martedì 25 novembre 2014

Il falso video del bambino eroe in Siria


Nei giorni scorsi ha fatto emozionare e commuovere il mondo, diventando uno dei video più visti su YouTube: un bambino siriano finge di essere colpito da proiettili sparati da milizie non identificate, poi si rialza e salva una bimba mentre le persone che guardano la scena urlano “Ragazzi, ragazzi, si muove! È vivo! Non è morto! Dio è grande! Dio è grande!”.
Ma, come riporta oggi Il Post, si tratta solo di un falso molto ben congegnato: “È stato girato l’estate scorsa a Malta da una troupe norvegese come parte di una campagna di sensibilizzazione sulla condizione dei bambini nelle zone di guerra”, scrive Il Post, aggiungendo che “il progetto è stato ideato a ottobre 2013 ed è stato finanziato dal Norwegian Film Institute (NFI) con 280 mila corone (circa 33 mila euro), e da altri fondi di istituti pubblici norvegesi. Tutti”, continua il sito, “erano consapevoli delle modalità di diffusione previste per la versione finale del video”.
In un lungo virgolettato estratto da un’intervista alla Bbc, il regista norvegese Lars Klevberg ha dichiarato:
Se avessi fatto un video e fossi riuscito a far credere che fosse vero, le persone lo avrebbero condiviso e avrebbero reagito con speranza […] Pubblicando un video che poteva apparire autentico speravamo di sfruttare a nostro vantaggio uno strumento che viene spesso usato in guerra: fare un video che pretende di essere vero. Volevamo vedere se il video avrebbe attirato l’attenzione e stimolato un dibattito, innanzitutto e principalmente riguardo i bambini e la guerra
Ma lo spirito dell’iniziativa non è stato condiviso da persone attivamente coinvolte nel racconto della guerra in Siria: molti pensano, infatti, che la popolarità raggiunta da questo fake possa avere ripercussioni negative sul lavoro di chi, tra mille difficotà, tenta di far conoscere gli aspetti più nascosti e taciuti del conflitto:
Borzou Daragahi, corrispondente dal Medio Oriente per il Financial Timesha definito il progetto una “trovata idiota” di un gruppo di “sfigati creativi”. «A volte in Siria la sola documentazione di un’atrocità è la videocamera di uno smartphone. Grazie per averlo reso più difficile, stronzo», ha scritto su Twitter Aboud Dandachi, un freelance siriano, rivolgendosi a Klevberg. Altri giornalistisono rimasti generalmente sorpresi di come Klevberg abbia potuto dichiararsi “orgoglioso” di un raggiro. Daragahi ha anche criticato il ruolo del Norwegian Film Institute, responsabile di aver pagato Klevberg “per andare nell’assolata Malta a girare un filmato falso sulla Siria”.

http://www.3nz.it/3127/bambino-eroe-siria-video-falso/ 

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