giovedì 13 novembre 2014

LO SCIACALLO, PER JAKE GYLLENHAAL
UNA PERFORMANCE DA OSCAR


Jake Gyllenhaal e René Russo in una scena del film

di Michela Greco
È una performance da Oscar quella di Jake Gyllenhaal nei panni di Lou, un ragazzo emaciato che parla come uno di quei manuali per avere successo (e li segue pedissequamente) ma è, di fatto, un sociopatico. Solitario e senza lavoro, Lou è la personificazione dell'americano "medio" così come deve essere immaginato stando ai sondaggi delle multinazionali, ovvero colui che è pronto a credere a qualsiasi soluzione facile a problemi difficili. 
Ma, soprattutto, a desiderare ogni nuovo totem rappresentato come indispensabile dalle leggi del consumismo sfrenato e a trovare irresistibili (e mai immorali) le immagini più morbose, crude e intime proposte dai notiziari. Contemporaneamente, non ha i mezzi economici per accedere ai suoi desideri, perciò per arricchirsi decide di mettere in pratica i suoi manuali e diventare lui stesso venditore della brutalità e del terrore che si annida nella città di Los Angeles. Questo Sciacallo va in giro con una telecamerina a caccia di scene di violenza e di sangue – la prima è quella di un uomo moribondo, in strada, soccorso da un'ambulanza – da sbattere in faccia al pubblico televisivo in prima serata. In quel mondo, si sa, non è tanto il talento a contare, quanto la totale assenza di scrupoli, e in questo Lou è un campione. Grazie alla perfetta regia dell'esordiente Dan Gilroy (fratello del più noto Tony), Lo sciacallo mantiene un tasso altissimo di tensione e avvolge lo spettatore in un soffocante vortice di voyeurismo, respingente ma colpevolmente attraente. Jake Gyllenhaal, molto dimagrito per la parte, è impressionante nel rendere la strisciante ambiguità di Lou, «una persona – secondo il regista – che non cambia e piuttosto manipola il mondo intorno a sé, un personaggio che fa da specchio alla società». Lou porta a compimento il suo terribile American Dream - con la complicità della responsabile del canale di news tv Nina (René Russo) - per «instillare la terribile consapevolezza che il vero orrore non è Lou, ma il mondo che lo ha creato e lo premia». Lo sciacallo entra, infatti, sottopelle e mette a disagio, non tanto per l'atrocità delle immagini che mostra, quanto per la sensazione di complicità che attanaglia lo spettatore.
 
http://www.leggo.it/index.php?p=articolo&sez=SPETTACOLI&ssez=SHOWBIZ&id=1008507

Nessun commento:

Posta un commento