martedì 18 novembre 2014

Nel mondo ci sono 36 milioni di schiavi

La mappa della vergogna


Nel mondo ci sono 36 milioni di schiavi

La parola schiavi ci fa ripensare ai libri di storia, ma in realtà la schiavitù nel mondo è un altro sconvolgente problema d’attualità. Secondo il Global Slavery Index del 2014, una graduatoria annuale sulle condizioni di schiavitù della popolazione nel mondo, oggi gli schiavi sono 35,7 milioni. L’indice viene pubblicato dalla Walk Free Foundation, una fondazione che si pone come obiettivo l’abolizione di questa piaga della società, ed è basato su tre parametri: 1) La stima della diffusione della schiavitù in rapporto alla popolazione; 2) Il grado di diffusione di matrimoni di minori; 3) Il grado di diffusione del traffico di esseri umani. L’Italia occupa il 146esimo posto della classifica per diffusione tra la popolazione: secondo l’indice di Walk Free gli schiavi nel nostro Paese sono 11.400 su una popolazione di 59.831.093, ossia lo 0,019% della popolazione. Mentre nella graduatoria per numero assoluto di schiavi l’Italia figura 115esima.

Nel mondo ci sono 36 milioni di schiavi: i casi più preoccupanti

I casi più eclatanti di schiavitù moderna sono in Asia: nella sola India le persone in condizioni di schiavitù sono 14.285.700, l’1,141% della popolazione, poca roba in percentuale alla popolazione, ma una cifra enorme in termini assoluti. In Cina gli schiavi sono 3.241.400, il Pakistan occupa la terza posizione con 2.058.200 persone in condizioni di schiavitù e Uzbekistan e Russia superano la quota 1 milioni, con 1.201.400 e 1.049.700 rispettivamente.
In Thailandia le persone in queste condizioni sono molte meno, 475.300, eppure il suo caso aveva suscitato indignazione in tutto il mondo: la scorsa estate un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian aveva svelato che sulle imbarcazioni che catturano il pesce destinato agli allevamenti di gamberetti in Thailandia e Cambogia decine di pescatori sono tenuti sotto schiavitù. I pescatori vengono acquistati e venduti per poi essere detenuti come schiavi su pescherecci che operano al largo della Thailandia. Queste imbarcazioni catturano il “pesce spazzatura” (ossia quello non commestibile), che non viene venduto al grande pubblico, ma destinato agli allevamenti di gamberetti. Gli stessi gamberi che poi sono venduti nei principali supermercati di tutto il mondo, tra cui figurano i primi quattro del mondo: Wal-Mart, Carrefour, Tesco e Costco. Alcuni pescatori che sono riusciti a scappare dai pescherecci in cui lavoravano hanno raccontato ai giornalisti delGuardian che facevano turni di 20 ore e subivano regolarmente torture, percosse ed esecuzioni.
http://www.lafucina.it/2014/11/18/schiavi/

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