sabato 15 novembre 2014

Perché sto con Mario Adinolfi e scriverò su “La Croce”

la croce-Marco Margrita- Se servisse un ulteriore prova del pluralismo che vige in questa testata, eccola!
Ieri, Pintus ha stroncato l'amicoMario Adinolfi, io scelgo "ArticoloTre" per spiegare perché porterò il mio piccolo gratuito contributo a "La Croce".
 Non è una contraddizione, piuttosto il gusto di essere liberi.
Il filosofo e scrittore francese Fabrice Hadjadj, convertitesi al cristianesimo dopo una gioventù atea e anarchica, ha giustamente evidenziato che "il mistero della Croce è l'avvenimento di un incontro, non la deduzione di un sistema".
Facendo le debite proporzioni, ma in quell'avvenimento inserendo il senso dell'avventura, anche il quotidiano "La Croce" nasce dall'incontro più che da una convergenza su di un progetto ideologico. L'incontro, imprevisto come tutti quelli che ti segnano e cambiano davvero, con la battaglia di Mario Adinolfi – e del movimento di popolo nato intorno a "Voglio la Mamma" –  per la difesa della realtà e contro i "falsi miti del progresso". Miti cui troppa sinistra, come il grande Augusto Del Noce preconizzò, tende a cedere, facendosi "partito radicale di massa".
Anche la destra demoscopica di rito tardoberlusconiano, va detto, pare non stare troppo meglio.
Ecco che rispetto a quanti vogliono "riordinare ideologicamente" la realtà, agendo consapevolmente o meno sull'umano, serve una resistenza. Una resistenza che sappia osare il "sentiero impervio" dello sfidare, in forza del buonsenso, il "senso comune" drogato dal "politicamente corretto".  Dandosi strumenti imprevisti, anche inattuali, controcorrente. Cosa meglio, quindi, di un giornale cartaceo nell'epoca in cui se ne proclama la morte?
Per chi vive e lavora in quella Torino i cui salotti e le accademie, fattesi sistema autoreferenziale, amano baloccarsi ora nel debolismo ora in non meglio precisati "miti giacobinismi", non cedere alla rassegnazione del post-umano è sfida quotidiana.
Una città che dei suoi Santi sociali (ma c'è una questione più sociale del non svilire le persone a cose?)  si limita spesso a fare un'agiografia accomodante e che dimentica come Norberto Bobbio, uno dei suoi figli illustri (di cui s'è fatto, però, un santino laicista), abbia sfidato la retorica del "diritto all'aborto".
In una ingiustamente dimentica (rimossa?) intervista al Corsera sostenne (era il 1981) che viene "innanzitutto il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. È lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte. Si può parlare di depenalizzazione dell’aborto, ma non si può essere moralmente indifferenti di fronte all’aborto".
La battaglia laica e popolare de "La Croce" – battaglia che più giornalistica non si può: dei fatti, contro la propaganda – deve aprire un suo fronte anche sotto la Mole. 
 Eccomi, piccolo "fante della cronaca".

http://www.articolotre.com/

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