venerdì 28 novembre 2014

Mio...Tuo...mì
Velvet

A Londra,nel Novembre del 1965, è un giorno gelido. John Pearse, ex apprendista in quel tempio del made to measure che è Row, insieme all'ispirante pittore Nigel Waymounth e alla sua ragazza Sheila, apre una boutique al numero 448 di King Road. L'insegna, in caratteri art decò recita: "Granny takes a trip". All'interno del negozio, tra fronzoli di sapore vittoriano e camicie con jabot, sono presenti chilometri di velluti dai colori cangianti. Nel giro di poco tempo la boutique, che sotto il segno del velluto associa stile edoardiano ed estetica beatnik, diventa il riferimento di aggregazione della città e della nuova cultura anti - establishment.  Le giacche di vellute, adorate dai Beatles e dai Rolling Stone, in stile retrò , diventano subito di moda. Strappano il più lucente dei tessuti al guardaroba di dandy e principi, papi e imperatori,( Napoleone in velluto rosso nel ritratto di Ingrès) per dargli nuova vita. E i classici pantaloni di velluto a coste,( amati da artisti come Modigliani) e intellettuali di sinistra, smettono d'essere un capo marginale del guardaroba maschile. Un po' mods, un po' hippy chic, oggi il velluto, di seta o di cotone, liscio o millerighe, è tornato e ne siamo felici. Oggi il velvet suggerisce a ciascuno la possibilità di reinterpretarlo come vuole, preferibilmente nel modo più disinvolto possibile. Clive Owen oggi, per noi, docet.


mì team

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