martedì 25 novembre 2014

Podemos e il piccolo Nicolás

L’ascesa talentuosa e quasi innocente del ragazzo che è riuscito a farsi considerare un potente solo facendosi fotografare con alti esponenti del potere spagnolo mette in luce i meccanismi ormai normali di altre ascese meno brillanti e molto più pericolose. La sua caduta assomiglia alla metafora finale di un racconto letterario, tra le fenditure e i crolli di un sistema di clientelismi, potere mediatico e meschinità di élite che sembrano non riscuotere più le simpatie degli spagnoli. Santiago Alba Rico, uno dei più autorevoli intellettuali che hanno firmato il manifesto che è stato all’origine dell’esperienza di Podemos, la forza politica accreditata dai sondaggi come possibile primo partito nella prossima competizione iberica, sostiene che per fronteggiare i tentativi di impedire con ogni mezzo la ricostruzione democratica della Spagna servono tre elementi:una leadership democratica, intelligente e convincente; una militanza preparata e capace di abbandonare le culture di minoranza; la conquista di maggioranze sociali. Tutto questo, però, è possibile solo rendendo sempre e ovunque chiara la rottura etica, politica e culturale con il regime che ha fatto da palcoscenico alla surreale parabola del piccolo Nicolas 
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Il piccolo Nicolás Gómez Iglesias con Jaime García-Legaz, ministro del commercio, e Ana Botella sindaco di Madrid
di Santiago Alba Rico*
Leggo che “La Pechotes ha già degli agenti e potrebbe guadagnare fino a 30 mila euro per una sua apparizione in televisione”. Ma chi è La Pechotes? Cos’ha fatto La Pechotes per meritarsi tanta attenzione pubblica ed essere ricompensata in questo modo? In realtà si chiama Isabel Mateos (il soprannome affibbiato alla ragazza dai media spagnoli fa tristemente riferimento alla grandezza dei seni, ndt)ed è – forzatamente – salita alle cronache in quanto è la più fedele amica del piccolo Nicolás . E chi è il piccolo Nicolás e perché è tanto famoso? In realtà si chiama Francisco Nicolás Gómez Iglesias, ha venti anni e studia Leggeed è amico di Aznar, Esperanza Aguirre, Villar Mir, Sabino Fernández Campo, Arias Cañete, ma anche di grandi imprenditori, grandi politici e persino dello stesso re di Spagna, alla cui incoronazione ha partecipato come uno degli invitati.
Per la verità, non è esattamente così. Oggi sappiamo che tutti questi grandi uomini non erano suoi amici, tuttavia il piccolo Nicolás è riuscito a farsi fotografare con loro ed è riuscito a farsi fotografare con loro perché – tautologia perfetta – è riuscito a farsi fotografare con loro. Con una prima fotografia ne ha successivamente ottenuta un’altra, che gli dato accesso a quella cerchia –palazzo, ricevimenti, ministero, club – dove ha avuto modo di farsene fare altre. Così, a forza di accumulare fotografie, si è trasformato in una figura pubblica, il cui stesso carattere pubblico ha avallato il suo diritto a stare lì, compresa la prerogativa di intervenire e produrre effetti sulla realtà, come se realmente fosse un imprenditore o un politico. Ha organizzato, ad esempio, una visita del re a Ribadeo (Lugo), nella quale è riuscito a coinvolgere la polizia locale e il sindaco del luogo; vicino al ristorante dove si supponeva andasse a pranzare il re assieme al presidente della società Alsa (che in cuor suo ci sperava, ingannato dal grande piccolo Nicolás) si sono concentrati i mezzi d’informazione, quattro macchine ufficiali e otto di scorta. Il grande piccolo Nicolás ha ricevuto la stampa e si è scusato con l’imprenditore, spiegando che la visita era stata annullata all’ultimo minuto per un cambio di programma. Durante i mesi precedenti, per dare credibilità a tutta questa montatura, ha noleggiato auto di lusso e guardie del corpo e in breve tempo, nella maniera più naturale, è giunto a servirsi (almeno una volta) delle auto blu del Comune di Madrid.
Nel suo impressionante book fotografico, il piccolo Nicolás appare sempre sorridente, sicuro e con un aspetto angelico, a fianco di alcuni degli ultimi indiziati nei recenti casi di corruzione: Juan Iranzo, ex consigliere della Red Eléctrica; Rodrigo Rato, ex consigliere di Bankia; José Ricardo Martinez, ex segretario generale della UGT-Madrid [1] e Arturo Fernández, presidente dell’associazione degli industriali di Madrid, tutti quanti implicati nello scandalo delle tarjetas negras [2]. Si può fantasticare pensando che, se non veniva scoperto, poteva arrivare ad essere candidato per il Partito Popolare  nel consiglio di amministrazione di Iberdrola o Telefónica. Cos’ha il piccolo Nicolás? Un’immagine: viso da bravo ragazzo ed una disinvoltura ammirevole. Con queste caratteristiche e con i suoi amici (“da soli non si può, con gli amici sì”) nella Spagna che oggi agonizza, si può arrivare alla Moncloa, e persino oltre, ad una banca svizzera. La sequenza di questa metafora perfetta del regime del 78  (la forma politica del regime capitalistico alla fine della dittatura, ndt) e del suo marciume è la seguente: La Pechotes è amica del piccolo Nicolás che è amico di un politico influente che è amico di un importante imprenditore che è amico di un grande banchiere che è amico della Casa Reale, tutti a loro volta amici de La Pechotes e del piccolo Nicolás. Una perfetta spirale di inanità ben avviluppata attorno a ciò che unisce tutti questi personaggi e li legittima all’esterno, trasformandoli in “élite” (o in “casta”): vale a dire il fatto di essersi fatti fotografare assieme mentre ciascuno fotografava l’altro. Solo in un universo politico e economico che si basa sulle conoscenze personali, sui clientelismi semi-mafiosi e sul potere mediatico, al margine del Parlamento e delle istituzioni democratiche, un piccolo Nicolás può prender posto nella tribuna Vip del Bernabeu, a tavola con i ministri e al palazzo della Zarzuela [il palazzo reale].
Il piccolo Nicolás è il più simpatico di tutti questi “grandi uomini” ed è anche il più vero, poiché mostra dall’esterno la falsità del tutto e rivendica quantomeno la purezza di un’impostura artistica, autentica, audace. La sua ascesa talentuosa e quasi innocente mette in luce i meccanismi ormai diventati normali di altre ascese meno brillanti e molto più pericolose: la sua caduta assomiglia al colpo di scena o alla metafora finale di un racconto letterario, tra le fenditure e i crolli di un sistema di clientelismi, di legittimazioni superficiali, di meschini elitarismi che hanno smesso di sembrare simpatici agli spagnoli. I rassegnati sorridono compiaciuti al potere. Gli sconfitti si rassegnano ad ammirare coloro che tolgono loro la speranza. Ma tutto questo è finito. Il caso del piccolo Nicolás ci provoca adesso una sonora risata omerica, come il fragore di un crollo, perché non è altro che il suo più umile, ingegnoso e mancato emulatore e perché il suo gesto integrato e accusatore ci libera definitivamente da ogni vincolo politico, etico e psicologico nei confronti di questo Grande Piccolo Nicolás che decide delle nostre vite da decenni e dentro il quale è cresciuto il piccolo Piccolo Nicolás, che si è limitato a rispettare le sue regole.
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Poco tempo fa un militante del PP ha detto che Podemos, per vincere le elezioni, non ha bisogno di affiggere neanche un manifesto elettorale perché è la stessa realtà che gli sta facendo propaganda. Oppure l’irrealtà. L’irrealtà che si manifesta mostrando uno sfondo fatto di rovine e una olimpiade di dignità. Perché la realtà è, ad esempio, l’infermiera Teresa Romero, che ha curato un altro essere umano, ammalato di ebola, ed è stata umiliata, è guarita ed oggi rappresenta la metafora opposta a quella del piccolo Nicolás e dei suoi grandi falsi amici. La realtà è anche la PAH [3] e sono i movimenti e tutte quelle persone comuni che non imitano il piccolo Nicolás (il quale imita Rato o Granados o Esperanza Aguirre) bensì i loro padri e le loro madri, i quali hanno insegnato loro a non rubare, a non mentire e a non servirsi degli altri. Questa è la realtà che raccoglie Podemos, un progetto che, al di là dell’intelligenza dei suoi portavoce, ha il merito –come dice Iñaki Gabilondo di aver ricondotto la rabbia della gente nei confronti del sistema economico e della corruzione “all’interno del quadro democratico”.
Per questo motivo i pericoli sono enormi. Attenzione: la realtà si impone per sé stessa, ma il suo peso diminuisce di fronte alle potenti forze che sostengono e creano la base dell’irrealtà. Podemos è la prima scommessa democratica che minaccia la casta in 30 anni (forse in 70) e talvolta si ha l’impressione che l’accelerazione storica che stiamo vivendo (con la crescita esponenziale del partito di Pablo Iglesias e la contestuale dissoluzione apocalittica del bipartitismo) sia un colpo di fortuna espressamente alimentato come fosse un’ancora di salvezza, come se l’unico modo per salvarsi fosse quello di accelerare la distruzione.
Probabilmente tutto quanto ha caratteristiche molto più meccanicistiche ed è correlato all’effetto valanga dell’entropia politica. Tuttavia, così come gli avvertimenti della Barclays e delle società elettriche denotano, non si può pensare che i creatori e difensori dell’irrealtà, interni allo stato o internazionali, non abbiano intenzione di far ricorso a tutti i mezzi a loro disposizione al fine di impedire la ricostruzione democratica della Spagna. Lo faranno e quando dico tutti i mezzi, intendo tutti, compresa la calunnia, la manipolazione, la pressione economica e, se necessario, la violenza. Per fronteggiare questa offensiva sono necessari tre elementi fondamentali: una leadership democratica, intelligente e convincente, una militanza ben preparata e capace di abbandonare la mentalità di minoranza marginalee, soprattutto, le maggioranze sociali, obiettivo che si può conseguire solo se si rende chiara in ogni istante, in ogni gesto, in ogni misura, la rottura etica, politica e culturale con il regime del piccolo Nicolás. Il tempo corre a nostro favore; il tempo ci vola contro.

[1] UGT: Unión General de Trabajadores
[2] scandalo delle “tarjetas negras”: carte di credito “fantasma” che 86 dirigenti della Caja Madrid hanno utilizzato per spendere oltre 15 milioni di euro
[3] PAH: Piattaforma delle vittime degli sfratti

*Santiago Alba Rico è uno degli autori del manifesto intitolato “Mover ficha: convertir la indignación en cambio político” che si considera l’origine della fondazione di Podemos
Fonte: Cuarto Poder
Traduzione per Comune-info: Daniela Cavallo

http://comune-info.net/2014/11/podemos-piccolo-nicolas/

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