domenica 30 novembre 2014

La lettura fra le righe del discorso del Papa a Strasburgo

Dal discorso del Papa, il via alla decostruzione del pensiero unico europeo
europa 1-Riccardo Lala- Si è parlato di una “visita lampo”al Parlamento Europeo e al Consiglio d’ Europa, ma, nel corso di questa “visita lampo”, in realtà. Il Papa ha trovato modo di affrontare tanti e tali temi, che è risultato praticamente impossibile, per la stampa internazionale, trattarli tutti, sì che ciascuno vi ha letto quel che più gl’interessava. Neppure noi, ovviamente, intendiamo recensire l’intero discorso,per il quale rinviamo akll’ articolo di Marco Margrita su questo stesso giornale(http://www.articolotre.com/2014/11/il-papa-parla-alleuropa-porre-al-centro-la-persona-e-i-popoli-riscoprire-verita-e-radici-cristiane/ ), mentre ci interessa invece rilevare una serie di accenni,fatti anche durante il viaggio di ritorno, che, a nostro avviso, ci permettono di ricostruire una trama sotterranea, che scorre come un fiume carsico in questa visita. Per così dire, gli “effetti collaterali” deella visita. Una trama che riassume in poche, taglienti, frasi un travagliato dibattito che attraversa tutta la storia della modernità – da De las Casas a Montaigne, da Blas Valera a Pascal, da Bernardino de Sahagùn a Matteo Ricci, da Novalis a Pound, da Trubeckoj a Toynbee, da Simone Weil a RaimònPanikkar- su diversità culturale, arroganza occidentale, dignità dei vinti, libera scelta, apprendimento reciproco, inculturazione, unità fra le fedi, radicamento, pluralità delle Europe e dei mondi, responsabilità dell’ Europa, disarmo culturale… Essa ha una straordinaria consonanza con i temi della ricerca dei nostri “Quaderni di Azione Europeista” e, in particolare, alle “100 Tesi sull’ Europa”http://www.alpinasrl.com/337/, che citeremo qui di seguito quando ne sarà il caso.(cfr, anche il libro “10.000 anni d’identità europea”, Alpina, Torino, 2006)(http://www.alpinasrl.com).
E’ stato giustamente detto che questo Papa, che giunge da lontano, ha una visione più distaccata dell’ Europa. Il che è vero. Ma distaccata non vuol dire certo indifferente. Indifferente non può essere perché, per Papa Francesco, esattamente come già per Simone Weil, l’Europa, nonostante il suo declassamento, è ancora il punto di equilibrio del mondo: “È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su sé stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda, difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità!”.
Un indirizzo così energico non è venuto da molti anni da nessun politico europeo. Anzi, non è mai venuto mai. Infatti, i politici europei, anche i più europeisti, come Spinelli, Monnet o Schuman, parlavano dell’ Europa (anzi, delle Comunità o dell’ Unione) come di un esperimento politico e giuridico, o, come per esempio De Gaulle, come di un insieme di Nazioni. Papa Francesco la vede, come noi, come un soggetto culturale e storico specifico, con un’ identità vivente , quasi una persona!
Il suo presunto “distacco” non deriva, quindi, dal disinteresse, bensì dalla libertà intellettuale dalle “Grandi Narrazioni” che, nel corso della storia, si sono incrostate nel nostro Continente e ancora, in gran parte, lo attanagliano. E che, giustamente, il Papa certifica come irrilevanti: “Nel mondo politico attuale dell'Europa risulta sterile il dialogo solamente interno agli organismi (politici, religiosi, culturali) della propria appartenenza. La storia oggi chiede la capacità di uscire per l’incontro dalle strutture che "contengono" la propria identità al fine di renderla più forte e più feconda nel confronto fraterno della trasversalità. Un'Europa che dialoghi solamente entro i gruppi chiusi di appartenenza rimane a metà strada; c'è bisogno dello spirito giovanile che accetti la sfida della trasversalità”.
Segnaliamo solamente alcuni punti forti del discorso, facendo riferimento alle nostre Tesi di volta in volta pertinenti.
a.Il Consiglio d’ Europa potrebbe diventare la “Federazione fra le Tre Europe” (Tesui n.36)
Ha costituito un implicito, forte, messaggio, il fatto che il Papa non si sia limitato a parlare al Parlamento Europeo, bensì abbia volute parlare anche al Consiglio d’Europa, il quale: a) è responsabile anche in materia di cultura; b) comprende anche i Paesi dell’ Europa Orientale, e, in primo luogo, la Russia e la Turchia.Anzi, secondo i documenti istitutivi del Consiglio, è proprio quest’ultimo, grazie anche alle sue competenze in materia di cultura, che è demandata la cura della pace fra i suoi membri (come, per esempio, i conflitti nel Caucaso, nel Kurdistan, in Ucraina, in Transnistria, la tutela delle minoranze etniche e religiose).La posizione del Papa è stata insolitamente esplicita circa la necessità che un vero dialogo per la pace e per la conciliazione sia aperto a tutti.
E che questa visita non fosse casuale è emerso anche dal contenuto, in gran parte inconsueto, delle considerazioni svolte. indipendentemente dalle appartenenze. In questo senso va interpretata l’appello a una trasversalità e multiculturalismo, che certo mancano, purtroppo, nell’ attuale establishment occidentale, il quale, nonostante le belle parole, parte dall’incrollabile preconcetto della superiorità della cultura occidentale, della modernità, della leadership tecnologica, del materialismo pratico, del livellamento delle persone e dei popoli, dell’obbligatorietà degli schemi storici, politici e giuridici occidentali….
b. Prendere atto della decrescita (Tesi n.14)
E’ sorprendente, ma il Papa sudamericano, di fronte a questo nostro continente vecchio, non ha potuto fare a meno di riprendere i grandi temi della critica alla decadenza europea, per esempio di Nietzsche e di Asimov. Al quale ultimo risale l’idea di una vecchia signora decaduta (la “nonna” di cui parla il Papa!). Ma, come dicevamo, è soprattutto al repertorio nietzscheano che il Papa attinge per le sue critiche all’ “Europa Decadente”: “All'Europa possiamo domandare: dov'è il tuo vigore? Dov'è quella tensione ideale che ha animato e reso grande la tua storia? Dov'è il tuo spirito di intraprendenza curiosa? Dov'è la tua sete di verità, che hai finora comunicato al mondo con passione?”
c.Ripartire dai Padri Fondatori (Tesi n.3)
Il progetto dei Padri fondatori era quello di ricostruire l'Europa in uno spirito di mutuo servizio, che ancora oggi, in un mondo più incline a rivendicare che a servire, deve costituire la chiave di volta \della missione del Consiglio d'Europa, a favore della pace, della libertà e della dignità umana.”
c. L’Europa Globalizzata è sostanzialmente nemica della Pace Perpetua (Tesi n. 13)
Forse, le affermazioni più sorprendenti per molte quelle relative al cosiddetto Stato Islamico. Relativamente al quale, contrariamente all’opinione di quasi tutto il mondo politico1) ha fomulato, seppure con formula dubitativa, un’ipotesi di dialogo col nuovo Stato Islamico; 2)ha ricordato che il terrorismo islamico è stato accompagnato dal “Terrorismo di Stato”.
D’altra parte, come avrebbe il Papa potuto esprmersi diversamente appena dopo aver esortato al multipolarismo e alla trasversaltà?
Infatti, ceramente, c’è nell’ Islam il “Piccolo Jihad”, la Guerra Santa. Ma ad esso ha risposto lo “Spirito di Crociata”, che, addirittura, nel bene o nel male, costituisce uno degli elementi formativi dell’”Identità Europea”.
Certo, ci sono stati molti secoli d’ invasioni islamiche, in Francia, in Italia, in Russia, nei Balcani. Ma ci sono stati altrettanti secoli di convivenza e di dialogo culturale. Certo, c’è la rigidità della “Chiusura del’ Ijtihad”. Ma ad essa ha corrisposto l’inesorabile pressione degli eserciti e delle lobbies europee per frantumare gli Stati Islamici ed inserirvi interessi ed ideologie estranee.
Certo, ci sono state le rivolte mahdiste, le dittature nazionaliste, la rigidità del costume sociale, i kamikaze. Ma, di fronte, ci sono stati l’invasione dell’ Algeria, la Rivolta dei Cepoys, le stragi in Libia e in Etiopia, l’egemonismo sionista, il disprezzo per i valori deglì’immigrati, il finanziamento di guerre fratricide, l’imposizione di governi-fantoccio, un’occupazione militare più che secolare.
Nel caso dell’ Islam, come in quelli della Cina e dell’ America Latina, solo se si saprà andare, al di là di questi ultimi secoli d’inaccettabili prepotenze reciproche, alla radice dei nostri comuni valori, si potrà costruire qualcosa di positivo.Non si può limitarsi a polemizzare su quanti civili abbiano ucciso le due parti (e non so se il conto sarebbe va noi favorevole), ma bisogna vedere in concreto come soddisfare equamente le esigenze di tutti. Cosa che sarà possibile solo se saranno soddisfatte, innanzitutto, le domande di “riconscimento”.
d.Il mondo si sta difendendo contro l’omologazione tecnocratica (Tesi n. 9)
A nostro avviso, ancor più significativo è quel, seppur fuggevole, accenno del Papa al fatto che “ la loro forza reale – forza politica espressiva dei popoli – sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti. Questa è una sfida che oggi la storia vi pone”. Finalmente, ci sarebbe da dire, qualcuno ha capito qualcosa! L’apparente piatto economicismo del sistema “occidentale” serve,in realtà, a permettere lo sviluppo smisurato di una burocrazia militare, spionistica e bancaria, e tutte queste sono, in realtà, ancillari alle sperimentazioni del Complesso Informatico-Militare, che, attrarso il controllo totale sulla rete, ha creato, già fin d’ora, un sistema di dominio assoluto sull’ Umanità, quale quello descritto da Stefano Rodotà ne “La Repubblica” di oggi:“Questa situazione rinvia a una situazionre nella quale i dati, per il modo in cui sono raccolti e possono essere utilizzati, consegnano sempre più le persone alla concreta possibilità che la loro identità sia costruita da altri.”

http://www.articolotre.com/2014/11/la-lettura-fra-le-righe-del-discorso-del-papa-a-strasburgo/

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