venerdì 21 novembre 2014

LA COMMEDIA DI RENZI, SALVINI E GRILLO e GLI APPLAUSI DEI POTERI FORTI.

Non è un caso se l'assalto al Centro di accoglienza di Tor Sapienza sia avvenuto alla vigilia della Manifestazione nazionale della FIOM e dell'inizio del percorso di mobilitazione indetto dalla CGIL e dal sindacalismo di base. Salvini e il circo mediatico controllato da Renzi, con l'immancabile collaborazione dei gruppi di estrema destra lo sanno: il loro ruolo è quello di creare FALSI BERSAGLI per convogliare la rabbia e il malessere contro l'immancabile untore di turno.
Grillo, sceglie anch'esso, il momento "migliore" per ritirarsi ancora una volta dal circo massmediatico, tanto per non disturbare il manovratore Renzi.
Che sia un complotto tripartisan o una coincidenza poco importa, l'effetto è sotto gli occhi di tutti ed è certamente a vantaggio dei gruppi di potere che vogliono completare l'opera iniziata, forse troppo timidamente per i loro palati fini, dai governi di centro-destra e centro-sinistra che si sono succeduti da vent'anni a questa parte.
Qualcosa di non molto distante dal Piano di "Rinascita Democratica" della P2 non casualmente imperniato sullo smantellamento dei diritti di tutti i lavoratori, perché l'indeterminatezza del contratto di lavoro è una possibilità per tutti, in misura diversa, certamente e con molte sperequazioni, ma ancora una prospettiva possibile.
Renzi ha un preciso compito: assecondare la volontà dei poteri forti sovranazionali di fare dell'Italia un paese "dipendente" dalle loro "case madri" cioè dagli Stati che di fatto governano quest'Europa, essi stessi, a loro volta dipendenti e subalterni alle lobby transatlantiche.
L'Italia deve essere una terra di conquista, in cui produrre a basso prezzo.
Per questo va allargato l'esercito dei disoccupati, di chi è pronto a tutto pur di portare a casa uno straccio di reddito e va disincentivato ogni investimento in ricerca, in cultura e nei saperi.
Per questo l'Università è già, di fatto, roba per ricchi, un privilegio e la laurea una sorta di "soddisfazione personale", non spendibile se non per pochi anni fino a quando il gorgo della flessibilità ti costringe a cambiare professione, lavoro, settore d'impiego.
Il ceto medio si assottiglia sempre di più, fino ad essere relegato al pubblico impiego e poco più.
La forbice aumenta e sono sempre di più le imprese che vengono assorbite, smantellate e trasferite .
Ora il conflitto, grazie ai maggiordomi del potere economico e finanziario, si esprimerà tra poveri, tra chi è costretto a lavorare per sopravvivere giorno per giorno, teso a difendere quei quattro stracci di welfare residui dalla stagione delle privatizzazioni e della mercificazione dei diritti più fondamentali.
Diffondere sfiducia non tanto in questa decrepita classe politica, ma nella politica stessa, nella possibilità di gestire insieme la res publica, il bene pubblico, la comunità e il paese.
Deve crescere la voglia di ordine, l'isteria collettiva verso tutto ciò che è complesso da risolvere e la "rapidità delle decisioni" come unico metro del "buon governo".
Noi, che siamo sfruttati, così facendo diventiamo schiavi, "straccioni" direbbero i vecchi padroni di una volta.
Ci affamano affinché le quattro briciole che ci concedono diventino ai nostri occhi delle torte nunziali.
Sta a noi decidere se valorizzare la parte intelligente che c'è in ognuno di noi o se cedere alle ondate emotive innescate dai megafoni massmediatici, alle continue emergenze che incombono, un mondo dipinto in bianco e nero in cui anche le perturbazioni meteorologiche hanno il nome degli invasori unni e barbari dell'antichità.
Sta a noi, ad ognuno di noi, decidere se farci prendere per i fondelli oppure reagire, con fatica, con coraggio e determinazione.
Perché ci vuole un gran coraggio a lottare per costruire e non solo per disfare, a non cedere alle provocazioni, agli inviti alla violenza urlati dai paranoici ex-padani.
Ci vuole coraggio per alzare la testa quando si è oppressi dal peso dei debiti, dei figli da mantenere, di un futuro che da speranza è diventato fonte di paura e di incertezza.
E' dura, compagni. Compagni, come dicevano i latini: "cum panem" coloro che condividono lo stesso pane.
E' dura far politica con la P maiuscola quando non si ha nemmeno il tempo di pensare come vorremmo ai nostri affetti.
Ma c'è chi si muove nei cortei della FIOM, tra i delegati nei luoghi di lavoro, del sindacalismo di base, nelle assemblee di base grilline e non, nelle esperienze di autogestione dei luoghi di lavoro, di studio e atte alla difesa del territorio e delle comunità, c'è chi, finalmente, si sta impegnando per ricreare un'unità possibile fra i comunisti senza settarismi e in modo aperto, trasparente, in sintonia con la costruzione di un'alternativa democratica a sinistra.
Si tratta di mille rivoli, che anche a prescindere dalla volontà di alcuni autoproclamati capipopolo, scorrono a valle, spinti da una forza di gravità che, fuor di metafora, è rappresentata dalle condizioni materiali che ci accomunano e da cui vogliamo liberarci.

Uniti Per Il Lavoro


Alessandro in Lotta

https://www.facebook.com/pages/Alessandro-in-Lotta/259125420891283?ref=ts&fref=ts

Nessun commento:

Posta un commento