martedì 18 novembre 2014

Il Papa, Pannella e Bertinotti


L’entusiasmo per il papa argentino sembra non avere limiti.
Già un anno fa mi stupivo di come numerosi esponenti dell’intelligencija di sinistra o, addirittura, dell’area radicale (che sembrava essere uno degli ultimi bastioni di resistenza all’invadenza clericale) si fossero uniti nell’applauso ammirato di coloro che vedono nelle parole del Papa «una rivoluzione che proprio non c’è».
E scrivevo: «I valori non negoziabili sono e restano “non negoziabili” anche se, dice il Papa, “non è necessario parlarne in continuazione”; per poi ammettere - su Civiltà Cattolica - di essere uno che “sa come muoversi”, che è “un po’ furbo”. Ed essendo un po’ furbo - mentre molti altri, nel frattempo, stanno dimostrando di essere parecchio tonti - chiacchiera, chiacchiera tanto, per non dire sostanzialmente niente; cioè per lasciare tutto esattamente come la dogmatica vuole».
Ne abbiamo varie conferme, attualissime. Ad esempio quando Bergoglio sostiene che l’obiezione di coscienza dei medici, in merito ad aborto ed eutanasia, sia “segno di fedeltà al Vangelo". E che quindi è un abominio pensare che sia “un aiuto alla donna favorire l'aborto, un atto di dignità procurare l'eutanasia, una conquista scientifica 'produrre' un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono".
Il Papa del “chi sono io per giudicare” che ha commosso tanti ingenui getta la maschera e giudica. Eccome se giudica.
Ma ovviamente sono molti i cittadini italiani che la pensano diversamente.
Pensano ad esempio che sì, sia un aiuto alle donne abortire in ambiente ospedaliero protetto e sicuro, invece che nelle mani di una mammana, come succedeva una volta, mentre quelle con i soldi se ne andavano comodamente all’estero, nelle cliniche serie. Dove, tanto per dire, un obiettore di coscienza, se c’è, non fa il ginecologo o l’ostetrico, ma cambia specializzazione, perché le “difficili scelte” di cui parla Bergoglio si pagano di tasca propria, di persona, se sei una persona seria. Le proprie "difficili" scelte non si fanno pagare agli altri.
E tanti pensano anche che sì, sia un atto di dignità morire - in accordo con il medico curante – quando le sofferenze fisiche sono ormai insopportabili, inevitabili e senza speranza; e che sì, avere un figlio sia un diritto, nel caso una donna lo voglia, ma non riesca ad averlo per problematiche di tipo medico che le impediscono di “avere un dono” (da chissà chi).
Visto che la scienza lo permette non si capisce perché aspettare le bizzarrie di una natura (sarebbe questo il dio di cui si parla?) cui gli esseri umani peraltro si contrappongono da quando hanno inventato l’ombrello. 
Insomma, avete per caso sentito dire che sia cambiato qualcosa nelle posizione della Chiesa in merito a contraccezione, aborto, matrimonio per gli omosessuali, fecondazione assistita, eterologa, fine vita eccetera? Non sembra proprio. Quindi la rivoluzione dov’è? Non si sa (a meno che per "rivoluzione" non si intenda quella astrale che immancabilmente torna al punto di partenza).
Il problema non è che il Papa dica queste cose. Un Papa fa il suo mestiere di Papa, è logico. Che è quello di interferire (o "indirizzare", se preferite) nella vita delle persone in merito ai fondamentali della vita umana per diffondere ad infinitum l’ideologia della setta cui appartiene, spacciandola per diritto naturale.
Il problema è di chi vede in un banale predicatore di cose dette e ripetute da millenni un rivoluzionario. E la rivoluzione che non c’è, ahinoi, miete consensi.
Gli ultimi entusiasti aficionados sembrano essere i due grandi chiacchieroni del panorama politico italiano, Marco Pannella e Fausto Bertinotti. Del primo si sa, dicono i giornali, che è rimasto improvvisamente «affascinato dalla figura di Cristo: ne parla talmente spesso dai microfoni di Radio Radicale da provocare stupori e qualche malumore tra gli ascoltatori. Ma soprattutto è stregato da Papa Francesco, con il quale ha ormai stabilito una consuetudine di rapporti».
E vabbé, contento lui; il segno distintivo di Pannella è che, dopo un poco che parla, diventa impossibile seguirlo. Così la sua reale capacità di incidenza sulla vita pubblica, quando non è supportato da Emma Bonino, è scarsa. Ma non ci dimenticheremo certo le sue (loro) battaglie del passato, in nome di quei diritti civili che ci hanno permesso di avere leggi su divorzio e aborto degni di una società civile (per quanto sempre sotto attacco).
E se alla sua età si innamora di un Papa, pazienza. Non per questo le battaglie radicali saranno sparite dalla storia italiana e tantomeno dimenticate. Né saranno dimenticate le tante proposte di referendum che hanno portato all'attenzione dell'opinione pubblica temi scottanti di una società arretrata e ottusa; che oggi sarebbero leggi dello stato se la gente, soprattutto a sinistra, non fosse così ottusamente "distratta".
Il secondo, quel Bertinotti che invece alla vita politica italiana non ha dato pressoché niente se non ammirevoli completi ton sur ton, non si tiene proprio. E, secondo una sua vecchia prassi affabulatoria mai dimenticata e, purtroppo per noi, piuttosto efficace, appena ne ha avuto la possibilità è salito in cattedra a dire all’universo mondo che il comunismo è fallito, ma che il cristianesimo invece è vivo e lotta insieme a noi.
Merito di chi? Potevate immaginarlo, visto che il nostro, insieme al cattocompagno Vendola, non ha mai nascosto una particolare passione per le lettere di Paolo di Tarso. Merito dunque dell’apostolo delle genti, colui che predicò la resurrezione di Gesù avendo vagheggiato un incontro di persona con il messia (dopo morto, sia chiaro) sulla via di Damasco.
E proprio a lui dobbiamo, Bertinotti docet, se il concetto di uguaglianza ha fatto finalmente capolino nella storia del mondo.
Per cui “non c’è greco né giudeo, non c’è uomo né donna, non c’è schiavo né padrone” (vale a dire la lettera ai Galati) manda in sollucchero l’elegante vate della rifondazione del comunismo che ci legge, appunto, una acclarata similitudine con il comunismo stesso. Che poi l’uguaglianza sia “in Gesù Cristo” o “in spirito” e non in questo mondo, a lui che mai potrà importare?
Eppure non dovrebbe ignorare, ad esempio, che quando lo schiavo Onesimo fuggitivo si rifugiò dall’apostolo - avendone (pure lui) frainteso il messaggio - quello pensò bene di chiarire che uno schiavo se ne deve stare buono buono al suo posto, cioè sotto padrone. E lo rimandò indietro. Ché l’uguaglianza verrà dopo, casomai; dopo morto.
Quando si dice prendere lucciole per lanterne.
E Paolo insegna che: «La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione» perché «non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione» e perciò essa «potrà essere salvata partorendo figli». Qualsiasi persona dotata di media intelligenza capisce che la donna è - per l'apostolo - colei che trascina nella perdizione.
Primo momento di quella demonizzazione del femminile che ha devastato l’occidente cristianizzato per quasi duemila anni. Da cui le donne possono venir fuori solo sfornando figli e ripetizione per salvarsi. Sempreché ricevano “il dono”, sennò niente.
Non ci vuole molto a capire che di eguaglianza non ce n’è né poca né punta. Se non in una dimensione dove «il maschio non sia maschio né la femmina sia femmina». E comunque nell'alto dei cieli.
Bella prospettiva.

Autore

Fabio Della Pergola

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