venerdì 21 novembre 2014

L'operaio cassintegrato: "Bollette da 710 euro e senza più un lavoro: impossibile saldare"


di Ylenia Gifuni

PESCARA. «Tutta questa storia è una vigliaccata: non è moralmente corretto chiedere a un lavoratore in cassa integrazione, che vive con 800 euro mensili di ammortizzatori sociali, di pagare 710 euro di tasse». La racconta così Carmine Pennese, 50 anni, pescarese di adozione, marito e padre di due figli. Con un misto di rabbia, rimpianto per la fiducia accordata «a questa sinistra» in cabina elettorale e una dignità che riconosci fin dall’uscio di casa, ci accoglie in salotto assieme a sua moglie, Fabrizia Coltorti. I due figli, 16 e 18 anni, sono a scuola, ma sulle pareti ci sono le loro foto sorridenti. Una famiglia come tante che abita in un appartamento di circa 100 metri quadri in un condominio in via Saline, a Porta Nuova, e che fino a una manciata di mesi fa riusciva ad arrangiarsi con un unico stipendio nonostante la crisi, il mutuo e le mille difficoltà quotidiane. «Ma adesso chi ce la fa più?», chiede laconicamente l’uomo, ex responsabile di produzione della Compagnia italiana rimorchi (Cir) di Tocco da Casauria, azienda che da luglio scorso è in regime di concordato liquidatorio. Sventola l’ultima busta paga: 1.049 euro di stipendio lordo, che si traducono in poco meno di 800 euro netti. «Io non lo so come devo fare a pagare le tasse», si lascia andare, «vorrei chiederlo al nostro amato sindaco come far quadrare i conti. E anche all’assessore che ha deciso questi aumenti, che tra l’altro è una donna. Ci diano loro un consiglio. Quando lavoravo e davo una disposizione agli operai, gli indicavo anche come fare per portare a termine un compito».
Entro la fine di dicembre la famiglia Pennese dovrà versare al Comune 710 euro di tasse: 320 euro per la Tasi (l’imposta sui servizi indivisibili) e altri 390 euro di Tari (il tributo sui rifiuti). «Noi, così, non ce la facciamo», rimarca il capofamiglia, «la nostra priorità al momento è alimentarci. Tutto il resto è superfluo, come i vestiti e l’automobile. Le bollette vanno pagate, altrimenti ti staccano la luce. Per fortuna che finora il tempo è stato clemente e non abbiamo mai acceso i riscaldamenti, ma con l’inverno alle porte bisogna iniziare a organizzarsi. Le tasse? Io non sono un evasore, non lo sono mai stato. Ma in queste condizioni mi costringono a diventarlo». La cosa che fa più rabbia ai due coniugi è «la contestualità degli avvisi di pagamento» e «il poco tempo a disposizione dall’arrivo dei bollettini alla data di scadenza». «Trovo vergognoso», dice Carmine, «l’insensibilità dimostrata dai nostri amministratori, che tra l’altro ho votato. Speravo in un cambiamento con Alessandrini, ma ora quasi rimpiango Albore Mascia. Sapevo che ci sarebbero stati degli aumenti, ma non mi aspettavo una batosta così forte. È immorale: siamo a Pescara, non in Svizzera. Mi chiedo perché dobbiamo essere noi cittadini a pagare le colpe della nuova e della vecchia amministrazione». «Adesso», ribatte la moglie, «mi aspetto che con tutti questi soldi chiesti ai cittadini, Pescara si trasformi in un gioiellino, visto che ci sono zone che si trovano ai limiti dell’indecenza».
Ma come fa una famiglia di 4 persone, monoreddito, ad andare avanti con 800 euro al mese di cassa integrazione? «Si fa, si fa», ripetono sfoderando un sorriso, «via l’abbigliamento, spesa al discount, pane e dolci fatti in casa e auto ferma al parcheggio. Qualche aiuto dai parenti, aspettando tempi migliori, e intanto si fanno colloqui di lavoro in tutta Italia. Abbiamo spento il motore della barca e andiamo avanti lasciandoci portare dalla corrente».
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