato dagli altri paesi e poi destinato al consumo interno oppure venduto all’estero. La norma prevede infatti l’obbligo di dichiarare in etichetta che il prodotto proviene da un Paese della Comunità Europea. Questo significa che ciò che viene confezionato e commercializzato in Italia può essere stato prodotto in un altro Stato e poi miscelato con quello prodotto in Italia o addirittura provenire totalmente dalla Spagna o da uno dei Paesi dai quali importiamo. L’olio di qualità elevata, che sia anche italiano, potrebbe quindi non essere presente sulle nostre tavole così spesso come crediamo – a causa della miscelazione con oli importati, delle irregolarità difficili da individuare e di una legge ancora troppo permissiva“, spiega Eleonora Viganò sul Fatto Alimentare.

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 ·20 novembre alle ore 14.41 · 
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