mercoledì 26 novembre 2014

Il Papa parla all’Europa: “porre al centro la persona e i popoli; riscoprire Verità e radici cristiane”

papa-Marco Margrita- I discorsi di Papa Francesco al Parlamento Europeo e al Consiglio d'Europa,  in occasione del breve quanto intenso viaggio a Strasburgo, paiono porre le basi per concretizzare l'auspicio che il Pontefice ha affidato al libro d'oro degli ospiti all'Europarlamento: "Auguro che il Parlamento europeo sia sempre più la sede dove ogni suo membro concorra a far sì che l’Europa, consapevole del suo passato, guardi con fiducia al futuro per vivere con speranza il presente".
Come ha sintetizzato Massimo Introvigne, il Santo Padre "in due testi molto impegnativi, ha ricondotto l'attuale grave crisi dell'Europa e delle sue istituzioni al rifiuto di riconoscere le radici cristiane e di aprirsi al trascendente, abbandonando la nozione di verità e degenerando nel relativismo e nel soggettivismo, promossi dagli «imperi invisibili» dei poteri forti, nemici della vita, della famiglia e della libertà religiosa". 
Papa Francesco ha parlato a un’Europa «ferita» e «stanca» alla quale ha chiesto di recuperare il suo vigore e di tornare a essere protagonista dello «sviluppo culturale» dell’umanità.
Due discorsi, quelli alle istituzioni europee, che "connettono" una chiara visione antropologica, una prospettiva geopolitica e la dimensione sociale. Tenute insieme nel e con il richiamo alle radici cristiane dell'Europa.
Il Papa, rivolgendosi agli europarlamentari, ha invitato a "tornare alla ferma convinzione dei Padri fondatori dell'Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente. Al centro di questo ambizioso progetto politico vi era la fiducia nell'uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell'uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente".
Un richiamo forte al concetto di persona. Quel concetto di persona che è il prodotto delle radici culturali del continente, di cui ha parlato anche al Consiglio d'Europa richiamando una poesia di Clemente Rebora, che hanno nel cristianesimo il loro punto più alto.
"Promuovere la dignità della persona – ha continuato il Papa – significa riconoscere che essa possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici".
 Specificando che "occorre però prestare attenzione per non cadere in alcuni equivoci che possono nascere da un fraintendimento del concetto di diritti umani e da un loro paradossale abuso. Vi è infatti oggi la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia di diritti individuali, sono tentato di dire “individualistici”, che cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico".
I nuovi diritti, si può chiaramente comprendere, conseguenti al cedimento al relativismo e alla collegata "cultura dello scarto". Evidente il riferimento al nesso tra dignità della persona e rispetto assoluta della vita, quando Papa Bergogliodenuncia che "persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti, dei quali si può programmare la concezione, la configurazione e l’utilità, e che poi possono essere buttati via quando non servono più, perché diventati deboli, malati o vecchi". In estrema, ma non arbitraria, sintesi: le persone non possono mai essere ridotte a cose. Assunto che tocca anche le questioni del lavoro e dell'immigrazione.
Il Papa, richiamando in apertura di discorso agli eurodeputati la visita di Giovanni Paolo II al Parlamento Europeo, ha implicitamente fatta propria (se si legge anche l'allocuzione al Consiglio appare ancor più evidente) la visione di un'Europa che respira con due polmoni, quello occidentale e quello orientale. Un'Europa concetto culturale e storico, prima che meramente geografico (per dirla con Benedetto XVI). Una realtà, aggiunge Francesco, multipolare.
Non c'è una vera Europa, per il Papa, senza un chiaro riferimento e una vera coscienza dell'identità europea. Identità che non può rimuovere il cristianesimo tra i suoi fondamenti. "Un'Europa che non è più capace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita – ha detto Francesco – è un'Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima".
Al contrario, "un'Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose, sapendone cogliere la ricchezza e le potenzialità, può essere anche più facilmente immune dai tanti estremismi che dilagano nel mondo odierno, anche per il grande vuoto ideale a cui assistiamo nel cosiddetto Occidente, perché è proprio l'oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza".
Una poliedrica "unità nella diversità", secondo il Santo Padre, può rendere l'Europa argine all'omologante "globalizzazione dell'indifferenza". Unita nelle sue diversità, l'Unione Europea potrà anche  chiedersi quale malattia ha colpito le sue istituzioni, e notare come una «concezione omologante della globalità colpisce la vitalità del sistema democratico depotenziando il ricco contrasto, fecondo e costruttivo, delle organizzazioni e dei partiti politici tra di loro. Così si corre il rischio di vivere nel regno dell’idea, della sola parola, dell’immagine, del sofisma… e di finire per confondere la realtà della democrazia con un nuovo nominalismo politico". 
Il Papa si preoccupa della "qualità della democrazia", evidenziando che "mantenere viva la democrazia in Europa richiede di evitare tante “maniere globalizzanti” di diluire la realtà: i purismi angelici, i totalitarismi del relativo, i fondamentalismi astorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza sapienza".
Un'attenzione che fonda, insieme alla premessa antropologica, quella all'aspetto sociale ed ecologico (di "ecologia umana", innanzitutto). Con fulcri forti su pace e lavoro.
I discorsi alle istituzioni europee del primo Papa non europeo, ce lo confermano in "poliedrica continuità" con i suoi predecessori (densa di significato la citazione di Paolo VI rispetto alla Chiesa quale "esperta di umanità").
Attento a che l'Europa non smarrisca se stessa, trovando nelle "radici cristiane" quel patrimonio di identità e libertà che la renda creativo argine ad ogni omologazione relativista, nichilista e consumistica.

http://www.articolotre.com/2014/11/il-papa-parla-alleuropa-porre-al-centro-la-persona-e-i-popoli-riscoprire-verita-e-radici-cristiane/

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