venerdì 28 novembre 2014

IL NOME SUL LIBRETTO, TRIONFA LA BUROCRAZIA:
ECCO LA NORMATIVA APPENA ENTRATA IN VIGORE


Il nome sul libretto, trionfa la burocrazia:
ecco la normativa appena entrata in vigore

di Mario Ajello
Siamo nell’«éra della liquidità», come la chiama il filosofo Zygmunt Bauman? Sì, ma «liquidità» dovrebbe significare che tutti nuotano più liberamente e che tutto diventa più fluido e invece no: per quanto riguarda le auto, vade retro Bauman! La neo-epoca della complessità è calata quasi all’improvviso, così: se acquisti un’auto aziendale o comunque se la guidi perché è della tua azienda ma non la guidi soltanto tu, devi specificare dappertutto - direttamente sul libretto e anche con una notifica alla Motorizzazione - chi sta seduto al volante. Io sì e, se andiamo a farci una gitarella fuori porta, mia moglie no, pur essendo patentata ma non certificata, riconoscibilissima ma non riconosciuta in questa sorta di nuova anagrafe ad hoc? Se comunichi agli uffici burocratici - o direttamente a Franz Kafka, visto che si tratta di complicazione burocratica kafkiana - che può guidare l’auto aziendale anche una consorte o una figlia o un figlio o una nuora o un cugino, va bene. Sennò, vadano a piedi o stiano buoni sul sedile di dietro questi parenti o amici sconosciuti alla nuova anagrafe decisa per legge. Le vetture aziendali e quelle a noleggio a lungo termine rientrano nella norma anti-liquida. E chi non la rispetta: paga. Con una multa di 705 euro più il ritiro della patente. Pagarne 705 euro è peggio che pagarne 9: ma nove sono comunque nove e non è piacevole sorbirsi questa mini-micro tassa, per registrare il nome del conducente alla Motorizzazione, che si aggiunge a tutte le altre imposte piccole, grandi e grandissime, dirette e indirette e a loro volta figlie della paleo-solidità sociale e amministrativa e non della smart society. Inglesismo per inglesismo: si vuole combattere una situazione «far» - è un po’ da selvaggio Far West non sapere chi guida che cosa - non con una soluzione «fast», cioè veloce, ma con l’ennesima lungaggine amministrativa. In nessun Paese europeo, guarda caso, esiste una normativa di questo tipo. E si prevede che il settore delle auto aziendali e di noleggio a lungo termine avrà una ricaduta complessiva, per questo provvedimento, tra costi diretti e indiretti, di 15 mln di euro. LACCI E LACCIUOLI
Dunque conviene? Suvvia. Le aziende riusciranno a gestire questo problema in più, se non altro perché sono abituate a complicazioni, lacci e lacciuoli ben peggiori, ma per i privati - ho un’auto e a mia figlia non la posso fare guidare se non ho avvertito “i superiori”, ossia quelli che abitano il Castello kafkiano - un problema che si aggiunge a un altro problema non fa la somma di due problemi ma li moltiplica all’infinito. La finalità della nuova anagrafe per i guidatori non proprietari ha le sue buone ragioni. Scrivendo i nomi dei conducenti si evitano le frodi e le evasioni fiscali, e si ha più certezza di chi potrebbe essere a bordo di un’auto. Meno Far West, appunto. Ma siccome siamo in Italia, il rimedio diventa peggiore del problema iniziale, e la toppa è più bucata del buco. Ma c’è di più. E il fatto è che: «Fuori c’è la crisi», come da celebre hit di Ivano Fossati.
E in tempi di crisi economica, se uno in famiglia ha l’auto - e molti di noi la pensano come Vittorio Gassman nel «Sorpasso»: «Io bene come in macchina non sto in nessun posto» - e riesce a condividerla con il resto dei congiunti occorrerebbe dargli una mano, non fargli firmare e consegnare alle autorità l’ennesimo modulo da decifrare o farsi interrogare sull’uso condiviso del mezzo e se il test è superato l’auto è collettiva sennò resta individuale e gli altri al massimo possono fare i copiloti. Figura che oltretutto non serve più, essendoci il navigatore. RISPOSTA ANTICRISI
Il car sharing familiare potrebbe essere una risposta alla crisi economica e magari anche un rimedio contro l’inquinamento: meglio due auto in sette o sette auto in due? Proprio il car sharing, non solo quello domestico, rientra in questa problematica. E vi rientra per opposto. L’auto condivisa ha preso in questi ultimi anni molto piede, rubando fette di mercato, ai danni del noleggio a breve termine. In quanto affittare una macchina comporta stipulare un contratto e sottoporsi ad attese sempre più lunghe negli uffici di noleggio, dove manca soltanto che ti facciano una visita oculistica supplementare. Il car sharing invece va bene perché veloce: basta digitare sul telefonino, e via! Per le altre auto, quelle sottoposte alla normativa-complicativa, non si chiede di abolire le chiavi d’ogni tipo. Ma nemmeno di farle diventare delle auto blindate.

http://www.leggo.it/NEWS/ECONOMIA/nome_libretto_trionfa_burocrazia_normativa/notizie/1037455.shtml

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