venerdì 14 novembre 2014

Intervista. TTip: “No al trattato transatlantico per il commercio”

perché dire no al Trattato Transatlantico per il commercio e gli investimenti?
rappresentanti-Luca V. Calcagno- Il partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP)è un accordo commerciale attualmente in corso tra l'unione Europea e gli Stati Uniti. Contro questa trattativa è nata un'iniziativa dei cittadini europei, articolata in alcuni degli stati UE, come l'Italia, Stop TTIP. Articolotre ha intervistato alcuni esponenti del Comitato Stop TTIP Torino, tra cui Mariangela Rosolen e Edgardo Favaloro
 Sul sito della Commissione europea si legge, a proposito del Trattato Transatlantico di Partenariato tra USA e UE: “le nostre stime indicano che ogni anno una famiglia media europea potrebbe ricevere benefici pari a € 545, visto che la nostra economia riceverebbe uno stimolo pari allo 0.5% del PIL, o di €120 miliardi annui, una volta che l’accordo sarà pienamente attuato”. Qual è il rovescio della medaglia di questa crescita?
Sono specchietti per le allodole, mirabolanti e ingannatori: se così davvero fosse perché tenere segrete le trattative e cioè i modi e i provvedimenti che darebbero frutti così ricchi?
Sono previsioni esagerate, contenute in un documento prodotto su ordinazione della Commissione Europea,  dal Centre for Economic Policy Research di Londra finanziato da alcuni dei maggiori poteri finanziari mondiali: da Deutsche Bank, BNP Paribas, Citigroup, Santander, Barclays, JP Morgan.
Ci sono altri studi econometrici indipendenti che portano a valutazioni completamente diverse, ad esempio secondo il rapporto dell’istituto dell’Öfse, uno dei più autorevoli centri di ricerca austriaci, commissionato dal gruppo parlamentare europeo del Gue/Ngl, tutti gli studi pro-Ttip presentano gravi omissioni ed errori metodologiciche enfatizzano i presunti benefici dell’accordo, ignorandone invece i rischi.
La crescita fatta balenare all’orizzonte dei prossimi cinque anni sarà quella che ci stanno imponendo le leggi renziane che sgombrano la pista di atterraggio al TTIP nel nostro Paese togliendo ogni ostacolo alla sua applicazione:  gli ultimi diritti del lavoro, della salute, dell’ambiente e soffocando la nostra già precaria democrazia.
 Nel vostro materiale informativo contro il Trattato si legge di OGM, beni comuni che diventano privati, danni ambientali e per la salute, su cosa si basano queste affermazioni? Quali sono le loro fonti?
Si basano in parte su dichiarazioni rilasciate dagli stessi negoziatori o loro mandanti. Ad esempio, la Commissione europea nel presentare l’avvio dei negoziati sosteneva esplicitamente che essi avevano lo scopo di «limitare gli ostacoli (…al commercio e agli investimenti…)  come i diversi standard di sicurezza del lavoro, ambientali o altro per ridurre costi inutili per le imprese, le lungaggini…» link.
Ma si basano soprattutto su una rigorosa ricerca e comparazione di informazioni e documenti trapelati dalle segrete stanze e tutti documentati ad esempio, nelle  6 pagine di note in calce al Quaderno n. 7 TTIP  Un trattato dell’alto mondo scaricabile dal sito www.attactorino.org.
Sul vostro sito si legge “Un aspetto cruciale di questi negoziati è la loro segretezza: i testi sui quali si discute e ci si confronta non sono accessibili che ai team tecnici che se ne occupano e, per parte politica, il Governo Usa e la Commissione Ue” secondo voi qual è il motivo di questa segretezza?
E chiaro: i popoli non devono sapere la verità perché se la sapessero prima della firma del trattato si ribellerebbero e lo farebbero fallire.
E’ già successo con il MAI – Accordo multilaterale sugli Investimenti. Quando cominciò a trapelare in pubblico nel 1997, suscitò una tale ribellione da imporre la sua cancellazione.
Siamo impegnati affinché ciò accada anche per il TTIP.
 Ho letto al seguente link che la petizione europea contro il Trattato ha superato le 750.000 mila firme, un numero importante, ma esiguo in confronto a quello dei cittadini europei: 711 milioni. Perché così poca partecipazione? E segno di disinteresse, poca conoscenza delle notizie, oppure indica che i cittadini europei sono a favore? Il numero è destinato a crescere?
Sicuramente crescerà e di molto. Ricordiamo che per l’acqua pubblica sono state raccolte l’anno scorso quasi 2 milioni di firme.
Nel caso del TTIP abbiamo scontato una prima battuta d’arresto per il fatto che l’iniziativa dei Cittadini Europei – ICE contro il TTIP è stata ritenuta non ammissibile dalla Commissione Europea. Si è quindi ripiegato sulla petizione che però può essere fatta solo ed esclusivamente dal proprio computer perché non è ammessa la raccolta di firme su carta, il che rappresenta un limite gravissimo. Inoltre il fatto che le trattative per l’accordo siano mantenute segrete e che i mezzi di informazione dimassa, salvo rare eccezioni, non affrontino questo tema limitano fortemente la conoscenza dell’esistenza della petizione, non per nulla i nostri sforzi sono essenzialmente orientati alla diffusione delle informazioni sul trattato.
Si può leggere nel Trattato un ulteriore capitolo dell'Imperialismo americano?
Sì, certamente: si veda in particolare “la potenza di fuoco” delle grandi lobby delle multinazionali americane nei vari settori economici e  il loro gioco di squadra con in grandi partiti di governo negli USA e nella fedele Gran Bretagna.
Va anche detto però che in altre parti del mondo è l’Unione Europea ad essere considerata imperialista. Si vedano le considerazioni svolte dai movimenti di base delCanada contro l’imperialismo dell’Unione Europea nel trattato CETA – Trattato commerciale tra UE e Canada –  i cui negoziati sono terminati e che affronterà ora l’iter delle ratifiche. Teniamo conto che anche in Europa ci sono numerose multinazionali fortemente interessate a questo trattato, quindi più che di imperialismo americano parlerei di imperialismo delle multinazionali che mirano a gestire la circolazione delle merci ed all’eliminazione e la prevenzione di politiche nazionali superflue, dal momento che viene considerato «superfluo» tutto ciò che rallenta la circolazione delle merci, come la regolazione della finanza, la lotta contro il riscaldamento climatico o l’esercizio della democrazia. In realtà i rari studi dedicati alle conseguenze del TTIP non si attardano per nulla sulle sue ricadute sociali ed economiche.

http://www.articolotre.com/2014/11/intervista-ttip-no-al-trattato-transatlantico-per-il-commercio/

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